Prof. Noci: “In Cina conoscono due parole italiane, Baggio e AC Milan”

La presentazione del Milan in Cina (foto acmilan.com)

MILAN NEWS – Le questioni cinesi sono diventate centrali negli interessi italiani, sport compreso, con focus speciale ovviamente su Milan e Inter.

Giuliano Noci, professore ordinario di Strategy & Marketing e Prorettore delegato del Polo territoriale cinese del Politecnico di Milano è intervistato dai colleghi di Repubblica.it per chiedergli quali saranno i possibili cambiamenti a livello economico dopo il congresso del partito comunista cinese che si tiene al prossima settimana: “Alle autorità cinesi hanno fatto molto paura due cose. La prima: alcuni investimenti dissennati nel mondo del calcio. E’ vero che per la capacita’ di spesa cinese gli investimenti nel calcio sono “peanuts” (noccioline, ndr). Ma i cinesi sono molto sensibili al simbolismo e certe spese, sia all’estero sia per ingaggiare campioni nelle squadre locali sono apparse immorali. L’altro aspetto di preoccupazione riguarda la leva finanziaria usata in certe operazioni come l’ingresso in Deutsche Bank o in Wanda”.

Intanto ieri è stata presentata Milan China, con tanto di piano commerciale esposto. Per quanto riguarda i rossoneri, ecco quanto riferito dal prof. Noci: “Per il Milan il mercato cinese è una grande occasione. Mi spiego. In Cina tutti conoscono due parole di italiano: Baggio e AC Milan, anche nei paesi più sperduti. Perché negli anni novanta quando la società ha cominciato ad aprirsi all’occidente le prime partite trasmesse furono quelle del campionato italiano. Baggio era il campione più ammirato, il Milan la squadra più ammirata e anche se negli ultimi anni ha vinto poco la sua popolarità è massima. Le potenzialità di un mercato di circa 3 miliardi, se ci allarghiamo ai paesi asiatici dell’area, sono incredibili”.

Sulle differenze delle proprietà di Milan e Inter: “I due casi sono diversi. Suning e’ un grande gruppo, conosciuto ovunque in Cina e dietro all’acquisto dell’Inter c’e’ sicuramente un progetto industriale legato allo sviluppo del marchio in Europa. Non si e’ ancora visto perche’ i tempi cinesi non sono quelli occidentali. Il caso del Milan è più interessante perche’ innovativo, ma più rischioso per definizione, visto che se non verrà ripagato il debito a Elliott il fondo ne diventerà il nuovo proprietario. Yonghong Li e’ stato costretto a spendere tanto per vincere subito e avere un ritorno di immagine per provare a quotare il Milan in una borsa asiatica, con tutta probabilità Shanghai. Può essere – conclude Noci a Repubblica.it – che Li avesse alle spalle qualche grandi investitore, ma se c’erano società di stato e’ chiaro che dopo l’intervento del Governo sugli investimenti all’estero si siano defilati”.

 

Giacomo Giuffrida – Redazione MilanLive.it