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Bologna-Milan 2-2: bisogna ritrovare sé stessi

La classe che..non serve e il Bologna pareggia

BOLOGNA-MILAN 2-2 – La classe non è acqua ma, purtroppo, non sempre è sufficiente. Clarence Seedorf, con determinazione, potenza e precisione riesce a recuperare lo svantaggio riportando i rossoneri in corsa verso la conquista dei tre punti chiamati, a gran voce, dal Mister. Quello che continua a mancare è la solita compattezza, quel dialogo tra i reparti ormai impossibile da ritrovare e che, di conseguenza, sta diventando un ritornello insopportabile e, a quanto pare, incomprensibile. E’ mancato anche il supporto sulle fasce, area in cui il Milan è sempre stato vulnerabile ma a cui ha saputo sopperire grazie alla tecnica e alla velocità di un Abate un po’ spento contro il Bologna; Antonini, sulla sinistra, non è da meglio e risulta davvero inconsistente. Per non parlare di questo centrocampo: Aquilani, Van Bommel e Seedorf, l’assenza di Nocerino si sente, un incursore come lui riesce a mettere in difficoltà la squadra avversaria spingendo i compagni verso l’area di rigore invece, in questo caso, la lentezza e la riflessione, indispensabili per cercare precisione nei passaggi, non sembrano essere utili alla costruzione di azioni pericolose. Anche il Prince rossonero non ha saputo dare il meglio di sé facendosi trovare disponibile e utile verso la metà campo ma lento e fuori tempo in area, lo stesso vale per Pato che, oltretutto, non si è messo in mostra per grandi doti tecniche, forse deve ancora riprendere il ritmo, forse deve ancora adattarsi al ruolo di punta: “D’altra parte il suo primo anno davvero importante è stato con Leonardo e giocava più indietro, deve adattarsi, crescere e migliorare ancora”, parole del Mister che sembra volerlo difendere a tutti i costi; l’unica chance sarebbe sostituirlo. Ancora nessuna chiamata per Pippo Inzaghi, indispensabile durante la maggior parte delle azioni, utile ai compagni, utile al Mister e, di conseguenza, utile ai fini di conquistare altri tre punti ma di questo abbiamo già parlato. Non dimentichiamo che in questa quindicesima giornata anche l’Inter è tornato alla vittoria, contro una Fiorentina che ha saputo mettere in grave difficoltà questo Milan, un Milan che oltretutto esce da un pareggio contro il Viktoria Plzen, una stilettata che demoralizza e.. si vede. Il rimpianto più grande di questa partita è la punizione calciata da Ibrahimovic nel primo tempo: la traversa di Gillet non ha ancora smesso di tremare, così come gli spalti e la panchina, un gol che avrebbe cambiato la partita. Al posto dell’unico realizzatore della partita, Seedorf, entra Emanuelson e, anche su questa decisione, si potrebbe scrivere un trattato. Quello che non si capisce è come mai atleti così predisposti, oltre che tecnicamente anche fisicamente, possano essere messi in difficoltà da una squadra che, sulla carta, è nettamente inferiore. Grazie al cielo Rocchi assegna un rigore a favore dei rossoneri per fallo netto di Raggi su Ibrahimovic, un gol che risolleva il morale, per qualche secondo, infatti venti secondi dopo Diamanti segna il pareggio, un’azione personale che coglie Amelia alla sprovvista. E’ proprio il caso di dire che la “sfortuna ci vede benissimo” anche se, in questo caso, la sfortuna non c’entra niente ma c’è assolutamente da cambiare qualcosa perché “il campionato è ancora lungo”, come ama ripetere un sorridente Allegri: “La favorita allo scudetto è sempre il Milan” ma.. bisogna continuare a lottare mantenendo la concentrazione e lasciando da parte superficialità e presunzione. Finalmente, a 10 min dalla fine, Allegri decide di sostituire Pato con Robinho. La condizione attuale della squadra non permette di mantenere lucidità, le azioni sono confusionarie e sprecano occasioni calciando da 40 mt sperando nella manna più che nella tecnica. Bisognerebbe stare calmi e sereni, ricordando che i calci lunghi non servono a nulla.

Il meno calmo di tutti, a questo punto, pare essere proprio Allegri, la prima pedina a esplodere qualora la squadra smetta di essere quel Milan vincente che non perde mai e che gli altri devono temere. Sugli spalti si scorgono Galliani e Braida: l’amministratore delegato è impassibile come sempre, volto oscuro e rabbia visibile negli occhi, il direttore sportivo invece si infervora, due atteggiamenti diversi ma il risultato non cambia: un brutto Milan con un brutto gioco; notare che nemmeno il Bologna ha giocato bene, condizione esplicativa dello stallo rossonero.

Ancora due partite alla sosta di Natale, contro il Siena e l’Atalanta, due partite in cui al massimo i rossoneri possono portare a casa sei punti, nessuno di più ma potrebbe essere meno: pensarci bene.

Arianna Forni, Direttore – www.milanlive.it