Filippo Galli (Getty Images)
Filippo Galli (Getty Images)

Oggi a Casa Milan si è tenuto un convegno rivolto agli studenti del corso di strategie dello sport dell’Università di Treviso. Filippo Galli ha spiegato ai ragazzi cosa c’è dietro al progetto giovani del Milan: “Il nostro obiettivo è quello di formare giocatori per la prima squadra. In media uno all’anno. Questo perché non abbiamo più un secondo mercato dal quale attingere. Noi vogliamo che la conditio sine qua non sia la condizione psico-fisica dei nostri atleti. Andiamo dai bambini ai giovani adulti ed è importate che la loro condizione sia una condizione di benessere. È qualcosa di fondamentale per poi lavorare bene a livello tecnico tattico. Solo così si possono porre le basi per portarli in prima squadra”.

 

Poi passa a spiegare in cosa consiste il modello Milan: “E’ l’insieme dei principi di gioco e regolamentari ai quali tutti i membri del settore giovanile devono attenersi. Abbiamo varie aree che agiscono tra di loro a livello integrato. Il modello Milan nasce nel 2013, reagendo sul mercato, quando abbiamo visto uno studio della UEFA che evidenziava come Barcellona, Ajax Bayern e Real – che sono in uno standard come il nostro – avevano il 60% dei giocatori cresciuti nel loro vivaio. Allora ci siamo chiesti: perché questo gap? Su mandato della società siamo andati a visitare questi settori giovanili e abbiamo studiato i loro modelli. Dopo questo viaggi abbiamo redatto un documento chiamato Modello Milan. In questi club europei abbiamo visto che c’è una continuità del lavoro sui giovani. Noi però non siamo andati dai nostri allenatori con il libretto d’istruzioni ma abbiamo condiviso con loro il modello Milan. È stato un lavoro che è durato tutta la scorsa stagione con 2-3 riunioni alla settimana. Sono state riunioni con momenti di confronto molto forti, con tecnici che pensavano che la propria squadra fosse una sua esclusiva anziché considerarla come una parte del sistema. Abbiamo uno scouting molto ampio, con una base molto forte in Lombardia e poi visioniamo quelle regioni che hanno dato molti giocatori al calcio professionistico”.

 

Redazione MilanLive.it