Marco Fassone
Marco Fassone (©Getty Images)

MILAN NEWS – Il verdetto non sarà stato unanime ma era atteso un po’ da tutti. L’UEFA la scorsa settimana ha bocciato la richiesta del Milan per l’adesione al regime del voluntary agreement per mancanza di certezze finanziarie.

Una delibera che non ha convinto Umberto Lago, ex presidente della Camera del Financial Control Uefa. In questi mesi ha seguito da consulente la vicenda. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha parlato del Milan e della sua situazione societaria in maniera quasi lusinghiera, difendendo gli intenti del club: “Mi ha colpito che al club rossonero sia stato chiesto il rifinanziamento del debito prima di emettere il verdetto. Anche perché erano tempistiche impossibili da rispettare: porlo come paletto imprescindibile equivale a renderlo impossibile. Eppure una soluzione esisteva. Si poteva porlo come condizione risolutiva. Io ti concedo il voluntary e intanto predispongo il settlement: se in primavera non sei in grado di rispettare le mie condizioni e non sei riuscito a rifinanziare, allora passi al settlement. Stesso discorso per le garanzie: la Uefa può chiederne alcune, ma se chiedono l’intera cifra diventa una cosa impraticabile“.

Umberto Lago e il ‘caso Milan-UEFA’

Lago ha spiegato il suo punto di vista, dichiarando di essere contrario alla bocciatura del Milan: “Per come l’ho visto io, il piano del Milan poteva passare. Va detto che sull’acquisizione del club c’è stata diffidenza da parte di diversi soggetti fin da subito, cosa che può aver pesato sulla decisione. La linea guida è giudicare il business plan, non chi c’è dietro. E se il piano è credibile, dovrebbe bastare. Anche perché se il rifinanziamento non andasse in porto, il Milan non fallirebbe: passerebbe a Elliott e la continuità aziendale verrebbe mantenuta. Il rischio default è inesistente”.

L’ex presidente ad interim e vicepresidente della Camera investigativa del Club Financial Control Body ha proseguito così la sua analisi: “Tornando a Yonghong Li: o siamo in un caso di conclamata pazzia, o sa di poter contare su ricavi cinesi derivanti dallo sfruttamento dal marchio. Fino a ora mi risulta che abbia regolarmente fatto gli aumenti di capitale. Forse agli occhi della Uefa ha influito la campagna acquisti molto aggressiva, che non è stata vista positivamente. D’altronde, per tornare grande il Milan deve osare”.

Il Milan ora punterà sull’accesso al regime del settlement agreement, che però pone sanzioni economiche e sportivo che possono un po’ ostacolare i piani societari. Lago in merito spiega: “Non credo ci saranno problemi, impone paletti molto rigidi, fra cui i famosi -30 milioni a bilancio da non sforare nel triennio. Ci si arriva in due modi: incrementando i ricavi, anche e soprattutto in Cina, o riducendo i costi, ovvero ridimensionando la rosa e rallentando il ritorno alla competitività. Il problema del Milan comunque non sono i costi eccessivi, ma i ricavi troppo bassi. Le sanzioni? Una multa fra i 5 e i 10 milioni, più altri 15 condizionati al raggiungimento dei risultati. Limiti al mercato. Tetto agli stipendi. E rosa ristretta in Europa. L’esclusione dalle coppe è una possibilità molto remota”.

 

Keivan Karimi – Redazione MilanLive.it

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