Paolo Maldini
Paolo Maldini (©Getty Images)

NEWS MILAN – Oggi è il giorno in cui Paolo Maldini compie 50 anni. La leggenda rossonera sta ricevendo sui social network grandi manifestazioni di affetto da parte dei tanti tifosi che lo hanno ammirato in passato e lo ammirano tuttora.

Lo storico numero 3 del Milan ha concesso un’intervista a Carlo Pellegatti per Premium Sport. Ha esordito così nel parlare della sua vita post-carriera da giocatore: «Ho una vita felice e movimentata anche senza calcio, mi sono abituato quasi subito alla nuova vita. Per 25 anni mi sono goduto un periodo unico, ora ho più tempo per me e la mia famiglia che da sempre è fondamentale per me. Seguo i miei figli nel calcio ma niente paragoni, mia moglie è come la mia stampella».

Paolo Maldini ha ripercorso alcune tappe della sua carriera, dal 1978 quando aveva 10 anni fino al 2008 quando ne aveva 40: «Ricordo il primo provino per il Milan, ai tempi non potevano essere presi ragazzi sotto i dieci anni. Era a Linate, fui preso quasi subito. 1988? Il primo scudetto rossonero, l’inizio di una cavalcata incredibile con Sacchi. 1998? Ero ai Mondiali in Francia, non ho mai avuto fortuna nei campionati del mondo: sempre eliminato ai rigori o al golden gol. Per mia mamma fu una sofferenza: io capitano, mio padre allenatore. 2008? Col Milan avevamo chiuso una rincorsa nel ritornare ad alti livelli, la rivincita con Liverpool e Boca Juniors aveva portato Champions League e Mondiale per club. Avevo già detto alla società che sarebbe stato il mio ultimo anno»

In seguito la bandiera rossonera ha parlato brevemente dei tre allenatori che hanno segnato maggiormente la sua carriera. Arrigo Sacchi, Fabio Capello e Carlo Ancelotti: «Sacchi, dove tutto è partito. Senza Arrigo non ci sarebbero stati 20 anni di grande Milan. Capello, i record parlano chiaro. La formazione 1991-92 credo sia stata la migliore di tutte. Ancelotti? Naif. Ci ha cambiato mentalità, è quello in cui mi sono divertito di più».

A Maldini viene chiesto della sua ultima partita in assoluto, quel Fiorentina-Milan che chiuse il campionato 2008/2009 ma anche la sua carriera da calciatore: «Sentii il grande affetto del popolo viola ma di tutto quello italiano, diventi un calciatore ‘di tutti’ quando giochi così tanto in Nazionale e per come ti comporti in campo. Dedica di Guardiola dopo la contestazione all’addio a San Siro? Rimase molto scosso da cosa successe durante Milan-Roma, fu un grande gesto e volle farmi sentire la vicinanza di tutto il calcio».

Paolo ha parlato pure del Milan attuale, che vive un momento un po’ complicato anche se ha trovato in Gennaro Gattuso un buon allenatore: «Sono contento per Gattuso, ha fatto bene anche se gli obiettivi di inizio stagione sono stati ridimensionati. Vediamo cosa succederà, ci sono tanti punti di domanda».

Infine si parla dell’eventuale ritorno da dirigente nel mondo del calcio, cosa che in futuro potrebbe anche avvenire. Lui spiega: «Ho poche scelte, vista la mia carriera: o Milan o Nazionale. Non è detto che debba per forza rientrare nel calcio. Certo, per i colori rossoneri le porte sono sempre aperte: per ora non ho ancora trovato le condizioni ideali per dire di sì».

 

Redazione MilanLive.it

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