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Milan-Barcellona 0-0: arrivederci al Camp Nou ma il Barcellona deve saperlo, non esistono più solo loro

MILAN-BARCELLONA 0-0 – La partita più importante dell’anno, una sfida di fascino, di intensità, di livello estremamente alto, di impatto emotivo e, soprattutto, di cuore. Un Milan che ci crede prima di entrare in campo, stando alle dichiarazioni dello stesso Massimiiano Allegri, e lo dimostra, con ancora più determinazione, già dal fischio di inizio. Una partita combattuta da parte di entrambe le formazini. Un Barcellona meno rilassato rispetto al solito ma decisamente più attento. I ragazzi di Guardiola non sono liberi di giocare il loro calcio spettacolo da Playstation, pressati e fermati da una formazione rossonera decisamente competitiva a discapito di quanto si è detto e scritto nelle ultime settimane. L’assenza di Thiago Silva aveva lasciato il Milan perplesso e attonito, perdere il muro invalicabile rossonero non è stato il modo migliore per avviarsi alla preparazione di questo importante quarto di finale ma, nonostante tutto, la difesa con un ottimo Bonera, un Mexes reattivo e presente, un Nesta rientrato e già in grado di chiudere e fermare Messi in modo impareggiabile e un Antonini in forma strepitosa, regala al Milan una tranquillità determinnte per rilanciare l’azione indisponendo e rallentando il Barcellona. Il centrocampo rossonero, sebbene non sia il migliore schierabile, si rende alquanto decisivo, l’esperienza di Seedor e Ambrosini affiancati dal solito Nocerino non deludono e influiscono notevolmente sulle verticalizzazioni per Ibrahimovic e Robinho. Il brasiliano sbaglia un gol fatto che avrebbe sbloccato la partita in favore del Milan ma questo non basta per fermare la furia della squadra di Allegri che continua a insistere. Tante occasioni, tante azioni pericolose che non portano gol ma dimostrano agli spagnoli di essere allo stesso livello e di stringere tra le mani la possibilità di superare questi quarti di finale. Dovrebbero giocare sempre così. Il Barcellona, rispetto al Milan, ha una rapidità nei movimenti e nell’intuizione di gioco nettamente superiore ma con gli spazi chiusi fanno fatica soprattutto nell’ultimo passaggio, bisogna sfruttare queste incertezze blaugrana per ripartire con forza. Il primo tempo finisce a reti inviolate, al Milan manca solo un po’ di velocità in più in fase d’attacco, l’unico reparto che, nonostante tutto, ha qualche piccolo deficit e, dal mio punto di vista, essendo la rapidità l’elemento indispensabile, penserei, o avrei già pensato, all’inserimento di El Shaarawy che, forse, in un’occasione simile avrebbe modo di diventare il nostro Faraone d’Europa, una richiesta avvenatata ma realizzabile. Non mi è piaciuto l’avvio del secondo tempo, non ho trovato la stessa determinazione del primo. Forse spaventati dalla possibilità di vedere il Barcellona andare in gol i rossoneri sono scesi in campo più schivi e meno inclini al pressing alto. Dopo qualche minuto le cose cambiano ma Robinho, messo a terra da Mascherano, ferma il gioco, fortuna nostra e del Faraone perché, adesso, arriva il suo turno. Il Barcellona, rendendosi conto del risveglio del Milan, risulta molto più competitivo rispetto al primo tempo, i falli aumentano ma le ammonizioni non arrivano mai, interventi durissimi ai danni di Robinho, appunto, di Seedorf e di Nocerino che, tutto sommato, non assottigliano l’andamento della partita. Gli spagnoli però non sbagliano, non concedono, rimangono presenti e attenti nonostante le occasioni, per il Milan, non manchino, anzi, aumentino anche grazie al piccolino della squadra. Il problema più riscontrabile, guardando questa partita, è la difficoltà nel portare via palla a questi mostri del calcio mondiale; il Barcellona ha una capacità di mantenere il possesso palla senza difficoltà, facendola girare sempre di prima aiutati da una visione del gioco incredibile. Altro cambio azzeccato da parte di Mister Allegri: fuori un Boateng meno decisivo rispetto alla sfida contro l’Arsenal, per Emanuelson, carico, galvanizzato e deciso a conquistare la Champions perché è di questo che il Milan ha bisogno, una forza fresca, giovane, veloce, motivata e decisa e che, soprattutto, abbia ancora molto da vincere e voglia iniziare a farlo adesso. Al 74′ i problemi per i rossoneri sarebbero potuti aumentre con un Nesta, bravissimo fino a questo momento, che chiede il cambio alla panchina, i problemi muscolari tornaro a galla e Mesbah prende il posto di Antonini che cambia fascia per lasciare Bonera al fianco di Mexes. La partita non si sblocca, di occasioni ce ne sono state parecchie per entrambi ma nessuna davvero pericolosa e allora viene in mente la partita del Real Madrid contro l’Apoel: chiusa dall’80° in poi. E’ indispensabile segnare in casa, non perché valga meno del gol in traserta ma “solo” per mettere pressione alla squadra di Guardiola, che si convincano di non essere i migliori, che si convincano di non poter giocare a mani basse contro chiunque, anche se, detto tra noi, il Milan, con chiunque scenda in campo, non è chiunque. La preoccupazione più grande era quella di vederli in campo schierati davanti alla porta cerando di non prendere gol, invece, e in questo il merito va ad Allegri, i ragazzi hanno lottato fin dall’inizio, ci hanno messo l’anima e la convinzione e mi sembra impossibile che non siano riusciti a portare a casa un’impresa alla Arsenal (in casa-Milan!). Non importa, conta solo l’aver venduto cara la pelle senza concedere niente. Abbiati è stato fantastico, come sempre, come durante ogni occasione davvero rilevante, come non parlare di rilevanza in un Milan-Barcellona valido per i quarti di finale di Champions League? 

Da questa partita i ragazzi hanno imparato tanto, tantissimo: il Barcellona non è la squadra più forte al mondo, passo dopo passo arriveranno a sconfiggerli davvero perché è solo una Coppa con le Orecchie che manca al Milan, è solo un nuovo trionfo in Europa, è solo vincere qualcosa che rinnovi l’importanza del primato di essere davvero il Club più titolato al Mondo e se il Mondo è tutto, è grande, è quasi irraggiungibile per i più, l’Europa, per i rossoneri, è piccola, è alla portata e, in questo senso, arrivederci al Camp Nou (il 3 aprile).

 

Arianna Forni, Direttore – www.milanlive.it