AMBROSINI – Di seguito l’intervista realizzata dal quotidiano Tuttosport al capitano del Milan, Ambrosini.

MASSIMO AMBROSINI, come sta?
«Ho preso una botta nell’amichevole di ieri, ma non dovrebbe essere nulla di grave».

Fiorentina, Napoli e Juventus: tre gare per conoscere il destino del Milan?
«Saranno partite fondamentali, non decisive perché mancheranno ancora cinque giornate, ma soprattutto le prime due perché saranno scontri diretti e ci daranno un quadro chiaro della situazione. E poi bisogna stare attenti alle squadre che inseguono, dalla Fiorentina alla Roma: sono tutte rivali agguerrite e noi avremo un calendario difficile».

Galliani teme soprattutto la Fiorentina. Ha ragione?
«I viola sono una realtà importante e giocano molto bene. Hanno un allenatore, che non conosco personalmente, che ha una filosofia invidiabile».

A proposito: sarà la partita di Montolivo: l’ha sorpresa?
«È un grandissimo giocatore. La gente diceva che non aveva carattere, invece ha due palle enormi. Ha tutto: qualità, personalità, carisma. In più è un ragazzo a posto: il Milan deve farci affidamento per il futuro».

Tornando al campionato: quanti rimpianti ci sono per quell’inizio di settembre così negativo?
«Nessuno pensava fosse così lungo e difficoltoso il periodo di assestamento dopo i tanti cambiamenti estivi. Il peggio è passato, ma non dobbiamo rilassarci».

Perché?
«Dobbiamo mettere la ciliegina sulla torta di una stagione sorprendente perché arrivare in questa posizione è stato inaspettato, anche se meritato».

Di chi sono i maggiori meriti di questa rinascita?
«Un po’ di tutti, ma in primis la società che è stata brava a mettere le cose in chiaro: ha trasmesso tranquillità all’allenatore e certezze a noi giocatori. In altre realtà penso che l’allenatore non sarebbe stato confermato».

Cosa manca a questa squadra per colmare il gap con le prime in Europa?
«Innanzitutto il Milan dovrà crearsi un’identità precisa. L’anno prossimo non ci sarà più l’effetto sorpresa della squadra di giovani, bisognerà consolidare tutto e ci vorrà un salto di qualità mentale che non sarà facile. Perché non è semplice dall’oggi al domani chiedere a un ragazzo di vent’anni di andare al Camp Nou e imporre il proprio gioco».

E in campionato? Il percorso sarà più “breve”?
«No, perché la Juventus è più avanti: ha un’identità precisa, giocatori abituati a vincere e un allenatore che ha saputo inculcare tale mentalità. Sono sempre sul pezzo, non mollano mai».

La sfida di Torino fra due settimane darà un termometro della vostra situazione?
«No, una singola partita non fa testo: basta vedere noi, abbiamo battuto il Barcellona 2-0, ma poi al ritorno ne abbiamo presi quattro, quindi…».

Parentesi Champions: la Juve può rimontare lo 0-2 di Monaco?
«Assolutamente sì, i bianconeri hanno le possibilità di giocarsela. E purtroppo noi siamo l’esempio lampante che un 2-0 all’andata non basta per superare il turno».

Soffre ancora per l’eliminazione con il Barcellona?
«Abbiamo buttato via un’occasione pazzesca, ancor più ghiotta dopo il 2-0. Ho ancora rammarico e penso che me lo porterò dentro per sempre. Sono arrabbiato perché sono momenti che potrei non vivere più».

Si riferisce al contratto in scadenza?
«Sì, mi piacerebbe rimanere, però la società ha scelto una politica che ogni tanto può non essere condivisibile, di aspettare il piazzamento finale e il termine della stagione per discutere i rinnovi. Io sono sereno, però mi piacerebbe essere ancora il capitano di questa squadra».

E se invece fra due mesi dovesse finire la sua storia al Milan?
«Andrei all’estero, ma non so dove. Futuro da allenatore? No, non ho il carattere di un Inzaghi, sono troppo buono e diplomatico. E poi non avrei tanta voglia di muovermi e fare la gavetta».

Le piacerebbe restare con Allegri?
«Certo, il mister ormai conosce tutto, ha superato alla grande le difficoltà e sa gestire le pressioni di questa piazza».

Dopo di lui? Inzaghi, Gattuso o Seedorf?
«Mettiamoci anche Nesta e Van Bommel allora…».

Per concludere: Balotelli ed El Shaarawy fra presente e futuro…
«Mario mi ha fatto una grossa impressione, è un ragazzo giovane ma ha addosso una pressione mediata eccessiva. Comunque a Milanello si sta comportando bene. Stephan invece non deve accontentarsi: ha raggiunto un livello alto e deve confermarsi, perché questa è la differenza fra un campione e un buon giocatore. Se pagherò altre vacanze al Faraone? No basta, ho già dato abbastanza…».

La redazione di Milanlive.it