Paolo Maldini (getty images)
Paolo Maldini (getty images)

Interpellato dai colleghi di Sky Sport durante la trasmissione ‘I signori del calcio’, non ha evitato commenti spinosi e frecciatine ben chiare l’ex capitano del Milan e della Nazionale italiana Paolo Maldini; lo storico terzino rossonero, che non è mai rientrato in società con un ruolo dirigenziale, si è lasciato scappare un giudizio tutt’altro che tenere su Adriano Galliani, altro personaggio ormai quasi trentennale della storia rossonera.

Tra i due non scorre buon sangue, visto che Maldini stesso è rimasto presumibilmente scottato dalla mancata chiamata dell’a.d. nei suoi confronti e del suo strapotere dirigenziale a Milanello. Ieri l’ex capitano si è fatto sentire parlando così di Galliani: “E’ sicuramente un bravissimo dirigente, ma se il Milan vuole tornare grande serve effettuare qualche investimento in più, serve chiarezza nella gestione del club. Occorre in pratica gente che sappia di calcio, che abbia giudizi illuminati nel settore tecnico. Galliani in questo è un po’ carente e dunque dovrebbe essere affiancato“.

Il riferimento è anche all’allontanamento di Ariedo Braida, direttore sportivo che ha aiutato in maniera evidente il Milan del passato a crescere e diventare la squadra top in Italia e nel Mondo. Intanto le ruggini Galliani-Maldini continuano, e si allontana la possibilità di vedere l’ex difensore rientrare dalla porta principale del club, anche se si era vociferato un suo clamoroso coinvolgimento nelle strategie future di Bee Taechaubol.

Maldini: nel mirino non solo Galliani

Su Silvio Berlusconi rivela: “Non lo sento dal giorno della mia ultima partita, ed essendo lui a prendere le decisioni ne desumo che…”.

Sul suo passato al Milan e sulla scelta dei due amministratori delegati (Barbara Berlusconi e Galliani): “Quando c’ero io come giocatore abbiamo vinto perché c’era una grande squadra e un progetto ben preciso. Ma soprattutto c’era anche la certezza e il rispetto dei ruoli. La situazione del doppio amministratore delegato non mi piace assolutamente. Ho giocato tanto nel Milan ma mi ha sempre caratterizzato l’indipendenza del mio pensiero. So benissimo che è molto più facile dire alle persone a cui vuoi bene che sono brave e belle, ma è molto più utile dire le cose come stanno”.

Sulla sua voglia di tornare al Milan: “In questi ultimi anni mi hanno chiamato Leonardo, Seedorf, Allegri e anche Barbara Berlusconi. Ma a tutti loro ho risposto la stessa cosa, ossia che mi piacerebbe poter essere coinvolto ma che allo stesso tempo dovrei fare le cose con la mia testa, e questo può sicuramente creare qualche problema”.

Sulle scelte societarie soprattutto per quanto riguarda gli allenatori:La mia posizione critica nei confronti del Milan è solamente un atto d’amore perché verso questa società provo ancora molto amore. Non è facile arrivare in una squadra come il Milan, con un passato così glorioso. Milanello, San Siro, il Milan, pesano. Per i giocatori, per gli allenatori, per tutti. Non condividevo l’idea di prendere due esordienti in un momento delicato come quello degli anni scorsi. Trovo siano state scelte azzardate. Anche se poi Seedorf ebbe dei risultati incredibili”.

Su Sinisa Mihajlovic: “C’era bisogno di un elemento di rottura. E Mihajlovic lo è…”.

Ancora sul suo futuro: “Prima dell’ultima elezione mi è stato chiesto di entrare nella Fifa. È un ruolo molto politico. Da solo non lo farei. Infantino ha chiesto il mio appoggio e vorrebbe coinvolgere diversi ex calciatori. Vedremo, ma non mi candiderei mai da solo”.

 

Redazione MilanLive.it