Fabio Capello (Getty Images)
Fabio Capello (Getty Images)

L’occasione per fare un po’ di amarcord nostalgico è una premiazione alla Polisportiva Cimiano, in quel di Milano, dove si è recato ieri Fabio Capello, uno degli allenatori più vincenti della storia nel calcio italiano, uno che sulla panchina rossonera è riuscito a vincere tutto costruendo un ciclo favoloso. Come riporta la Gazzetta dello Sport, ‘Don Fabio’ ha risposto anche un po’ stizzito a certi paragoni fatti dai cronisti presenti ricordano la sua squadra.

 

Qualcuno ha avvicinato l’Inter di oggi di Roberto Mancini, ormai nota per le tante vittorie di misura nonostante un calcio poco spettacolare, al Milan di Capello che spesso si basava più sulla concretezza che sul bel gioco e sull’estro dei suoi campioni. Non ci sta il tecnico friulano: “Non credo sia giusto fare questo paragone, l’Inter è una buona squadra che sta ancora maturando, il mio Milan veniva da tre annate in Champions League, avevamo una forza difensiva straordinaria grazie agli insegnamenti di Liedholm e Sacchi. Inoltre non avevamo Marco van Basten che si era infortunato. E poi almeno noi giocavamo…“.

 

Una frecciatina ad una Inter piuttosto restia a fare calcio rispetto al Milan di Baresi, Maldini, Gullit, Rijkaard e appunto Van Basten. Ma Capello ha pensieri anche sul sistema calcio giovanile, che in Italia appare ancora in crisi: “Oggi vedo delle rose di Primavera con 7-8 stranieri, mi sembra un errore per i talenti italiani, forse restano troppo in disparte e non vengono aiutati a crescere. I dirigenti vanno a pescare i futuri campioni all’estero, quando allenavo il Milan Primavera non c’era questa usanza, era una squadra tutta italiana da qui sono usciti anche ottimi calciatori“.

 

Redazione MilanLive.it