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Cassano chiude la porta al suo primo patron: Un ingrato

CASSANO PRIMO PATRON – Non sono bastate 16 ore di treno e un viaggio di 1800 chilometri a Tonino Rana per dare un saluto a Cassano. Arrivato al Policlinico di Milano il patron della Pro Inter, prima storica squadra del fantasista rossonero, si è sentito respingere con la frase: «Il giocatore deve riposare, l’unica deroga è per Prandelli». Il 66enne barese ha esternato tutta la propria amarezza: «Che delusione. Volevo solo dimostrargli che io per lui ci sono sempre, anche se da quando è passato alla Samp ci siamo persi di vista. Di mezzo c’è stata qualche incomprensione, poteva essere l’occasione per chiarirsi. Invece ho solo mangiato veleno. Ma alla moglie Carolina gliel’ho detto: “Io sono quello che ha creato suo marito, questa non è umanità». Poi ha Rana ha aggiunto, deluso: «Me lo portò suo zio 21 anni fa. Per 7 anni sono andato a prenderlo a casa e l’ho accompagnato a scuola. Quante “cassanate”… Ma sul campo era un fenomeno. Dopo gli allenamenti rimaneva al buio a palleggiare da solo: 600-700 tocchi. Poi il Bari, la Roma, le telefonate che mi faceva quando era depresso. Mi diceva che Totti lo pativa e gli aveva messo i bastoni fra le ruote. E ora si comporta così… E’ un ingrato, mi sento ferito. Al campo della mia squadra c’è un grande striscione “Pro Inter Bari Antonio Cassano”. Lo toglierò, non lo merita».

La redazione di Milanlive.it