Ruud Gullit
Ruud Gullit (©Getty Images)

MILAN NEWSRuud Gullit è stato senza dubbio uno dei giocatori simbolo del Milan di Arrigo Sacchi. Al di là del suo look particolare, ma la sua forza fisica e la sua tecnica incarnavano alla perfezione le qualità della squadra.

Con Marco van Basten e Frank Rijkaard ha composto il famoso ‘trio olandese’ in rossonero. Ma in quella squadra c’erano tanti campioni, italiani compresi. Era una corazzata costruita per vincere e non a caso i trofei conquistati sono stati parecchi. Anche dopo, con l’avvento di Fabio Capello in panchina. Va, però, ricordato che Gullit con l’allenatore di Pieris non andò d’accordo e difatti fu ceduto.

Ieri nello speciale di Tiki Taka su Italia1 dedicato a Silvio Berlusconi l’ex fuoriclasse è intervenuto e ha ricordato così la sua carriera al Milan: “Sono diventato un professionista al Milan e gli anni al Milan mi hanno fatto diventare un uomo, oltre che un giocatore professionista. Baresi? E’ una brava persona, un vero capitano, faceva tutto per il bene del Milan e io sono stato orgoglioso di essere stato un suo compagno di squadra. Lo stimo ancora molto anche se dopo gli anni al Milan abbiamo preso strade diverse e siamo finiti in parti diverse del mondo”.

Elogi dunque per Franco Baresi, capitano e leader di quella squadra. Personaggio più introverso rispetto a Gullit, ma in un gruppo c’è sempre bisogno di personalità diverse. Poi la cosa importante è avere lo stesso obiettivo: lavorare al massimo per vincere. Tutti remavano nella stessa direzione e si è visto.

L’olandese ha anche ricordato alcuni interessanti aneddoti della sua esperienza al Milan. Eccoli raccontati: “In Italia ho cercato di portare anche la mia mentalità olandese, quella di non aver mai paura di niente e di pensare di essere sempre il migliore. Al Milan appena arrivato ci hanno fatto stare un ritiro di 10 giorni, non ero abituato e ho chiesto di andare al cinema. Io e Van Basten siamo andati al cinema. E poi una volta prima di una partita contro il Real Madrid Ancelotti mi prese in giro perché lui non aveva chiuso occhio mentre io avevo dormito tutta la notte senza sentire la tensione per la gara e non si capacitava come avessi fatto”. Gullit mentalmente era uno fortissimo e in campo si vedeva. Fu un giocatore decisivo all’interno di una macchina praticamente perfetta.

 

Redazione MilanLive.it

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