MILAN VAN BASTEN MESSI BARESI /  Franco Baresi ha parlato ai Signori del Calcio su Sky Sport della sua lunga carriera con il Milan, dagli inizi alle grandi vittorie con Sacchi e Capello: “All’Inter di Baresi ne bastava uno, così il destino ha voluto che il Milan mi prendesse. Perché non sono andato in nerazzurro? Personalmente non ho mai saputo la versione ufficiale, dissero di volermi rivedere l’anno dopo. Il mio primo allenatore però mi disse: ‘No, aspettiamo un attimo: andiamo a provare al Milan’. Infatti, andammo al Milan e lì mi diedero fiducia”.

“I miei ricordi degli inizi sono molto emozionanti. Ricordo che all’esordio dovevo sostituire Turone, un grande, che stava giocando molto bene. Dovevo giocare a fianco degli Albertosi, i Rivera e i Bigon, campioni che guardavo alla televisione. L’anno dopo giocai titolare e vincemmo anche lo scudetto, fu una doppia gioia per me, una consacrazione. Mi accolsero bene i tifosi, ma anche la società ha avuto fiducia in me. Liedholm fece una scelta coraggiosa, schierare un giovane come libero non era facile, mi è andata bene. Arrivarono poi gli anni cupi, ma decisi di rimanere: nei confronti del Milan c’era sempre stata riconoscenza, avevo sempre sperato di poter tornare grande coi rossoneri”.

“Ho avuto la grande fortuna di giocare con campioni come van Basten, Platini e Maradona, uno lo avevo in squadra per fortuna. È stata una fortuna ed una grande emozione. Sacchi ha portato idee nuove, metodi di allenamento nuovi, diversi, a cui non eravamo abituati. Per me è stato molto importante: mi ha dato conoscenze che non sapevo, come muovermi in un certo modo e penso mi abbia anche allungato la carriera. Muovendosi con i compagni era fondamentale avere dei sincronismi. In alcuni allenamenti giocavamo quattro contro dieci e non prendevamo gol: avevamo una tale unione che gli avversari potevano tirare solamente da fuori area. Ci sentivamo davvero forti. La fortuna dell’imbattibilità della difesa penso sia stata quella di giocare assieme per tanti anni e con campioni come Tassotti, Maldini e Costacurta. È difficile trovare questa qualità tutta assieme, per dieci anni. Credo che per noi e per il Milan sia stato importante”.

“Il primo scudetto diciamo che non l’ho vissuto, perché ero talmente giovane… Non l’ho sentito davvero mio. Il primo scudetto ‘vero’ forse è stato il primo con Sacchi, quando abbiamo battuto il Napoli di Maradona. È quello che ha dato poi il là a tutte le altre vittorie. C’erano squadre toste: il Napoli di Maradona, ma anche la Sampdoria di Vialli e Mancini, erano quelle che ci creavano più problemi. Ecco, credo che Vialli e Mancini erano una coppia che ci faceva più soffrire di tutte. Erano molto bravi a muoversi, creare spazi e problemi. La squadra che abbiamo più sofferto? Forse la più solida, credo sia stata la Juventus di Lippi. Noi eravamo in fase calante enorme in quegli anni, loro in ascesa e credo che sia stata la squadra che abbiamo più sofferto. Le partite con l’Inter? Erano bei derby, belle partite: toste e tirate. Quando c’erano i tre tedeschi erano forti, l’Inter andava molto forte, non vinceva quanto meritava, forse mancava qualcosina. Nei derby noi soffrivamo molto“.

“Credo che l’arrivo di Capello sia stato importante: la squadra aveva bisogno di un cambiamento, di una novità. Eravamo saturi degli allenamenti di Sacchi, serviva qualcosa di diverso e lui è stato bravo a darci quella libertà che ci serviva e noi a vincere e conquistare quello che abbiamo conquistato. Le sfide col Real Madrid in Coppa Campioni sono state straordinarie. Volevamo vedere cosa potevamo fare, cosa riuscivamo a fare. Quando andammo al Bernabeu, eravamo talmente convinti del nostro gioco che riuscirono a pareggiare, ma al ritorno avevamo una carica incredibile. Col pubblico che avevamo alle spalle, abbiamo fatto una super-partita. Li abbiamo distrutti, vincendo 5-0 e ci siamo accorti allora che la strada era buona e potevamo arrivare fino in fondo”.

“Gullit, van Basten, Rijkaard avevano fisico, tecnica, personalità. Portarono qualcosa in più alla fase offensiva. Nella storia del Milan rimarranno sempre nel cuore di tutti: tre fuoriclasse. Van Basten in quegli anni era come oggi Messi, batterlo era impossibile. La sfida per il Pallone d’Oro non l’ho mai sentita, le vittorie personali venivano secondarie rispetto a quelle di squadra”.

“Mi ritengo fortunato per l’esperienza in azzurro, anche se dispiace per la finale persa in America, ad USA ’94. È stato comunque un grande traguardo, come per ogni giocatore che indossa la maglia della propria Nazionale. Soprattutto ricordando come giocai quella gara, in che condizioni. È stata una partita della mia carriera, ne fa parte, non recrimino niente e non la vedo come una cosa negativa. Ma penso sia stata una delle mie migliori gare giocate a livello personale“.

“È sempre difficile fare paragoni: Franco Baresi è Franco Baresi, poi sono venuti anche altri campioni. Ognuno ha le sue qualità e la sua personalità. Thiago Silva ha dimostrato di essere fortissimo e può diventare anche più forte di Franco Baresi. Essere ricordato sempre con affetto fa piacere. Sono cresciuto giocando sempre con questa maglia e questa società. I tifosi in me hanno avuto grande stima ed affetto. Vedere sbandierare ancora la maglia numero ’6′ ancora oggi è bello da vedere, continua questo rapporto, continua ancora adesso. Vuol dire che qualcosa di positivo s’è lasciato”.

“Paolo Maldini ha giocato sempre con me, ha continuato dopo di me, ha vinto più di tutti. È stato straordinario, sotto tutti i punti di vista. So che il 99% dei tifosi lo stimano, lui deve sapere questo ed avere orgoglio di quello che ha fatto. Mi auguro che un giorno possa ritornare ancora utile alla causa del Milan”.

“La società rimane forte, la squadra tornerà a brillare. Bisogna fare un ricambio generazionale, alcuni campioni hanno lasciato, altri stanno nascendo. Forse ne sono andati via troppi assieme, ma i tifosi penso sappiano questo e sono vicini alla squadra nonostante tutto“.

Fabio Alberti – www.milanlive.it