squadra casa Milan
(foto dal web)

Il Corriere dello Sport quest’oggi prende in analisi quelli che sono i responsabili della stagione fin qui negativa del Milan: allenatore, giocatori e società. Non c’è nessuno da salvare, ciascuna di queste tre componenti ha le proprie colpe se le prestazioni e i risultati non sono all’altezza del nome che porta questo club e dei colori che per tanti anni erano temuti da ogni avversario.

Le responsabilità di Sinisa Mihajlovic

Il serbo continua a ripetere che c’è un’atmosfera strana attorno al Milan e sembra quasi cercare alibi, anche se in realtà i problemi sono ben altri. Il tecnico rossonero ritiene di essere soggetto a troppe critiche e ce l’ha sia con i media che con la società. Vorrebbe una manifestazione pubblica di fiducia da parte di Silvio Berlusconi. La sensazione è che lo stesso Mihajlovic non sia convinto della competitività della sua squadra in ottica Champions League, ma che non possa dichiararlo apertamente per non entrare in contrasto con la società. Lui ha comunque delle responsabilità se il Milan non ha segnato alcun gol in sette partite delle prime quindici giornate di campionato. Significa che non è riuscito a far praticare un buon gioco ai suoi calciatori e a metterli nelle condizioni di esprimersi al meglio.

Tra l’altro sono stati adoperati ben tre moduli diversi. C’è voluta un’intera estate e sette giornata per capire che non si poteva giocare con il trequartista visto che non e n’era uno di livello in organico. Si era passati al 4-3-3 trovando tre vittorie di fila, ma poi sono emerse le solite lacune e si è approdati al 4-4-2 pensando di poter risolvere i problemi, ma la vittoria con una Sampdoria derelitta è stata illusoria. Mihajlovic dopo il match contro il Carpi se l’è presa con l’attacco, che doveva essere più cattivo e trovare la giocata per vincere. Ma invece avrebbe dovuto fare anche dell’autocritica invece di prendersela sempre con i suoi giocatori. Il livello dell’organico non è eccelso, ma tra atteggiamento e prestazione è lecito aspettarsi di più. L’allenatore su ciò deve incidere.

Le responsabilità della squadra

Il calendario offriva ai giocatori la chance di fare un filotto di vittorie, ma già contro il Carpi è arrivato uno stop inaspettato contro un avversario non certo dei più imbattibili. Adesso contro Hellas Verona e Frosinone non si può fallire, ma la sensazione è che a questa squadra manchi sempre la capacità di compiere il salto di qualità. Ed era già accaduto contro Genoa e Atalanta dopo alcune vittorie consecutive. La compagine rossonera ha limiti mentali e quando è in difficoltà non sa come uscirne. A Modena i calciatori sono scesi in campo con presunzione e non con l’aggressività utilizzata con la Sampdoria. L’avversario è stato sottovalutato e questo Milan non può permettersi di sottovalutare nessuno. E’ vero che mancano gioco e idee, ma in certi momenti qualcuno dovrebbe prendere in mano la situazione e trascinare i compagni. Ma nessuno lo fa. Al Milan mancano dei leader. Chi dovrebbe guidare i compagni si fa travolgere dalla mediocrità generale. Carlos Bacca è un esempio.

Le responsabilità della società

Dalla Curva Sud Milano ad alcuni grandi ex giocatori (Paolo Maldini su tutti) c’è stato uno schierarsi contro Adriano Galliani per la gestione del club da qualche anno a questa parte. Si è parlato della mancanza di competenze calcistiche, di una rete di scouting, di un progetto sportivo valido criticando certi affari a parametri zero e con agenti amici. L’alibi della mancata disponibilità economica è svanita nel corso dell’ultimo calciomercato estivo, quando gli investimenti ci sono stati e ingenti. L’organico, però, è ancora incompleto.

La gestione sportiva è sotto accusa, ma tra i colpevoli c’è anche Silvio Berlusconi. E’ lui a prendere le decisioni più importanti e dunque non può non avere responsabilità se le cose non vanno. Gli investimenti estivi sono stati un segnale, ma non bastano. E se a gennaio non ce ne saranno altri, sarà dura risollevare il Milan. La conclusione dell’affare con Mr. Bee Taechaubol potrebbe cambiare lo scenario, ma oggi c’è un alone di mistero sulla vicenda.

Va poi detto che Silvio Berlusconi in questi anni ha fissato obiettivi che la squadra rossonera non poteva raggiungere visto il valore dei suoi componenti non all’altezza di quello dei rivali. L’asticella è stata tenuta alta e ciò ha provocato inutili illusioni, oltre che grosse delusioni quando gli obiettivi non sono stati raggiunti. Il presidente con il suo silenzio prende le distanze da Mihajlovic, cosa che fece anche con Massimiliano Allegri, Clarence Seedorf e Filippo Inzaghi. E sappiamo come è andata…

 

Redazione MilanLive.it