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Juve spietata, Milan grande partenza ma troppi regali

Milan-Juventus

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Minuto 26’ del primo tempo: Kakà calcia due volte a un passo dalla porta con una tenerezza da Ringo-boy, prima salva Buffon, poi Bonucci sulla linea. Minuto 23’ della ripresa: Tevez tuona sotto la traversa con la rabbia di un Apache. È stata questa cattiveria offensiva a fare la differenza, non il gioco, come ci si attendeva. Il miglior Milan della stagione ha messo sotto la Juve per un tempo, ha creato almeno tre limpide palle gol e ha costretto Buffon a recitare da protagonista. Ha confermato l’identità di gioco sbocciata contro l’Atletico, ma ha sprecato imperdonabilmente tutto quello che ha creato. Come in coppa.

Juve spietata La Juve invece non ha sprecato nulla. Come fanno i grandi. In una notte di luna storta, senza la luce di Pirlo e la foga contagiosa di Vidal, ha sofferto, atteso, ma appena ha intravisto carne scoperta, ha morso. Llorente nel primo tempo, Tevez nel secondo. Della prima Juve di Conte si diceva: fortissima, avesse anche degli attaccanti… Oggi ce li ha e stanno facendo storia. La prima Juve una partita come quella di ieri l’avrebbe pareggiata. Grazie alla coppia da 26 gol (superati Immobile-Cerci), Conte l’ha vinta e ha in tasca lo storico terzo scudetto. La Roma, in frenata, è avvilita a -11. Anche se battesse il Parma nel recupero salirebbe a -8, che in realtà è quasi -9, visto il 3-0 nello scontro diretto. Alla prossima, la Juve ritroverà la Fiorentina, ultima ad averla battuta. Da allora: 16 vittorie e due pari. Mostruoso. Quasi come Tevez, ieri una categoria sopra gli altri: un gol e mezzo. Se Galliani ripensa a quella cena con l’Apache, gli scappa l’appetito…

Conte attende La prima impressione è che i due allenatori abbiano sbagliato spogliatoio. Il Milan entra in campo carico come se avesse ascoltato Conte, la Juve fa filosofia del palleggio. Nessuna traccia della Signora furiosa di Trebisonda. Pur avendo titolari freschi, sceglie l’attesa e il Milan ne approfitta bene. Seedorf conferma l’assetto anti-Atletico, 4-2-3-1 con Poli tra Taarabt e Kakà, ma c’è una differenza: i due esterni si abbassano molto meno. Il 4-4-1-1 è meno visibile in fase difensiva. Ciò consente un’aggressione più alta che frutta, perché la Juve assonnata sbaglia molto nella prima impostazione (Bonucci). Guardate cosa fa Tevez al 19’: strappo di 30 metri, perde palla da Taarabt, la recupera e arma Lichtsteiner che costringe Abbiati al miracolo.
Taarabt corre Ecco, solo l’Apache stasera ha questa rabbia agonistica. L’assenza di un guerriero come Vidal pesa. Pogba danza sulle punte. Il Milan invece ha il cuore tonico e, dopo lo scampato pericolo, fa il tiro al bersaglio a Buffon. Kakà tre volte, Montolivo, Poli… Funzionano le fasce, soprattutto a destra dove Taarabt conferma la sua corsa talentuosa e dove Abate (preferito a De Sciglio) si sovrappone bene. Pazzini non avrà il talento e la cresta di Balotelli, ma conosce il mestiere e la fatica: mette in croce Bonucci, dà fastidio a tutti, crea spazi, sponde e ansie. Un Milan così dovrebbe chiudere il primo tempo in vantaggio di un paio di gol. Ma il calcio non è la boxe, non prevede punti sui cartellini. Resta lo sport per cui chi fa più gol vince. E tenere viva questa Juve, anche quando dorme, è un delitto. Infatti, minuto 44: splendido ricamo in velocità Marchisio, Tevez, Lichtsteiner che Llorente spinge in rete. Il Milan, beffato, scende a prendere un tè amarissimo. Tutti pensano: ora Conte fa uno shampoo dei suoi e la Juve risale con la bava alla bocca. Macché. Al 5’ Buffon (pure lui) sbaglia un rinvio e sugli sviluppi Poli incorna di poco a lato: altra palla gol. Il rossonero, prezioso incursore, s’infortuna. Entra Saponara. Il Milan però ha speso tanto, non ha più le forze per ripetere il copione del primo tempo. Cala di brutto. E la Juve, con la freddezza di un bounty-killer, comincia a caricare l’arma della ripartenza. Il colpo lo spara Tevez al 23’, dalla terra di nessuno, tra difesa e mediana, dove ama rintanarsi. Sipario. Anche se poi Pogba e Robinho si scambiano palo e traversa.

Statuetta Quando Conte richiama Tevez per stritolarlo con un abbraccio, San Siro si alza in piedi per applaudire: 15 gol alla sua prima A. Perché a Los Angeles l’hanno ignorato? Esiste protagonista migliore? Perché l’Argentina non lo convoca? Peccato non abbia bisnonni italiani. Carlo Tevezzi, per dire.

Fonte: Gazzetta dello Sport