Jeremy Menez
Jeremy Menez

Jeremy Menez è sicuramente una delle note più positive del Milan in questo buon inizio di stagione della squadra di Filippo Inzaghi. Il francese è giunto in rossonero a parametro zero dal Paris Saint Germain ed ha già messo a segno 3 gol in 2 partite esprimendosi ad alti livelli sul campo. Adesso starà a lui dimostrare di essere realmente cambiato e di non essere più quel giocatore di talento ma incostante degli anni passati. La Gazzetta dello Sport lo ha intervistato e riportiamo alcuni interventi del numero 7 milanista.

 

Jeremy, il gol di Parma l’ha proiettata in un’altra dimensione?
«Mi ha fatto felice, certo. Però davvero conta più la vittoria e quindi la cosa più importante di quel gol è che ci ha permesso di conquistare i tre punti. E poi quella rete ha reso felice la mia famiglia, che l’anno scorso ha sofferto molto insieme a me».

Ha temuto di schiantarsi contro il palo?
«In realtà nemmeno l’ho visto il palo… Tutta l’azione è stato istinto puro: se ci ripenso, non me la ricordo bene. Ho solo fatto quello che mi veniva in mente: il mio calcio è questo. Divertimento, istinto. Io non so difendere, so creare, andare uno contro uno, saltare l’avversario».

Cosa le ha detto Berlusconi dopo la partita?
«Era molto contento per me, per quello che avevo fatto, e per la squadra. Il presidente è vicino a tutti noi e ci porta fortuna».

Lei era ottimista anche durante la pessima estate del Milan. Perché?
«In campo ci vanno undici uomini da una parte e undici dall’altra. Si può sempre vincere e il Milan gioca e si impegna per riuscirci. Ci alleniamo bene, siamo un buon gruppo».

Dove potete arrivare?
«Allo scudetto: ci credo davvero. E l’obiettivo minimo è la qualificazione alla Champions. Il Milan se la gioca con tutti».

Aveva richieste da Napoli, Fiorentina e importanti club europei. Perché il Milan?
«Ho analizzato le altre offerte, stavo riflettendo sul mio futuro, poi è arrivato il Milan. Galliani e Inzaghi mi hanno dato appuntamento a Ibiza e mi hanno detto tante cose che per me sono importanti per la carriera e per il futuro. Così è stato facile scegliere di indossare questa maglia».

L’impressione è che il nuovo Menez stia giocando anche per Inzaghi, che ha molta fiducia in lei.
«Quando una persona ti regala qualcosa di bello, tu ti senti in dovere di restituirgli la stessa bellezza. E non è solo un dovere, ma anche un piacere. Secondo me la vita è così. Con il mister ci siamo trovati bene da subito e lo ringrazio. Ma questo è solo l’inizio: abbiamo tante partite e tante cose da fare insieme».

Gli dà del tu o del lei?
«Del lei. Credo sia giusto che ci sia una piccola barriera tra l’allenatore e i giocatori. Comunque Inzaghi ha un ottimo rapporto con l’intero gruppo, parla con tutti, non solo con me».

Cosa le piace di Inzaghi?
«Vive per il calcio, mi ricorda Lacombe, il mio primo allenatore ai tempi del Sochaux. È ancora giovane e si vede che vuole fare tantissimo per questo club».

Come immagina il Milan-Juve di sabato?
«Spettacolo puro. Piena di gol e di emozioni, quasi come a Parma. Il calcio italiano è sottovalutato, la Serie A è un campionato duro e pieno di giocatori forti. La Juventus è ancora davanti a noi, ma sabato il Milan se la gioca alla pari e può succedere una cosa bella. Solo il campo dà le sentenze, lì per adesso si è visto che abbiamo lo spirito giusto. L’ambiente è ideale, speciale: ognuno lavora con gli altri e per gli altri. So che c’è grande attesa per la sfida con la Juve, ma noi dobbiamo pensare solo a noi stessi e fare la nostra partita»

Si sente il nuovo simbolo del Milan?
«No, siamo una squadra. Io faccio il mio lavoro, cioè segnare e fare assist».

Le piace giocare da falso nove?
«Molto. Da prima punta mi muovo bene perché parto dal centro e posso andare dappertutto e cercare la profondità. Ma mi piace anche giocare alle spalle di un centravanti, non è un problema il modulo. Conta di più lo spirito».

Rispetto alla Roma è un Menez più maturo?
«Sì, la mia vita è cambiata: ho una figlia, sto aspettando il secondo e sono più sereno».

Quali sono gli obiettivi individuali della stagione?
«Segnare più di 10 gol: in Italia se qualcuno dice Menez, voi pensate “Ah sì, quello che segna quattro volte all’anno”. Non sarà più così. E poi voglio tornare in nazionale: tra due anni in Francia si gioca l’Europeo e ci tengo a esserci».

 

Redazione Milanlive.it