MILAN MALDINI / Un Paolo Maldini inedito. E, forse, la lontananza dai campi di calcio lo rende quasi più riflessivo. E’ quello che si è concesso alla Gazzetta dello Sport – Milano & Lombardia in occasione della partecipazione al Nutrilite Tennis Challenge Adidas Cup, torneo a scopo benefico organizzato da Fondazione Milan.

Ieri mattina l’ex capitano rossonero si è presentato all’Harbour Club di Milano per giocare un doppio insieme al croato Ivan Ljubicic per i quarti di finale della competizione. Alla fine è arrivata la vittoria, in rimonta, ma per Maldini il calcio resta in cima alle preferenze, perchè – come raccontato al termine del match – “è uno sport dove faccio fatica a tenere la concentrazione, non sono abituato a pensare solo a me. E mi arrabbio molto più che nel calcio…”.

Ma è stata l’occasione per parlare della vita in quella Milano che ha dato tutto a Paolo: “Ho un rapporto molto stretto con questa città. Può sembrare fredda, ma in verità mi ha regalato tutto quello che cercavo per vivere una vita normale assieme alla mia famiglia. Milano mi tiene coi piedi per terra: sarà che sono riuscito a raggiungere tutti gli obiettivi che mi ero prefissato da giovane e l’unico problema che mi è rimasto, se si può definire tale, è gestire una fama sportiva così grande”.

Quindi un excursus sui tecnici della propria carriera: “Sono stato allenato dai migliori: Sacchi mi ha insegnato le basi, Capello mi ha fatto maturare, Ancelotti è un amico. Forse chi devo ringraziare maggiormente è chi mi ha fatto esordire: Nils Liedholm“.

Fabio Alberti – www.milanlive.it