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Lo strano caso del Pallone d’oro, niente Milan, si Inter


Non ce l ‘hanno fatta Massimiliano Allegri e Antonio Di Natale: hanno sperato sino all’ultimo, ma sono schizzati fuori lista, ultimi residui di un’Italia calcistica degradata allo stremo. 23 giocatori e 10 allenatori sono in lizza per il Pallone d’oro Fifa, oggi France Football annuncerà ufficialmente i candidati ma il bianco, rosso e verde non sono contemplati nell’elitè del gioco, non da oggi ma da tre anni a questa parte. E succede che Antonio Di Natale, bomber del campionato per due stagioni di fila e attuale capocannoniere, venga escluso all’ultimo così come Massimiliano Allegri, trionfante al primo anno in rossonero. I tecnici delle grandi d’Europa ci sono tutti, ma Arsene Wenger e il suo grigio Arsenal (impresa Chelsea a parte) sono davvero superiori al Milan scudettato e al suo valoroso condottiero? Bisogna farsene una ragione: abbiamo lo stesso valore di un fante di briscola, noi che qualche anno fa eravamo l’asso, e manca poco che anche nazioni come il Portogallo ci superino nel ranking, parola di Adriano Galliani. L’Inter è l’unica squadra italiana ad essere rappresentata, naturalmente da giocatori stranieri (Forlan, Eto,o e Sneijder). Una pregunta sorge spontanea: e Ibra? 41 presenze e 21 reti all’esordio in rossonero, 11 passaggi vincenti, ma la Svezia lascia il tempo che trova e Ibracadabra viene scavalcato da un Nani qualunque.
Da oggi scatta la corsa al premio. Il favorito? Lionel Andrès Messi da Rosario, ne ha vinti già due, attende solo di aggiungere il nuovo pezzo nella mobilia ricca di premi. 53 gol in 55 partite stagionali eliminano il campo da ogni dubbio. Per il podio si candidano Cristiano Ronaldo (uno che senza la Pulce vincerebbe a mani basse) e magari un altro prodotto di Guardiola. E lui, il buon Pep, non teme rivali per il premio destinato al miglior allenatore. Spagna oramai al top, primeggia per elementi provenienti dalla Liga (13.5), dalla nazione (7) e da club (12.5 tra Barça e Real). E noi, che abbiamo vinto quattro mondiali e vantiamo il club più titolato al mondo, tabula rasa.

Davide Capogrossi