Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi

Maxi-intervista della Gazzetta dello Sport al presidente Silvio Berlusconi, che è tornato a parlare del suo Milan, degli obiettivi futuri e anche della gestione societaria che secondo i suoi piani dovrebbe passare alla figlia Barbara nel momento in cui il Cavaliere vorrà defilarsi. Ecco l’intervista completa:

 
Presidente, ci spiega perché è tornato a occuparsi così tanto del Milan?

«Per la verità me ne sono sempre occupato, anche quando non andavo a Milanello. Ma adesso ho più tempo e al Milan c’è un bel clima, un nuovo allenatore con molta voglia di vincere, e spero di poter dare un buon contributo per far tornare il Milan ad essere quel protagonista, in Italia, in Europa, nel mondo, che è sempre stato negli ultimi trent’anni».

Inzaghi è vicino ai suoi primi 100 giorni di Milan, che voto darebbe a lui e alla squadra?

«A lui un 8 pieno. Funziona benissimo. La squadra è stata fortemente rinnovata. Siamo all’inizio di un’opera di ricostruzione, stiamo organizzando il gioco, stiamo motivando tutti i componenti della rosa. E Inzaghi ha già dato dimostrazione di possedere l’umiltà, il rispetto per gli altri, la capacità di motivare indispensabili per il suo ruolo. Oggi è presto per dare un voto alla squadra. Potrebbe essere un 7 di incoraggiamento, un 7 come il numero di Menez, uno dei tanti “nuovi” che promette molto bene. Io credo, però, che potremo dare un giudizio più completo da gennaio in avanti».

Vuol dire che pensa a nuovi rinforzi?

«Mi riferisco al gioco che dobbiamo impostare e sperimentare, perché come le dicevo prima, questa è una squadra nuova che ha bisogno di tempo».

Gli abbonati, però, non sono mai stati così pochi…

«Mi dispiace, ma questo è un problema che non riguarda soltanto il Milan. La tv è sempre più invasiva, ormai c’è un’offerta televisiva spropositata. Uno sta a casa sua e vede tutto» .

D’accordo, ma con qualche campione in più e qualche «parametro zero» in meno, a San Siro i tifosi sarebbero più numerosi…

«Quando si parla di parametri zero bisogna ricordare che comportano stipendi molto elevati. Quest’anno il bilancio del Milan ci ha richiesto un contributo di 65 milioni di euro. Un sacrificio cospicuo e doloroso, direi quasi eroico. Comunque i campioni nella rosa sono tanti, Menez, Honda, El Shaarawy, Torres, De Jong, Bonaventura, Alex, Zapata, Poli, De Sciglio, Abate, Muntari, Montolivo: quindi la base c’è già, e in più non c’è nessuna mela marcia nello spogliatoio».

Maldini ha detto alla Gazzetta che questo Milan non è costruito per vincere…

«Stiamo lavorando per ricostruirlo. Negli anni scorsi qualche campione se ne è andato, anche per colpa nostra, probabilmente. Quest’anno sono intervenuto anch’io nel mercato. Ripeto: dobbiamo crederci e anche saper aspettare. Ma la ripresa è già cominciata».

Intanto il Milan deve accontentarsi di stare dietro Juve e Roma: il terzo posto è l’obiettivo massimo?

«Noi ci siamo rinnovati più di Juve e Roma. Il nostro obiettivo è tornare subito in Europa».

Che cosa prova quando sente la musichetta della Champions senza il Milan?

«Penso che nel calcio esistono i cicli, con anni di successi, momenti di pausa e poi di nuovo vittorie. Ma i tifosi devono stare tranquilli. La squadra è già competitiva così e presto torneremo ad essere protagonisti anche in Europa. Nel 2016 ci sarà la finale di Champions a Milano. Perché non sognare di esserci noi? Intanto complimenti ad Ancelotti che l’ha appena rivinta. Carletto è stato uno dei nostri consulenti di mercato, vicino a me e a Galliani, perché ci ha dato la sua consulenza per Lopez, per Alex e per Menez».

Che effetto le fa vedere Allegri alla Juve?

