Gianni Rivera
Gianni Rivera (©Getty Images)

MILAN NEWSGianni Rivera ha scritto la storia, del Milan e anche del calcio italiano tutto. Capitano indimenticato, protagonista assoluto dei colori rossoneri negli anni 60′ e 70′. Ma da piccolo la sua fede calcistica era legata ad un’altra squadra: “In Piemonte si tifava per Boniperti e John Hansen… Piemontese o milanese? Mi sento italiano. Alessandria è in Piemonte ma avverte l’influsso della Liguria, dell’Emilia. E guarda a Milano“, ha detto l’ex calciatore in un’intervista al Corriere della Sera.

E in quella stessa Milano ci è arrivato a 16 anni: “Ero alle Olimpiadi e i miei fecero il trasloco in treno: non avevano molto da portare via. Vivevamo in due stanze: una cucina e una camera da letto, dove dormivamo in 4, visto che era arrivato mio fratello Mauro. Quando a 15 anni esordii in serie A con l’Alessandria, ebbi diritto al divano letto in cucina. Il bagno era in comune con i vicini“.

Al Milan ha trascorso praticamente tutta la sua carriera e di aneddoti da ricordare ce ne sono tanti, in particolar modo con Nereo Rocco, con cui aveva un rapporto speciale: “C’erano gli spogliatoi degli atleti e quelli dei tecnici; lui spostò l’armadietto accanto ai nostri. Faceva la doccia con noi, ci raccontava della moglie, dei figli“. Rapporto meno idilliaco invece con Silvio Berlusconi: “Perché considera tutti al suo servizio, e nessuno alla sua altezza“.

Rivera racconta di due episodi molto importanti per la storia sua e del club. Il primo riguarda la squalifica del 1972 per tre mesi: “Dissi che gli arbitri volevano far perdere lo scudetto al Milan per farlo vincere alla Juventus. Come poi accadde“. Il secondo, ovviamente, la Fatal Verona: “Avevamo battuto il Leeds nella finale di Coppa delle Coppe, sotto la pioggia: una partita durissima. Buticchi chiese un rinvio di due giorni, Franchi lo negò: “Tanto vincete lo stesso”. Una frase che si prestava a essere male interpretata. Perdemmo“.

 

Redazione MilanLive.it