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Video – Gattuso: Balo non è una mela marcia, vittoria del Barca ed elezioni? Non siamo a quei livelli, io allenatore del Milan? Stupidaggini, Nesta e Inzaghi faranno strada

VIDEO GATTUSO – Splendida intervista rilasciata dall’ex centrocampista del Milan, Gattuso, a La Repubblica, nelle vesti di neo-tecnico/giocatore. Di seguito le principali dichiarazioni mentre in fondo troverete il video.

Gattuso, com’è stato il debutto da allenatore-giocatore?
“Non è stato un debutto da allenatore. E’ stato come giocare con la complicità dei miei compagni, di tutta la squadra e naturalmente di Gigi Riccio, che era in panchina: un’autogestione, proprio come era stato annunciato”.

Però c’è differenza tra giocare da capitano e basta e giocare con la responsabilità della squadra.
“C’è più tensione, questo è sicuro. E si lavora molto di più. Adesso posso dirlo per davvero: la notte della vigilia ho dormito molto poco”.

Ma veramente un quarto di finale di Coppa di Svizzera, davanti a duemila spettatori, dà la stessa tensione della finale del Mondiale?
“Sì. Per me è stato un esordio, una cosa nuova. Le sensazioni erano quelle: crampi allo stomaco e l’adrenalina delle grandi partite”.

Gattuso ragazzino diceva: da grande faccio il giocatore. Quand’è che Gattuso campione ha detto: da grande faccio l’allenatore?
“Il primo pensiero in questo senso è stato l’anno scorso, più o meno in questo periodo. Per la malattia e per il fatto di non potermi allenare sentivo la mancanza dello spogliatoio. Sono stato messo spalle al muro: mi era stato detto che non avrei potuto più giocare per via delle medicine”.

Il ruolo di allenatore, secondo lei, è incompatibile con quello di capitano e calciatore?
“Secondo me sì, alla lunga: non è facile, se i tuoi compagni giocano con te e tu scendi in campo con loro. Preparare una partita non è semplice, ci vogliono tempo e concentrazione assoluta”.

Troppe le energie consumate?
“Sono energie fisiche e mentali, importanti allo stesso modo. Tu puoi essere anche Rambo, ma alla fine crolli”.

Cioè dovremo abituarci a non vedere più Gattuso che ringhia in campo?
“Siamo quasi agli sgoccioli della carriera, prima o poi succederà”.

Un allenatore non può essere troppo impulsivo: quanta fatica costa controllarsi, a un istintivo come lei?
“Il segreto è trovare persone diverse da te, nel carattere, che ti integrino. Gigi Riccio, che mi fa da vice e che conosco da quand’ero ragazzo, è diverso da me. E diverso da noi è il nostro professore, il preparatore atletico Andrea Corrain. Il segreto di un grande staff è questo, è la complementarietà”.

Intanto si è autosostituito: non le è venuta la tentazione di automandarsi a quel paese?
“Ma no, sono uscito perché non ce la facevo più e ho pensato che in quel momento, negli ultimi minuti, ci servisse qualcuno che potesse dare qualcosa di più alla squadra. Comunque, se c’è un difetto che non mi si può attribuire è quello di avere fatto gesti strani, quando mi hanno sostituito”.

C’è stato un episodio divertente, in questo debutto pieno di tensione?
“Di divertente non c’è stato proprio niente. La verità è stata una: ho pensato da giocatore, a guidare la squadra dalla panchina ci hanno pensato Gigi e lo staff. Io non ho perso energie, voci o tempo”.

Allora il suo vero battesimo, simbolicamente, è stato nel finale, dopo l’autosostituzione, quando si è piazzato in piedi davanti alla panchina a dare suggerimenti?
“Ma quello lo facevo già quando giocavo nel Milan. Mancavano 4′ alla fine, incitare i miei compagni era il minimo”.

Non minimizzi: uno che sorveglia la partitella e gli esercizi atletici della squadra, nell’allenamento del giorno dopo la partita, fa proprio l’allenatore.
“Anche questo l’ho sempre fatto. E’ una questione di passione, le partitelle o gli allenamenti defaticanti dei miei compagni li ho sempre guardati con interesse e ho cercato di verificare le loro sensazioni. Se uno non ha la passione, non può venirgli dentro all’improvviso. E se non ha la passione, non può allenare”.

E’ cambiato il rapporto con i compagni?
“No, perché l’errore più grande sarebbe stato quello di cambiare musica. Nella mia vita, dentro e fuori dal campo, ho capito che in un gruppo non puoi fare il padre padrone o il sergente di ferro. Ci sono tante persone, spesso di nazionalità diverse. La strada è quella di responsabilizzarle, di portarle a condividere un obiettivo. Su due cose non guardo nessuno in faccia: l’orario e il rispetto degli altri. In uno spogliatoio, senza regole, non si va da nessuna parte. Ai giocatori chiedo il rispetto delle regole. Si fa già fatica ad andare d’accordo tra marito e moglie, figuriamoci tra 25-26 teste, se non ci sono le regole e il rispetto!”.

