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Editoriale: e finalmente l’identità tattica arrivò…

EDITORIALE MILAN TATTICA – Una girandola di numeri ha caratterizzato il primo bimestre di questa annata rossonera. Dopo aver insistito, forse oltremodo, sul 4-3-1-2 delle scorse stagioni, Allegri ha capito che il ‘suo’ Milan non c’era più, non poteva più pensare di buttare Boateng e Nocerino negli spazi aperti dal lungo svedese, semplicemente perché il lungo svedese se ne era andato… Ecco allora nascere e morire una prima volta il 4-2-3-1, modulo efficace, ottimo per esaltare le qualità dei giocatori di qualità rimasti in rosa. Efficace ma non convincente al 100%, visto che la sconfitta patita nel derby – in circostanze che ci permettiamo di definire ‘eccezionali’ – porta ad una precoce archiviazione, nonostante il pesante successo ottenuto a San Pietroburgo e la buona prestazione di Parma.

Accantonata e sacrificata sull’altare del risultato a tutti i costi l’innovazione, a favore della difesa a tre, fino a pochi mesi prima un vero tabù in casa Milan. Il 3-4-3 dall’inizio non si vedeva dai tempi di Alberto Zaccheroni, il 3-5-2 in rossonero non lo si ricordava a memoria d’uomo… Avanti quindi ‘a tre’: si perde a Malaga e a Roma con la Lazio e si vince giocando male in casa con il Genoa.

Salutare risulta per assurdo la batosta del primo tempo di Palermo, che costringe il tecnico ex Cagliari a tornare sui suoi passi per mettere in salvo una traballante panchina: nella ripresa dentro Emanuelson e Bojan, si torna a quattro dietro, doppio mediano per coprirsi dagli spifferi invernali e spazio al quartetto difensivo in avanti. Risultato? Dallo 0-2 al 2-2 in Sicilia e cinquina rifilata al Chievo pochi giorni dopo: sette gol fatti e uno subito negli ultimi 135 minuti. Niente male davvero per una formazione da settimane sull’orlo del baratro.

Ora il ‘Piccolo Faraone’ può esaltarsi partendo da sinistra e rientrando per far male sul suo piede forte e Bojan non è più un oggetto misterioso, tanto che improvvisamente la stampa specialistica si interessa alle condizioni del suo riscatto e al valore del suo cartellino, argomenti finora di scarso interesse. Ora Riccardo Montolivo è nella posizione che gli permette di essere il leader del centrocampo, ora De Jong non deve interessarsi troppo della costruzione del gioco, ora si può addirittura pensare ad un parziale recupero di Boateng, orfano del già citato Milan che non c’è più. Ora c’è una squadra, per parlare di obbiettivi è però davvero troppo presto. Si resta in attesa di conferme, augurandosi di non assistere a nuove rivoluzioni.

Mirko Correggioli – calciomercato.it