Stephan El Shaarawy
Stephan El Shaarawy

Quando Honda gli ha lanciato quel pallone, Stephan El Shaarawy stava già correndo. Da quanto tempo, in realtà, non si sa. E’ come se l’inserimento perfetto del Faraone arrivasse direttamente dal passato. Ritorno al futuro: qui però non c’è la DeLorean da cui scendere, ma un treno su cui salire. Per non fermarsi più. Quando Honda ha lanciato quel pallone, durante l’ultima sfida del Trofeo Tim tra Milan e Sassuolo, chiunque stesse assistendo alla sfida ha assunto un’espressione curiosa. El Shaarawy è uno dei grandi misteri del nostro calcio: due anni fa era la grande speranza del Milan e dell’Italia, talento, velocità, tecnica, istinto. E gol, naturalmente. Poi crisi, infortuni, difficoltà varie fino all’eclissi. Per dire: in tutto lo scorso campionato il Faraone ha totalizzato 6 presenze per 210 minuti trascorsi in campo. E’ vero che il passato è passato, ma se fa male è difficile dimenticarlo in fretta.

 

Più di un gol

Per cambiare una storia, però, basta poco. A volte è sufficiente un episodio magari all’apparenza insignificante e invece molto prezioso. Può capitare anche in piena estate, durante una delle amichevoli che contano poco o nulla, ma che ogni tanto regalano una traccia importante e fissano dei paletti per il futuro. In fondo fu durante un Trofeo Berlusconi che Andrea Pirlo per la prima volta giocò da regista del Milan. E magari, tra qualche mese, ricorderemo il Trofeo Tim di domenica sera come il torneo che restituì El Shaarawy al club rossonero e al calcio italiano. Quando Honda gli ha lanciato quel pallone, di sicuro Stephan non ha avuto il tempo di pensare a tutte queste cose, ma la mente umana viaggia a velocità supersonica e poi l’azione si è sviluppata in modo tale da lasciare anche al Faraone la possibilità di ripercorrere inconsciamente il suo travaglio. Uno scatto di cinquanta metri: rabbioso, quasi ci fossero delle catene da strappare e un destino da raggiungere. Tre tocchi di destro: all’apparenza facili, in realtà resi più difficili dai fantasmi del passato. «E se sbaglio? Se me la allungo? Se mentre controllo i difensori mi chiudono?». Se, se, se… Stephan non ha sbagliato, non si è allungato il pallone, i difensori non l’hanno chiuso e lui si è presentato davanti al portiere del Sassuolo con l’ultima scimmia di cui liberarsi: il gol. Il suo gol. Perché questo è un po’ il gol alla El Shaarawy: corsa, controllo e conclusione precisa sull’uscita del portiere. Stephan non ha avuto incertezze, sinistro incrociato e un applauso: rivolto a Honda per l’assist, ma probabilmente rivolto anche a se stesso e a chi l’ha aspettato a lungo senza smettere di credere in lui.

 

Allegria in famiglia

Stephan, ieri, ha viaggiato verso Savona con sua mamma. Ha deciso di passare in famiglia i due giorni liberi concessi da Inzaghi. Ha raccontato di quanto sia felice del rapporto con il nuovo allenatore e di un modulo che lo esalta, ha sottolineato che sta ritrovando la fiducia e che a Reggio Emilia ha avvertito ottime sensazioni, ha lanciato un chiaro messaggio su Instagram: «Contento e soddisfatto per il gol e per la vittoria del trofeo Tim.. Domenica si riparte». Lo scatto di Reggio Emilia ha strappato davvero le catene: adesso il Faraone è libero di tornare a essere quel giocatore trascinante ed esaltante di due anni fa. Come un nuovo acquisto, meglio di un nuovo acquisto.

 

Redazione Milanlive.it