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Inter-Milan 4-2: è finita si dice alla fine ma questa volta è finita davvero

INTER-MILAN 4-2 – Un derby sopra ogni immaginazione. L’inizio della partita non è stato davvero niente di spettacolare, anzi; le due squadre si sono studiate attentamente, nessuna formazione ha osato spingersi con decisione sotto la porta avversaria. Una Inter molto chiusa non concede spazi, sempre in due su un uomo in un gioco estremamente macchinoso e lento. Per 5 minuti non ha corso nessuno, la paura si è riversata sul campo, il timore di sbagliare o, forse, di vincere. Il dictat di Allegri era “giocare tecnicamente e tatticamente meglio rispetto alla sfida contro il Siena e contro l’Atalanta”, l’ingresso in campo non ha ottemperato alla richiesta del Mister. Nesta sembra stanco, non ha più la stessa lucidità dimostrata in altre occasioni, Bonera è costretto a rivestire un ruolo non proprio nelle sue corde ma si gestisce discretamente, buono il centrocampo grazie anche alla cattiveria agonistica dimostrata da Muntari che ha molto da dimostrare ai suoi ex compagni di squadra; non bene in fase d’attacco: Robinho non è in forma e non avrebbe mai meritato di scendere in campo titolare in un derby così importante, Ibrahimovic sbaglia l’ennesimo gol fatto che permette all’Inter di ripartire (si redime con il rigore del pareggio). Poco dopo Milito sblocca la partita e i sogni di grandezza del Milan sembrano spegnersi definitivamente. Il possesso palla nerazzurro è nettamente superiore rispetto a quello del Milan che si vede schiacciato dal 4-3-2-1 di Stramaccioni senza riuscire a venirne fuori. Difficile fare considerazioni tecniche, i ragazzi perdono palla dopo due passaggi, manca il palleggio, non c’è ordine, non c’è equilibrio, sembrano correre sulle saponette contro una Inter con i ramponi. Dopo appena 20 minuti Bonera chiede il cambio per un problema alla caviglia, entra De Sciglio: nella sfortuna è stata una fortuna perché il ragazzino corre, non sempre a proposito ma almeno si muove, anche se in alcune circostanze si è dimenticato che il terzino deve spingersi verso l’alto, superare il centrocampo, vedere il lato corto dell’area avversaria e, quantomeno, servire con precisione i compagni. Nocerino dovrebbe ricordarsi come si fa a saltare l’uomo perché i retropassaggi non servono a nulla, anzi peggiorano le cose. Altro cambio per infortunio: Abbiati chiama la panchina, entra Amelia e con lui si affievoliscono le speranze, resta una sola sostituzione tattica contro una Inter con il coltello fra i denti. La sfortuna imperversa e manca il coraggio. Julio Cesar, però, commette un’ingenuità, si lancia con tutto il corpo sulle gambe di Boateng: rigore e non basta, non rispetta il fair play, non si confà al codice etico e prende tempo, cerca di innervosire Ibrahimovic, gli sussurra qualcosa nelle orecchie beffeggiandolo. Lo svedese resta impassibile e calcia il rigore perfetto, esulta senza esagerare e commenta ad alta voce rivolto al portiere interista: “L’hai visto? Mi sembrava fosse dentro”, ora i due scherzano fra loro, almeno riescono a sdrammatizzare la tensione. I conti tornano a girare: 1-1 e con la fine del primo tempo ci si prepara a giocare un’altra partita, un’altra finale. Rizzoli è sembrato arbitrare su un altro campo: fischia falli inesistenti e non ne fischia di palesi da ammonizione; anche gli arbitri sono un bel punto interrogativo di questo campionato. Fischio di inizio del secondo tempo, 35 secondi e… 1-2, Ibrahimovic finalmente si riprende un gol spettacolare di quelli che si è mangiato nelle ultime giornate. Sneijder, un attimo dopo, sfiora il pareggio con un gesto tecnico incredibile da metà campo: Amelia non tradisce, d’altra parte ha avuto tutto il tempo per ragionare e posizionarsi. Poi ancora: Abate e Milito, uno scontro che ritorna, un errore che non si fa aspettare e l’Inter ha l’occasione per il pareggio: rigore, 2-2. La nebbia dei fumogeni che ha coperto lo stadio è esattamente quella che Allegri avrà sentito nel suo cuore e nella sua mente al momento del pareggio. E’ un derby incredibile. Gli animi si scaldano e lo fa anche Antonio Cassano. Intanto le occasioni da gol si equivalgono, la pressione aumenta per qualche minuto a favore di una formazione poi dell’altra. Entrambi i portieri vengono tirati in causa spesso e volentieri. L’ansia aumenta con lo scorrere dei minuti di gioco, anche il volto dei ragazzi in panchina subisce un’esponenziale trasfigurazione. Il rintocco dei secondi si fa pesante e letale quanto il pendolo di Edgar Allan Poe. Le finte di Robinho servono maggiormente a intontire e confondere sé stesso piuttosto degli avversari. Intanto anche Abate sfiora un gol spettacolo al 25′, bisogna riconoscergli il coraggio e il destro preciso, da conservare per la prossima stagione perché questa ormai.. è finita e il 2-0 sul campo di Trieste non aiuta ad affrontare l’ultimo quarto d’ora di partita con serenità. Proprio mentre Allegri era in procinto di sostituire Robinho con Cassano, Muntari chiede il cambio per risentimento muscolare alla coscia sinistra, lascia il posto a FantAntonio. I derby sono partite strane ma 3 rigori in un match sono uno scempio, un insulto alla professionalità dei calciatori e degli allenatori. Fallo di mano involontario di Alessandro Nesta: calcia ancora una volta Milito che segna la sua doppietta e il risultato gira sul 3-2. E’ proprio finita e il pendolo lentamente si abbassa, ha già graffiato la pancia ma, si sa, quando la ferita si apre ci vuole poco per arrivare in fondo e infatti Maicon segna il 4-2 che chiude le speranze scudetto rossonere e riapre il sogno Champions per i nerazzurri.

Il gelo spegne lentamente il fuoco che arde nella fornace del Milan, il gelo congela la stagione siglando la fine di un campionato difficile, faticoso, logorante sia in campo che fuori. Possiamo chiudere i dossier e guardare negli occhi i protagonisti: quelli di Allegri non brillano più, è comprensibile, d’altra parte le “sfortune” non sono dipese da lui ma qualche errore, purtroppo, l’ha commesso e se anche gli occhi di tutti gli altri non si levano dal suolo con fare mesto, calamitati dai piedi e contriti dalla tristezza, ahimé, è anche colpa del Mister. Errori imperdonabili, errori che hanno fatto scivolare dalle dita la Coppa Italia, la Champions League e, ora, anche lo scudetto. Lacrime e sangue. Per fortuna che l’esperienza insegna e ad agosto, con un colpo di spugna, ma una stella in meno, si ricomincerà da capo…

 

Arianna Forni, Direttore – www.milanlive.it