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EDITORIALE – La strategia della tensione

ALLEGRI MILAN –  “Ci vuole rispetto per il lavoro altrui. Magari domattina darò le dimissioni, mi prenderò la notte per decidere. Magari mi metterò su un gommone al largo di Livorno e ogni tanto verrò a vedere qualche partita. Sono due anni che si parla del prossimo allenatore del Milan“: queste le parole di un prima arrabbiato poi ironico Allegri nel post partita di Milan-Psv. La notte, tanto per riprendere le parole di Max, ha portato consiglio e nessuno si è dimesso. Il Milan riscopre il suo timoniere, l’uomo in grado di spremere una squadra scadente e ottenere un succo dolcissimo. Nonostante gli adii pesanti di Ibra e Thiago, i rossoneri l’anno scorso si sono qualificati fra mille difficoltà per il playoff di Champions League. Di fronte c’era il Psv, contenuto all’andata e strapazzato a San Siro.

Possiamo dire molte cose sul conto di Allegri, che non ha mai forgiato un gioco “Made in Milan” nei suoi anni rossoneri, che ha sbagliato a leggere sfide delicate come quella di Barcellona dello scorso anno ma, in ogni caso, bisogna dargli atto di essere riuscito a manteneremla calma nonostante tutti i rumors della stampa. Uno spogliatoio normale forse sarebbe esploso o meglio imploso su sè stesso. Non quello del Diavolo. Max ha saputo mantenere il sangue freddo come un rettile e, cosa fondamentale, non ha mai trasmesso i suoi problemi alla squadra.

Ma quando è troppo è troppo. Quando oltre ai giornalisti ci si mettono snche gli addetti ai lavori allora vuol dire che l’aria è pesante. Berlusconi e il suo carattere volto all’eleganza e al bel gioco non aiutano di certo Allegri, capace sì di ottenere risultati insperati ma in modo spesso troppo arraffone, magari puntando sull’estro di un solo giocatore. Peccato mortale in quel di Milanello.

Quale può essere la risposta di Allegri? Vincere sul campo in questo modo evidentemente non basta più allora benvenuta strategiandella tensione. Con la dichiarazione della sua probabile dimissione il conte Max si è messo un gradino sopra a tutte le polemiche. Anzi, è stato proprio lui ad alimentarle in modo inatteso. Come a voler dire: “Io vi ho portato a risultati insperati, al terzo posto prima e alla qualificazione ai gironi di Champions poi, quindi, cara società, esigo rispetto da voi in primis e dalla stampa in seconda battuta”.  Attenzione però perchè per ora nessuno pensa di rimettere in discussione Allegri, ma l’arma della polemica può essere a doppio taglio. Matri è arrivato, Kakà è vicino. Adesso Allegri ha uno scettro, la tavola del castello è imbandita e le mura sono ben protette. Ma la corona forse non poggerà mai sulla testa di Max.

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