CALCIOMERCATO MILAN BALOTELLI EL SHAARAWY PALLONE D’ORO SERAFINI / Il veromilanista.it ha contattato in esclusiva Luca Serafini, noto giornalista Sport Mediaset tifoso rossonero. Tra  gli argomenti trattati, il rendimento strepitoso di Mario Balotelli, che mettere in Ombra El Shaarawy:

Sette gol in sei partite: si aspettava un impatto così forte di Balotelli al Milan?

No, così forte no. È un giocatore che ho sempre stimato molto per le sue doti tecniche, ma ho sempre pensato – come tutti – che abbia bisogno di darsi un regolamento comportamentale, in campo e fuori. In tal senso, l’ambientamento al Milan mi sembra che stia procedendo bene: in campo si limita ai gesti sindacali nei confronti di tifosi e giocatori avversari. Poi, onestamente, non mi aspettavo sette gol in sei partite, nonostante prevedessi un buono impatto. Mi viene a tal proposito spesso obbiettato che Balotelli ha segnato tre reti su rigore e una su punizione: io rispondo innanzitutto che un rigore se l’è procurato lui, che li batte uno meglio dell’altro e che la punizione è stata bellissima. Il suo contributo, che sia su rigore, punizione o azione, è notevole. Poi, quando si contano i gol dei grandi giocatori, non si sta tanto a sottilizzare: è come contare i tiri liberi di un cestista che segna molti punti…

A proposito di comportamento, dal suo ritorno a Milano, tutti i giornali sono andati a caccia delle cosiddette “balotellate”, che per ora (eccezion fatta per quell’episodio iniziale) non sono arrivate. È questione di tempo o il fatto di sentirsi il leader di questa squadra può responsabilizzare definitivamente il ragazzo?

Il fatto che si senta il numero uno al Milan può essere una spiegazione e, a mio avviso, anche una verità, perché mi sembra il giocatore più dotato tecnicamente. Inoltre Balotelli è tifoso di quella casacca e si sente a casa sua, come ha detto più volte. Questo è importante perché il problema nella sua vita è sempre stata la casa intesa come famiglia: ha avuto la fortuna di trovarne una che l’ha prima preso in affidamento e poi adottato con grande amore, ma la sua infanzia è stata comunque segnata da alcune privazioni notevoli. Trovarsi oggi a casa quindi è fondamentale per il suo spirito, anche per questo si sente il numero uno e si prende delle responsabilità. A San Siro in particolare, lo vedo partecipe del gioco: rientra, lotta un po’ di più, insegue gli avversari…

Con questi numeri, SuperMario ha eguagliato lo score di Shevchenko nella stagione 1999/2000. Aldilà del dato statistico, può Balotelli ripetere al Milan una carriera simile a quella dell’ucraino?

Shevchenko arrivava da casa sua, si è ambientato molto bene, ha avuto problemi familiari che Berlusconi ha assistito da vicino, ha sentito subito l’affetto della gente, che non aveva un grandissimo campione da qualche anno: Weah inoltre se ne sarebbe andato di lì a pochi mesi, per cui Shevchenko si è sentito cullato. Ha avuto poi un carattere e delle doti tecniche molto diversi da Balotelli. Io auguro a quest’ultimo di fare lo stesso percorso di Shevchenko, ma non sarà facile: ha sicuramente dei grandi mezzi fisici, atletici e tecnici come l’ucraino, ma il carattere è profondamente diverso“.

Il percorso di Shevchenko ha raggiunto il culmine nel Pallone d’Oro vinto nel 2004, Pallone d’Oro che Balotelli ha detto di non aver ancora vinto per propria colpa. Ci sono i margini per vedere l’attaccante premiato con quest’onorificenza o Messi non lascerà nemmeno le briciole agli altri giocatori?

L’ultima volta che ho detto che il Milan aveva un giocatore da Pallone d’Oro si trattava di Pato, quindi non mi sbilancio più. Il Pallone d’Oro è una somma di meccanismi molto particolari: la bravura, la capacità di saper vincere, l’assenza di rivali o la differenza con essi. Messi ha un grande rivale in questi anni – Cristiano Ronaldo – che non ha vinto come lui; Messi è stato bravissimo con il Barcellona, ma la Spagna ha vinto un mondiale e due europei anche senza di lui. Entrambi inoltre giocano in due nazionali che in quest’era storica non vincono; la loro sfida allora è al livello di club: finché il Barcellona vincerà più del Real Madrid, soprattutto a livello internazionale, Messi avrà sempre più luminosità. Balotelli, per mettersi in luce, deve vincere con il Milan, sia in Italia che fuori, e deve vincere con la Nazionale. Le potenzialità per essere un grande le ha, ma il Pallone d’Oro dipende da tantissimi fattori“.

L’altra faccia della medaglia, se proprio la si vuole trovare, sta nella “crisi di gol” di El Shaarawy, a segno solo una volta dall’arrivo di Balotelli. È una circostanza oppure ci sono delle motivazioni tattiche o psicologiche dietro questa coincidenza di eventi?

Credo che sia un po’ presto per capire. Mi viene in mente che il primo gol di Balotelli al Milan è arrivato su assist bellissimo di El Shaarawy, il quale si è procurato anche il rigore del 2-1 all’Udinese. Duettano molto bene tra di loro, però può anche darsi che Balotelli tolga un po’ di spazio, con il suo classico movimento a rientrare e tirare, al Faraone, bisognerà migliorare sotto questo aspetto. D’altronde, El Shaarawy non può segnare 15 gol quando gioca da solo e bloccarsi improvvisamente se ha affianco Pazzini, Balotelli o Ibrahimovic, perché il suo futuro, nel Milan e nella Nazionale, sarà sempre accanto a un altro grande giocatore. Penso che sia soprattutto un problema di natura tattica e non psicologica: è un bell’argomento da trattare a Milanello“.

Chiudiamo con la Nazionale. Quanto può far bene all’Italia di Prandelli che El Shaarawy e Balotelli giochino insieme al Milan?

Moltissimo. I due mi sembrano molto affiatati, ridono, scherzano ed esultano insieme: mi sembrano ben mescolati. El Shaarawy è un bravissimo ragazzo, una persona molto seria, di ottima famiglia e con sanissimi principi: queste non sono frasi fatte ma costituiscono la somma fondamentale che fanno la differenza tra un campione e un potenziale tale. È un bel mix, a cui si aggiunge – al Milan – anche Niang, per il quale confesso di avere un debole assoluto“.

Fabio Alberti – www.milanlive.it