FIORENTINA-MILAN MONTOLIVO / Ci sono due certezze che accompagnano Riccardo Montolivo alla sua “prima volta” da avversario al Franchi di Firenze. L’odio sportivo di una città intera nei suoi confronti non si è sicuramente assopito, ma anche il pubblico della Fiorentina ritroverà un giocatore maturato, responsabilizzato, sicuramente più forte e più decisivo di quello che ha lasciato 6 mesi fa la squadra viola. E quindi saranno fischi di disapprovazione, fischi di chi si è sentito tradito, ma anche fischi di chi non vuole accettare la legittimità di una scelta a suo tempo contestata, ma che si è in effetti rivelata lungimirante e decisiva per la carriera del giocatore. Giancarlo Antognoni di centrocampisti, di leader, di capitani e di Fiorentina, se ne intende ovviamente non poco. E ha la lucidità per riconoscere la svolta: «Domenica Firenze vedrà un giocatore completamente differente da quello che ha conosciuto. Riccardo al Milan ha trovato l’ambiente e la squadra giusta per crescere, per imporre la sua personalità, per fare un ulteriore salto di qualità che adesso lo ha proiettato tra i migliori interpreti del ruolo». Già, ma che ruolo? Antognoni ha una sua idea, peraltro condivisa da molti tecnici: «Lui non è il classico playmaker. Lui, almeno in linea teorica, non dà il massimo se deve giocare davanti alla difesa. Eppure, nel Milan è riuscito a far bene anche lì, visto che con l’infortunio di De Jong e con i tempi di recupero concessi ad Ambrosini, spesso ha dovuto giocare fuori ruolo. Non so quali siano le scelte del Milan, per il futuro: probabilmente Allegri nel momento in cui ha rinunciato a Pirlo ha deciso comunque di non giocare con un vero playmaker. Una scelta tattica precisa che ha ulteriormente consentito a Montolivo di imporsi senza problemi». La conclusione non può che essere una: «Firenze la sua scelta non l’ha capita, ma Montolivo ha fatto bene ad andare il Milan. La Fiorentina, anche se quest’anno sta andando molto bene, era un’incognita in quel periodo. Il Milan è una certezza, nel senso che ha un solo obiettivo, da sempre: giocare per vincere». Come andrà a finire, domenica, è scontato: «No, non lo accoglieranno per niente bene, questo è scontato. Ma ci può stare, è la legge del tifo». Anche Montolivo è perfettamente conscio di quello che lo attende. «Lo massacreranno di fischi e di insulti», dice chi conosce bene il giocatore e anche l’ambiente. «So che tanta gente ha comprato e sta comprando dei fischietti, questo per far capire quale accoglienza troverà l’ex viola. Un professionista è giusto che faccia le sue scelte ma c’è modo e modo, lui comportandosi come ha fatto ha solo danneggiato la Fiorentina dal punto di vista economico e organizzativo», aggiunge Filippo Pucci, presidente del Centro Coordinamento. .Ma questo non cambia il suo pensiero: Riccardo sa di aver fatto la cosa giusta e la sua straordinaria stagione è lì a dimostrarlo. Anzi, siccome ricorda bene quello che ha passato nell’ultimo anno fiorentino, pensa che la sfida di domenica non sarà una passeggiata di salute, ovvio. Ma è anche convinto che nulla possa essere peggio di certe giornate, di certe partite. Ancora adesso, ogni volta che si toglie una soddisfazione con il Milan (ultima in ordine di tempo: il gol vittoria a Verona sabato scorso), Montolivo pensa che sia quasi un modo in cui il destino ha deciso di ridargli, magari anche con gli interessi, tutto ciò che gli è stato tolto nel periodo nero della Fiorentina, quando rifiutando il rinnovo del contratto aveva fatto capire con largo anticipo di volersi trasferire su altri lidi. Anche se fino all’ultimo ha dato tutto, alla società viola, segnando una doppietta-salvezza nella delicatissima sfida con il Novara e immolandosi anche a Lecce, penultima di campionato, con l’assist per il gol vincente di Cerci e un infortunio che ne ha persino messo in dubbio la partecipazione agli Europei. Chissà se, una volta approdato finalmente al Milan e scoperto che Galliani aveva nel frattempo smantellato la squadra con le cessioni di Thiago Silva e di Ibrahimovic, abbia mai dubitato almeno per un attimo sulla bontà della scelta fatta. Sembrerebbe di no, ma di sicuro è da tempo che non ha più motivo per farsi qualche domanda scomoda. Gli attestati di stima, i voti sempre alti, addirittura la fascia di capitano che Allegri gli ha già consegnato in alcune partite, lo hanno ormai promosso sotto tutti gli aspetti. E così anche i fischi che gli arriveranno domenica non saranno altro che l’ultimo dazio da pagare per godersi fino in fondo il Milan.

Fabio Alberti – www.milanlive.it