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Milan-Genoa 1-0: che fatica..

MILAN-GENOA 1-0 – Difficile, forse impossibile credere nella possibilità di vincere questo scudetto ma crederci, con cuore, passione, impegno e determinazione era l’unico modo per affrontare questa partita decisiva per il morale della squadra e dei tifosi. L’ingresso in campo mette subito in evidenza il carattere di una squadra ferita e umiliata dagli ultimi risultati. Mantengono da subito un pressing molto alto anche grazie alla velocità e alla grinta di Stephan El Shaarawy, finalmente schierato titolare al fianco di un Ibrahimovic più determinato del solito. Buona la spinta sulle fasce oltre alla perfetta forma fisica di Muntari forse un po’ troppo solista. Il Genoa, però, non si fa trovare impreparato, non hanno abbandonato l’idea di poter vincere, di poter mettere in difficoltà il Milan; la forza ricavata dall’umiliazione e dagli scontri di settimana scorsa li ha sicuramente motivati, cercando in tutti i modi il riscatto ma la resa dei conti bramata dai rossoneri contro la “sfortuna” arbitrale di tutta la stagione, forse, vale molto di più. Ancora qualche errore di troppo nell’ultimo passaggio e qualche imprecisione a centrocampo, errori che non si dovrebbero vedere, che il Milan non può e non deve commettere. Troppe leggerezze riescono solo a equiparare una grande squadra a tutte le altre e quando il divario con le mediocri si appiana i sogni tendono a spegnersi.. definitivamente. Nonostante l’assenza di Thiago Silva la difesa si muove fortunatamente bene con Yepes e Nesta mentre Antonini pare non essere più quello di inizio stagione, bene invece Abate, veloce e determinato come sempre. Al 20′ si assiste a uno stallo completo del gioco, calci lunghi da parte di entrambe le formazioni, nessuna azione di rilievo, i soliti giochetti a centrocampo e tanti retropassaggi che non portano a nulla se non all’inesorabile scorrere del tempo. Dopo un avvio parzialmente convincente il sonno inizia a far da padrone, solo Nocerino e El Shaarawy sembrano dare qualche scossone al torpore. In questo senso si deve dare atto alla Juventus di avere una marcia caratteriale in più, sempre ammesso che, come detto la settimana scorsa, non vengano colpiti da un’influenza fulminante di gruppo. Non è concepibile farsi costantemente anticipare dal Genoa, perdere palloni a centrocampo, non arrivare mai in area avversaria, imbottigliati a centrocampo il gioco non si può muovere e un pareggio, si sa, non servirebbe a nulla, già la vittoria senza un errore dei bianconeri sarebbe inutile ma un altro pareggio sancirebbe definitivamente la fine del Milan di Allegri. Un Milan che non riesce a sfruttare le occasioni in contropiede, fermati da un Genoa aggressivo e mai punito sui falli commessi mentre i rossoneri vengono, spesso e volentieri, penalizzati da Gervasoni. Gli arbitri non aiutano ma non si può trovare sempre giustificazioni inutili; manca spinta e cattiveria agonistica. Forse bisognerebbe tornare a “vincere giocando male” perché ormai di giocare bene non se ne parla. Oltretutto l’ingresso di Cassano al posto di El Shaarawy non è stato assolutamente il cambio più indicato, il Faraone si è messo in luce fin dall’inizio per ottime doti tecniche, forza fisica e voglia di ben figurare, azzeccata invece la sostituzione Boateng per Van Bommel. Il Prince rossonero entra subito in partita ma giocare con tre punte, forse, sarebbe stata la soluzione migliore. E’ molto raro ma a volte capita: guardare una partita e accorgersi che oltre agli spettatori ci si addormenta anche in campo. Questo Milan non ha più forza fisica, non ha il carattere, in definitiva non ne ha più. Sapere che la Juventus stava pareggiando a Cesena dopo il primo tempo avrebbe dovuto caricare la squadra, dare ulteriori motivazioni. Risulta difficile fare dei commenti tecnici, quando manca il cuore manca tutto. Per lo meno sono riusciti a creare qualcosina superato il quarto d’ora della ripresa con qualche tiro in porta di un buon Boateng, di Emanuelson e di Ibrahimovic che, tutto sommato, potrebbe fare molto di più. Il volto scuro e contrito di Allegri la dice lunga anche se dovrebbe essere l’unico a non stupirsi dei risultati dal momento che vive quotidianamente con la squadra, invece di fare lo scioccato dopo le partite sarebbe meglio trovare le parole giuste per scuotere il gruppo a Milanello. La gara dovrebbe essere il coronamento di un duro lavoro, dovrebbe essere la gioia, non uno stillicidio, sebbene la vittoria lasci un po’ di sospiro. Finalmente Gervasoni si decide a dare il secondo giallo a Jankovic per brutto fallo da dietro su Abate: punizione dal limite ma la deviazione arriva imperterrita e nemmeno il calcio d’angolo, battuto corto per Cassano che crossa in mezzo, serve a ubriacare Frey che para  il calcio di Yepes. La fortuna continua a non assistere e se non sono gli arbitri a penalizzare la squadra ci pensa il Fato. Quantomeno sembrano essersi messi a giocare invece di passeggiare sul prato. Massimiliano Allegri, con la sostituzione Maxi Lopez per Antonini, torna a vedere Emanuelson come terzino sinistro, ruolo per il quale ha già dimostrato di avere molte doti. Ormai, però, manca davvero poco e il peso dei secondi inizia a farsi sentire nelle gambe e nella testa dei ragazzi che incrementano il ritmo con troppa veemenza dettata dalla paura. 85 minuti durati un campionato intero, 85 minuti che hanno permesso a Boateng di dimostrare che non conta giocare spesso ma conta farlo bene quando si ha la possibilità e, finalmente, la partita viene sbloccata: 1-0.

Che fatica terribile, che angoscia, che ansia, che stress, che paura. Non è difficile pensare che possano subire un certo condizionamento nell’affrontare le partite proprio adesso che il campionato sembra chiuso ma è impossibile che il Milan, con questa maglia, con questo spirito, si lasci schiacciare dagli eventi. Bisogna sempre reagire e, nonostante tutto anche se solo nel finale, l’hanno fatto vincendo quando ormai c’era solo da prepararsi al funerale, vincendo contro una squadra incattivita. Vincendo con Boateng, a dimostrazione del fatto che gli infortuni hanno pesato molto sul campionato, oltre ai dossier.

 

Arianna Forni, Direttore – www.milanlive.it