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Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito ad un lento ma inesorabile tracollo del calcio italiano. Se pensiamo che nella stagione 2002/03 le italiane comandavano la Champions League (3 club italiani su 4 in semifinale), è un dato che ci deve comunque far riflettere. Le entrate dei principali club europei, all’epoca erano le seguenti: Manchester United primo con 259 milioni di entrate, poi Real 236, Milan 222, Juve 215, Barcellona 169, Bayern e Inter 166. Appena dieci anni dopo siamo passati invece al seguente risultato: Real 548 milioni, Man Utd 541, Bayern 487, Barcellona 485, Juve 280, Milan 250, Inter 161.
Come si può facilmente evincere da questi dati, l’abisso creato da club come Real, Bayern, United e Barça è spaventoso. La squadra di Florentino Perez ha più che raddoppiato le entrate, mentre le italiane si sono limitate ad un aumento del +13% per i rossoneri, +30% per la Juve, mentre l’Inter ha perso il 3%.

 

Siamo passati dall’èlite del calcio europeo e mondiale, a campionato di passaggio. Le ragioni sono tante, potremmo fermarci ad analizzare il potenziale economico che in Italia è sicuramente diminuito, ma sarebbe troppo riduttivo. In un articolo  per La Gazzetta dello Sport, il giornalista Marco Iaria analizza in tutte le sue sfaccettature, il problema italiano, dati alla mano, che ha portato i top club stranieri a creare un abisso nei confronti di Milan, Juventus e Inter. Abisso non soltanto in termine di successi, ma in termini economici, a causa della poca lungimiranza di dirigenti e federazioni. Il Milan in particolare, negli ultimi anni ha aumentato gli introiti da 53 a 80 milioni, accrescendo le attività su misura per gli sponsor. Ma i numeri dei top club europei in questo campo, sono di gran lunga superiori.

 

Discorso a parte quello relativo agli stadi: gli incassi delle società milanesi con il Meazza non sono minimamente paragonabili a società come il Bayern Monaco. Prendiamo ad esempio proprio il club bavarese: nel 2003 gli incassi ai botteghini erano di 22 milioni, molto meno di Inter e Milan, ma con l’inaugurazione dell’Allianz Arena a margine dei Mondiali del 2006, gli introiti sono schizzati alle stelle, passando dai 22 ai 146 milioni di euro di incassi. Badate bene che non si tratta solo di prezzo del biglietto, bensì di attività collaterali come area vip, ristoranti, parcheggi e affitto per eventi. Non a caso infatti, i prezzi per assistere in piedi allo spettacolo di una sfida del Bayern Monaco ammontano a circa 15 euro, una cifra piuttosto esigua rispetto ai prezzi di uno stadio medio italiano. Non dimentichiamoci che nei prossimi anni è previsto un ulteriore ampliamento dell’Allianz Arena, che porterà lo stadio ad una capienza di 75.000 posti.

 

Come se non bastasse, i progetti previsti dai due club spagnoli per i rispettivi stadi, sono a dir poco spaventosi. Sia il Santiago Bernabeu che il Camp Nou saranno profondamente migliorati e ampliati. Non bastano dunque gli incassi straordinari di questi anni: il Real è passato da un introito di 62 milioni, fino ad arrivare adesso a 140 milioni; così come il Barcellona passato da 58 a 147 milioni. Tutto questo, riprendendo il discorso fatto per il Bayern Monaco, non nasce solo dalla vendita dei biglietti per il singolo evento della partita di calcio, bensì dal museo, o dallo store. In tutto questo i club italiani sono lontani anni luce: si è vero, la Juve ha costruito il proprio stadio, e il Milan lo sta progettando, ma i numeri parlano chiaro: tutto ciò non basta!

 

Bisogna anche saper vendere un prodotto, sfruttare il marchio dentro e fuori i confini nazionali. Noi italiani non abbiamo affatto sfruttato l’etichetta di ‘Campionato più bello del mondo’, che tutto il mondo ci affibbiava fino a qualche anno fa. Il Manchester United per esempio ha saputo conquistare in maniera inesorabile il mercato asiatico, e non a caso adesso i ricavi commerciali all’estero raggiungono i 236 milioni di euro: quasi la stessa cifra che il Milan guadagna complessivamente (250 mln). Anche il Bayern Monaco arriva ad incassare circa 223 milioni dalle attività all’estero. L’esempio lampante tra Premier League e Serie A, sono gli orari di alcune partite di cartello: in Inghilterra le super sfide tra United e City, e non solo, sono state giocate anche alle 12.30, proprio per permettere agli spettatori asiatici di godersi tale spettacolo ad un orario accessibile anche per loro. E su questo, in Italia siamo in completo ritardo, e i fattori sono tanti, difficilmente analizzabili in tale sede. Chissà quando, anche in Italia, potremo assistere ad un derby Milan-Inter giocato alle 12.30… 

 

Giacomo Giuffrida – Redazione MilanLive.it