SACCHI MILAN – Arrigo Sacchi, intervistato dal mensile FourFourTwo, ha ricordato il suo Milan degli invincibili così: “Ero un allenatore giovane. E, si sa, un Signor Nessuno non può avere un passato, soltanto un futuro. Mi chiedevano: come avrei potuto allenare calciatori se non avevo mai giocato tra i professionisti? E io rispondevo: ‘Non sapevo che per essere fantino fosse necessario essere stati un cavallo in una vita precedente. Berlusconi era molto appassionato: voleva che il calcio fosse giocato nella giusta maniera. Mi piaceva. Mi piaceva la sua energia, il suo entusiasmo. La grande cosa era che non si accontentava mai di vincere, voleva mostrare a tutti che si poteva vincere giocando bene. All’inizio non c’è stata resistenza, era più che altro un po’ di scetticismo. I giocatori non capivano bene a cosa tutto ciò avrebbe portato. Quando sono andato via? Non c’era più fame. Se qualcuno ha fame e ha da mangiare, guardate cosa succede. E poi guardate cosa accade quando è la prima volta che mangia dopo anni. Non erano solo gli olandesi, o la squadra, sebbene fossero magnifici. Era il sistema di gioco. Era il sistema il leader sul campo, e non poteva infortunarsi o stancarsi. Non erano i giocatori a vincere tutte quelle partite, era il modo in cui giocavamo“.

La redazione di Milanlive.it

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