Alex
Alex

Leader della difesa ed esperienza da vendere. Ciò che ha apportato Alex, difensore brasiliano 32enne arrivato a luglio dal Psg è qualcosa di inestimabile in casa Milan, ovvero un senso della leadership e della responsabilità che nessun altro centrale rossonero era riuscito a mostrare fin dagli addii di Nesta e Thiago Silva.

 

Intervistato da TuttoSport ha parlato così dei suoi primi mesi italiani: Alex, come procede l’ambientamento nel calcio italiano?

«Stanco, ma felice. Il mio obiettivo era approdare in un grande club come il Milan, che ha una sua storia e che è conosciuto in tutto il mondo. Ben sapendo che avrei dovuto lavorare molto di più rispetto al passato. Perché in Italia, sia tatticamente che fisicamente, c’è un attenzione tutta particolare».

Sarebbe rimasto al Psg?

«Volevo giocare e quando hanno preso David Luiz ho capito che non ci sarebbe stato più posto per me. A quel punto l Milan era la scelta migliore».

Ma David Luiz è più forte ?

«Ebbene sì, lo ammetto. Lo batto solo nei colpi di testa».

Inzaghi è un martello?

«Beh, lui ci mette del suo, ovvio. Ma io credo che sia un discorso che va allargato a tutto il calcio italiano. C’è una cura maggiore del particolare. E questo significa che in campo si lavora di più sia sotto l’aspetto tattico, che sotto quello fisico. Non mi ero mai allenato così tanto».

Eppure, quando si esce dall’Italia, non è che le nostre squadre facciano tante belle figure…

«Il calcio si è livellato molto. Ma l’Atletico Madrid è la conferma che quanto si sta facendo in Italia è giusto. La squadra di Simeone è una squadra che fa della tattica e della fisicità la sua forza. Con i risultati che sono evidenti a tutti».

Analizziamo gli ultimi tre campionati in cui ha giocato. Com’è la Premier League?

«Il gioco si basa sulla forza. Il gioco è molto rapido, più che in Italia, ma alla fine se non sei alto e grosso fai comunque fatica».

E la Ligue, che caratteristiche ha?

«E’ specchio fedele della colonia più numerosa che vi gioca: i calciatori africani. Tatticamente, qualche somiglianza con l’Italia c’è. Ma poi a decidere è la straordinaria rapidità del singolo».

Chiudiamo con l’Italia.

«L’ho detto. E’ tutto molto tattico. Si studia e si ri-studia, anche a tavolino».

L’Italia è anche Juventus-Roma. Che ne pensa?

«L’ho vista poco, ma ha confermato che Juventus e Roma sono le due squadre più forti del campionato. E se la giocheranno fino alla fine».

Ci riferivamo anche al contorno…

«In Italia si discute più che altrove. Ogni decisione, ogni gol diventa motivo di polemica. Ma se Totti ha dei pensieri in testa, è legittimo che li esprima, anche se creano altre tensioni».

Ci parli di Inzaghi allenatore

«Nonostante sia giovane, ha una voglia di vincere incredibile. Non molla mai, pensa calcio H24. E poi ci fa vedere un sacco di video. siamo sempre davanti alla tv per vedere e capire».

Se lo ricorda da giocatore?

«Sì, l’ho affrontato quando ero al Psv. E’ lo stesso di allora: non si ferma mai. Allora gli avversari si studiavano meno, ma poi quando te lo trovavi di fronte, capivi subito che tipo di giocatore fosse».

Lei ha avuto anche Ancelotti, tecnico al quale Inzaghi si ispira. Analogie?

«Ancelotti punta molto sulla tranquillità. Trasmette fiducia ed è uomo di grande esperienza. Sa quando c’è bisogno di alzare la voce e quando essere tranquillo. Inzaghi ha una voglia di vincere irrefrenabile».

La difesa fa acqua?

«Una squadra come il Milan non può prendere i gol incassati a Parma. Ci sono stati errori individuali e di squadra. Stiamo lavorando per avere una buona intesa, tra noi centrali, e ci vuole tempo. Ma siamo sulla strada giusta»

Il Milan ha trasformato Menez?

«Gli ha dato fiducia. E scommetto su di lui».

C’è qualcosa di speciale in Berlusconi?

«Parla di tutto, non solo di calcio. Per questo lo ascoltiamo. Straordinaria la capacità di farci sentire gruppo. Quando se ne va, siamo ancor più focalizzati sulla vittoria».

 

Redazione MilanLive.it