Carlos Bacca e Davide Santon (getty images)
Carlos Bacca e Davide Santon (getty images)

La Gazzetta dello Sport di oggi ha intervistato Juan Carlos Garrido, allenatore spagnolo che dirà ben poco ai tifosi del Milan, ma che ebbe un ruolo fondamentale nella crescita di Carlos Bacca, il bomber rossonero attuale; il suddetto tecnico lo allenò al Club Bruges in Belgio, svezzandolo e dandogli fiducia immediatamente.

 

Che ricordi ha di quel Bacca?

«Considerato che la squadra andava male e potevano chiamarmi avevo cominciato a seguire il Bruges prima di arrivare alla panchina. Avevo visto un attaccante veloce e con grande facilità di far gol. Quando iniziai a lavorarci mi resi conto che poteva fare enormi progressi a livello tattico: aiutare la squadra in fase difensiva, sfruttare meglio gli spazi, muoversi su tutto il fronte offensivo, imparare a non dare punti di riferimento ai difensori avversari e ad entrare tra laterale e centrale. Gli parlai e tra noi si stabilì un ottimo feeling».
Carlos è arrivato al calcio professionistico a 22 anni e in Europa a 26, pagava questo ritardo?
«Probabilmente sì. Per esempio non dava la stessa importanza all’allenamento e alle partite. L’impegno era diverso. Quando capì che allenarsi era come o più importante che giocare le cose cambiarono in maniera radicale, per lui e per noi».

 

E il Bacca di oggi?

«La parola chiave quando si parla di Carlos è ambizione. Ha fame, vuol far bene, crescere. E se capisce che ciò che gli dici lo può aiutare in quel senso ti viene dietro a occhi chiusi, e con fedeltà assoluta. Al Bruges, Carlos vide che ciò che gli chiedevo lo faceva migliorare e collaborò in maniera entusiasta. Sapeva che io venivo dalla Liga, che avevo fatto bene in un buon club come il Villarreal e lui aveva in testa un obiettivo chiarissimo, andare a giocare nella Liga: ascoltava con attenzione ciò che avevo da dirgli, ciò che gli chiedevo. Altro esempio: in quel Bruges avevamo quattro uomini offensivi e Bacca imparò a defilarsi a destra e a sinistra: lo fece anche perché la cosa gli tornava utile in nazionale dove la posizione di centravanti era irrimediabilmente occupata da un certo Falcao».

 

Considera una crescita il passaggio dal Siviglia, vincitore delle due ultime Europa League, al Milan che non gioca in Europa?

«Sì, e penso che valga lo stesso per Bacca. Il Milan è una delle 5 grandi squadre europee e chi ci arriva ora, in questo momento di difficoltà, sa che ha una responsabilità in più, quella di riportare il Milan al posto che gli compete. C’era un tempo nel quale il Milan aveva giocatori invidiati da tutti. Beh, l’acquisto di Bacca va in quella direzione: magari al Barcellona non sarebbe titolare però in rosa potrebbe starci senza problemi. Al Madrid con Benzema se la giocherebbe alla pari, al Chelsea sarebbe sicuramente titolare e rispetto al Giroud dell’Arsenal non c’è paragone. Il Milan ha preso uno dei migliori attaccanti del mondo. Poi è chiaro che un giocatore da solo non fa una squadra né risolve tutti i problemi: il Milan ha bisogno di altri Bacca in altre posizioni per tornare a vincere, se li prende la resurrezione è assicurata».

 

Che consigli dà a Mihajlovic?

«Non ne ha bisogno. Posso solo dire che Carlos ha bisogno di sentirsi importante, decisivo, speciale. Deve respirare la fiducia dell’allenatore e dell’ambiente. Se avverte questa sensazione ripaga con tutto se stesso, il suo impegno è assoluto. A livello tattico Carlos è uno che sa usare la velocità e gli spazi in maniera eccezionale, se la squadra riparte in maniera rapida diventa letale».

 

E se dovesse arrivare Ibrahimovic?

«I due formerebbero un’ottima coppia, li vedrei molto bene in un 4-4-2. Perché Ibra ultimamente gira più lontano dall’area, si abbassa a ricevere e giocare la palla, e Carlos sa fare il 9 vero ma anche smarcarsi e aprire spazi per i compagni».

 

 

Redazione MilanLive.it