«Il calcio attuale è così. Allegri è un professionista. Gli auguro successo e fortuna».

Si è pentito del mancato acquisto di Tevez?

«No. Io non ho mai preso in considerazione una sua militanza nel Milan».

Sicuramente non è pentito della cessione di Balotelli…

«Ricordo che era stato acquistato contro il mio parere».

Lei una volta disse che quando non c’è il Milan, fa il tifo in Europa per l’Inter. E’ così?

«Sì, è così. Quest’anno noi siamo fuori e quindi faccio il tifo per l’Inter che rappresenta la mia Milano. Io mi sento milanese per lunga tradizione famigliare e ho sempre avuto buoni rapporti coi presidenti dell’Inter. E anzi ne approfitto per congratularmi con il mio vecchio amico Ernesto Pellegrini, che ha aperto un ristorante per i bisognosi al prezzo simbolico di un euro. E’ un vero signore che meriterebbe l’Ambrogino d’oro, come ho proposto ai consiglieri comunali azzurri».

Ha conosciuto Thohir?

«Ha avuto un incontro cordiale con mia figlia Barbara. Presto lo incontrerò anch’io».

Insieme hanno discusso del nuovo stadio: lei che idea ha?

«Io sono innamorato di San Siro, dove abbiamo vinto tanto e dove si vede benissimo il gioco. Vedremo».

Che cosa ne pensa della moviola nel calcio?

«Meglio tardi che mai. Io l’avevo proposta vent’anni fa. E ricordo tra le tante mie proposte anche quella dello spray per le barriere».

E adesso quali sono le sue nuove proposte?

«Sto lavorando a un progetto che si chiama “Tutto Milan”, una serie di partite da giocare il martedì a San Siro. Una sfida tra un Milan tutto italiano, un Milan azzurro, e un Milan All Stars, composto dai nostri stranieri. La nostra rosa ci consente due formazioni competitive ».

Ce ne dice una?

«Perché no? Ma poi non dica che voglio fare l’allenatore! Me lo dicono da trent’anni. Allora… il Milan azzurro: Abbiati, Abate, Bonera, Zaccardo, De Sciglio, Poli, Montolivo, Bonaventura, Saponara, Pazzini ed El Shaarawy, più Agazzi, Albertazzi e i vari primavera come riserve con quel Mastour che mi piace moltissimo. Il Milan All Stars: Lopez, Essien, Alex, Zapata, Armero; Van Ginkel, De Jong, Muntari; Honda, Torres, Menez, senza dimenticare Rami, Mexes e Niang. Tra qualche settimana presenteremo questa iniziativa, proponendo anche qualche novità sperimentale».

Me ne dice una?

«I calci di punizione senza barriera».

Perché alla prima serata non invita Van Basten che a fine mese compie 50 anni?

«Sarebbe il benvenuto, anche perché gli sto preparando un bel regalo».

Da come parla, sembra tramontata l’idea di cedere quote del Milan…

«Avrebbe piuttosto senso considerare l’esempio del Real Madrid e del Barcellona, una sorta di azionariato popolare.
Ma per il momento è un problema che non si pone. Tra l’altro abbiamo trovato una formula di gestione che funziona perfettamente: tra Barbara e Galliani c’è davvero armonia. Plutarco diceva che le guerre si vincono con le lance dei giovani e con la saggezza dei vecchi comandanti».

Visto che l’età è dalla sua parte, un giorno Barbara potrebbe diventare presidente?

«Certo che sì. La vedo sempre più impegnata e appassionata. Sta svolgendo un grande lavoro. Casa Milan che ha voluto, progettato e realizzato lei, è la sede di Club più bella al mondo».

Quindi il Milan non finirà mai in mani straniere come l’Inter?

«Mi addolora che un milanese “doc” come Moratti abbia lasciato. Non credo che sarei capace di affidare il nostro Milan ad un cittadino straniero. Ma, forse, nemmeno ad un italiano. Mio padre diceva che ho il Milan tatuato sul cuore. E non ho alcuna intenzione di fare un trapianto».

 

Redazione MilanLive.it