Niang, De Sciglio e Kucka
Niang, De Sciglio e Kucka (Getty Images)

Contro il Carpi il Milan doveva vincere e accedere alla semifinale di Coppa Italia per non fallire un obiettivo alla portata e per salvare la panchina traballante di Sinisa Mihajlovic. Missione compiuta sotto questo punto di vista, ma la squadra non ha affatto convinto pienamente.

Contro un avversario che in campionato si trova al penultimo posto i rossoneri hanno giocato abbastanza bene per almeno mezzora nel primo tempo segnando due reti, ma poi sono calati e hanno permesso al Carpi di rientrare in partita a inizio ripresa. Qualche fiammata il Milan l’ha regalata comunque, ma è mancata sempre quella cattiveria necessaria per chiudere i conti e che nella prima frazione si era intravista con il doppio vantaggio.

Certi cali fisici e mentali rischiano di costare cari, soprattutto se si gioca contro squadre ben attrezzate come lo sarà la Fiorentina domenica a San Siro. Quello sarà un esame importante il Milan. Fare una buona prestazione e strappare un risultato positivo contro una delle squadre compagini migliori del campionato è d’obbligo. Anche perché i rossoneri finora negli scontri contro le cosiddette ‘big’ hanno vinto contro la Lazio, pareggiato con la Roma e perso in tutte le altre occasioni. Anche con i viola all’andata era arrivato un ko bruciante e ora il miglior modo di inaugurare l’inizio del ritorno sarebbe quello di vincere.

Battere la Fiorentina può dare un’iniezione di fiducia non indifferente alla squadra. Non sarà facile, visto che i ragazzi di Paulo Sousa sono motivati a rimanere ai piani alti della classifica e a giocarsi le proprie chance Scudetto. Ma il Milan ha bisogno di reagire alle recenti critiche e allontanare alcune voci destabilizzanti. Il match con i toscani è un’occasione d’oro per tirare fuori quel carattere e quella personalità che finora si sono visti raramente e in pochi giocatori. Una nuova sconfitta rischierebbe di demoralizzare il gruppo e di costare anche la panchina a Mihajlovic. Serve evitare il tracollo.

 

Matteo Bellan (segui @TeoBellan su Twitter)