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Milan, sorpresa Taarabt. E se il ribelle fosse rimasto in Inghilterra?

Taarabt

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Racconta Adriano Galliani che fra un giocatore scarso e una testa calda lui scelga sempre la seconda categoria. Perché i piedi non si possono cambiare, la testa (a volte) sì. D’altra parte negli ultimi anni il Milan si è ritrovato a gestire caratteri piuttosto complicati come Ibra, Cassano, Boateng, Niang e Balotelli. Ecco perché le referenze che accompagnavano Adel Taarabt non hanno spaventato nessuno. Nel mercato invernale rossonero degli acquisti – praticamente obbligati – a costo zero, contavano le qualità tecniche più che le inclinazioni da bad boy. A Taarabt è stata sufficiente una partita, quella dell’esordio, per dare ragione a Galliani e regalare un sorriso, almeno uno, nella notte delle streghe napoletane. Il gol lo rispecchia bene: se non fosse uno sicuro di sé, non gli sarebbe nemmeno venuto in mente di fare tutto da solo partendo da metà campo.

Schiettezza – Intanto, si inizia così. Poi, se occorrerà tenere a bada qualche comportamento poco ortodosso, ci si penserà sul momento. Per ora a Milanello sono tutti contenti. Adel viene descritto come un ragazzo ben calato nella parte, conscio delle responsabilità di una maglia pesante, che si sta ambientando velocemente, senza problemi di inserimento. «Sono schietto, non cattivo», aveva precisato lui il giorno della presentazione. Staremo a vedere, soprattutto capiremo presto se le numerose note liete di queste prime due settimane dipendono soltanto dalla novità e dal piacere di giocare nel club più importante della carriera. Tutte rose senza spine non solo fuori, ma anche dentro il campo: i suoi detrattori spiegano che il difetto principale è la discontinuità di rendimento. Una partita stellare e poi cinque senza lasciare traccia.

Sassolino – Dipenderà da lui e dal modo in cui lo gestirà Seedorf. Per ora, a giudicare dalla corsa di cinquanta metri fatta per andarlo ad abbracciare dopo il gol, Clarence ha fatto breccia. E nel dopogara Adel, sul cui futuro si pronunceranno in estate Milan e Qpr, si è pure preso una rivincita: «Il sarcasmo dei tabloid inglesi sul mio trasferimento al Milan è stato scorretto». La stessa schiettezza con cui ha dichiarato: «Non sono infelice per il risultato. Voglio stare qui, sono felice». Come dire: abbiamo perso, ma il sogno che sto vivendo supera l’amarezza della sconfitta. Personalità. Basta vedere come gioca. Dopo il gol sono arrivate un altro paio di discese con la palla al piede che hanno fatto venire i brividi a Reina. Se i test atletici lo segnalano ai primi posti della rosa, un motivo ci sarà.

A lezione – E all’interno della club house di Milanello? Com’è l’atteggiamento? Positivo, ovviamente. Ha legato in particolar modo con la colonia francese (Mexes, Rami, Constant), con cui condivide la lingua, sta iniziando a prendere lezioni di italiano (ma parla anche l’inglese, oltre al marocchino) e per ora allo staff non ha fatto richieste particolari, né bizzarre. Ha scelto la maglia numero 23 per il campionato (quella di Nocerino, del quale ha rilevato anche la stanza) e la 27 per la Champions. Il numero di Serginho, ma è una casualità. Il suo modello è sempre stato Zidane. Ora va molto d’accordo anche col Balo, con cui sabato mattina ha condiviso una passeggiata sul lungomare napoletano. Il minimo, per uno che si è definito il «Balotelli marocchino».

Fonte: Gasport