E con gli arbitri è cambiato qualcosa?
“Anche qui il rispetto è fondamentale. Io credo che serva sempre di più la conoscenza reciproca. Le squadre devono sapere chi hanno di fronte, il suo modo di rapportarsi ai giocatori. Servono, nel preparare una partita, anche le schede sull’arbitro”.

Ma qual è il suo gioco ideale?
“Io ho fatto il 4-3-1-2 per una vita e mi ha dato tante gioie, ma una squadra non può fossilizzarsi su un modulo solo”.

Per questo la cultura del lavoro e della fatica resta il marchio di Gattuso anche da tecnico?
“Se uno non vuole fare fatica, è giusto che stia a casa a fare altro. Qualunque squadra deve pedalare, durante la settimana. Nessuno, se non si allena adeguatamente, può sognarsi di vincere la domenica con la bacchetta magica”.

Se dovesse scommettere su qualcun altro degli eroi di Berlino futuro mister?
“Inzaghi sta facendo già molto bene con gli Allievi del Milan e prenderà la Primavera. Peruzzi per ora ha scelto di fare il secondo ed è molto preparato. Ma ce ne sono anche altri. Nesta può diventare un grande allenatore, perché ha una dote non comune. Riesce a farsi volere bene, è simpatico nello spogliatoio e saprà farsi seguire: è una dote fondamentale”.

Da chi ha imparato di più tra i suoi maestri, da Ancelotti, da Lippi, da Smith o da Galeone?
“Toglierei qualcosa a qualcuno, se ne citassi uno in particolare. Devo a tutti qualcosa, perché tutti mi hanno dato qualcosa di diverso e non è ruffianeria, è la pura verità. Poi è vero che sicuramente ho lavorato tantissimi anni con Ancelotti e che forse qualcosa in più lui mi ha trasmesso”

Chi è il migliore allenatore oggi?
“Non ce n’è uno in particolare. Per come si comporta e gestisce la sua persona Mourinho è carismatico e credibile: quando parla, centra sempre l’obiettivo. Poi Ferguson, per il veleno che ha ancora dentro sul lavoro, alla sua età”.

E l’allenatore ideale?
“E’ impossibile fare un identikit. Tante volte uno alla Ancelotti funziona in un posto e in un altro può funzionare uno alla Lippi. La verità è che i grandi allenatori li fanno anche i grandi giocatori e le grandi squadre”.

Lei ha detto: sarebbe molto utile che tutti i calciatori, mentre giocano ancora, facessero il corso da allenatore: conferma?
“Sì perché ti aiuta a cambiare per davvero il modo di vivere il calcio e ti fa calare di più nei panni del tecnico”.

Conferma anche la telefonata di Galliani?
“Sì. una telefonata di auguri”.

E’ inevitabile che si parli già di lei come di un potenziale allenatore per il Milan del futuro.
“Sono stupidaggini! Se non sappiamo nemmeno se domattina ci sveglieremo! Bisogna vivere alla giornata la vita. Io oggi penso solo alla trasferta di Zurigo”.

Confermerebbe Allegri?
“Io sono stato uno di quelli che hanno cambiato idea e l’ho ammesso. Nel momento di difficoltà che la squadra ha attraversato, era l’unico in grado di riportarla in alto”.

E dopo il master dell’anno prossimo, che la laureerà mister a tutti gli effetti?
“Vediamo, sicuramente ci deve essere la possibilità di lavorare bene”.

Però le è scappata una frase: sono uscito allo scoperto.
“Più che uscire allo scoperto, solo un pazzo come me poteva accettare due giorni prima di un quarto di finale di coppa Svizzera, con una situazione così. Ma non c’era nessun’altra strada percorribile, dopo avere già cambiato quattro allenatori, se non il fatto che il presidente abbia capito che era giusto responsabilizzare la squadra”.

Il Milan si qualificherà per la prossima Champions?
“Per come sta giocando, penso proprio di sì”.

Balotelli è una mela marcia?
“No, è un giovane con un carattere particolare. Ma sa giocare bene a calcio. E siccome la sua professione è il calcio…”.

Il 2-0 del Milan al Barcellona può bastare per l’impresa?
“Mi aspettavo un Milan battagliero, non il 2-0, anche se, conoscendo San Siro, sapevo che poteva venire fuori qualcosa di strano: pensavo a una grande prestazione, sia per il calcio italiano sia per il Milan. Per il ritorno, però, mi sono preoccupato a sentire uno come Iniesta, che mette la mano sul fuoco sulla remontada del Barça. Giocare al Camp Nou non è semplice per nessuno”.

La vittoria del Milan può avere influito sulle elezioni?
“Non voglio pensare che in Italia siamo a questi livelli. L’Italia sta attraversando un momento incredibile: la disoccupazione, l’incertezza. Il voto era più che mai era importante. A giudicare da quello che è successo, non ci dà stabilità. Speriamo che tutto vada a buon fine e che quando si andrà a rivotare ci possa essere un vincitore certo”.

Quale allenatore serve all’Italia, come paese?
“Uno cazzuto, alla Marcello Lippi”.

La redazione di Milanlive.it