Paolo Maldini
Paolo Maldini e la Champions League 2007
(©Getty Images)

MILAN NEWS – Oggi Paolo Maldini compie 50 anni. Il Milan gli ha dedicato una foto-storia con le immagini più belle e significative della sua vita dentro e fuori dal campo. Ad ogni foto, un commento dello stesso Maldini.

Subito un commento sui successi personali e sulle sue abitudini di vita: “A livello individuale non sono mai riuscito a conquistare il Pallone d’oro. Nessun rammarico, in carriera ho vinto tanto con la squadra. Ho ricevuto un premio dell’Uefa che mi ha fatto un grande onore, mi ha fatto sentire importante. Un premio voluto da Platini. Allenarmi mi è sempre piaciuto. Mi divertivo, mi faceva stare bene. Affrontarlo al massimo e con grandi motivazioni è il modo giusto per migliorarsi. Hanno provato a cambiarmi le abitudini alimentari, ma alla fine hanno sempre ceduto. Non ho mai rinunciato a niente, il mio corpo è abituato così. Esordio nella stagione 1985/86. È come se uno nato nel 2002 oggi giocasse titolare a San Siro. La mia ultima partita a Firenze. In quella stagione ho avuto attestazioni di stima fuori dal normale, come lo striscione dei tifosi dell’Inter. Dopo il calcio ho detto: «Come faccio a non ingrassare?». Ho provato con la boxe. Bellissima ma mi mancava la competizione, quindi ho fatto tennis”.

FAMIGLIA MALDINI – “Questa viene da casa mia. In famiglia sono stato il primo maschio dopo tre femmine e negli occhi di mio padre si legge tutta la soddisfazione. Per me la famiglia è il centro di tutto: il Milan ha un po’ i crismi di una famiglia. Dicono sia difficile stare nella stessa squadra per 25 anni, per me è stato facile”. 

MALDINI, BERLUSCONI E MILANELLO – Silvio Berlusconi ha portato un cambio di mentalità e investimenti importantissimi per arrivare al risultato. Una visione del calcio molto futuristica. Quante cose sono successe a Milanello. Ogni tanto si leggeva di litigi e noi andavamo a caccia di chi aveva parlato, perché era come un tradimento”.

L’INCONTRO CON ADRIANA E I FIGLI – “A 19 anni in discoteca ho avuto la fortuna di incontrare Adriana, l’amore della mia vita: un punto di riferimento importantissimo. Christian e Daniel mi hanno seguito molto nella mia carriera, grazie anche a mia moglie che li portava in giro”.

GIOVENTU’ ED ESORDIO – “Guardate il campo… giocare così mi ha permesso di sviluppare un senso di adattamento generale che da professionista mi ha aiutato molto. Cassano d’Adda, prima partita da professionista. Non avevo ancora 16 anni, credo di aver giocato bene. Mi ha accompagnato mio padre”. 

LIEDHOLM, CAPELLO E SACCHI“Liedholm è stato il primo allenatore a credere in me. Mi ha voluto nel primo ritiro quando dovevo ancora compiere 16 anni, mi ha dato subito fiducia. Con Capello ho svoltato: mi ha dato un sacco di consigli pratici, mi ha trasformato da ragazzo delle giovanili a calciatore vero. È un vincente. Qua Sacchi sembra l’alieno atterrato a Milanello. Con lui è cambiato tutto: allenamenti durissimi, ore di tattica, la sera arrivavo a casa sfinito”.

SUCCESSI INTERNAZIONALI (1) – “Finale di Coppa Campioni 1989, vinta contro la Steaua. Una giornata storica, con una cornice di pubblico unica: il Camp Nou era quasi tutto per noi. La prima Coppa Intercontinentale vinta nel 1989. Non abbiamo giocato una bellissima partita, ma comunque l’abbiamo portata a casa. 1993, finale di Coppa dei Campioni col Marsiglia. La ricordo con un po’ di tristezza, soprattutto perché è stata l’ultima vera partita di Van Basten. Tassotti con la Coppa Campioni 1994. Alzarla è stato un premio per Mauro, grandissimo calciatore e grande uomo: ha fatto la storia della società”.

SUCCESSI INTERNAZIONALI (2) – “Semifinale di ritorno di Champions League del 2002/03: Derby incredibile, la città è arrivata a quella gara dopo una settimana di tensione pazzesca. Manchester 2003: questa è la coppa della consapevolezza, dopo i successi del 1989, 1990 e 1994. Siamo tornati in vetta all’Europa dopo un periodo difficile. Il momento più brutto, finale di Istanbul 2005, persa ai rigori contro il Liverpool. Una delle partite più assurde: abbiamo dominato per 110 minuti. Atene è stata una rivincita. Avevo un ginocchio gonfio, ho preso non so quanti anti-dolorifici, di quella partita ricordo solo i festeggiamenti. Il viaggio in pullman per festeggiare con i tifosi la Champions 2006/07: vedere la città a tinte rossonere è stato incredibile”. 

SERIE A, COPPA ITALIA E NAZIONALE  – “Campionato 2005/06, Milan-Reggina 2-1. Quel giorno ho segnato una doppietta, io che non sono mai stato un bomber. In azzurro con mio padre CT. Un periodo difficile, soprattutto durante il Mondiale ’98: gli attacchi alla squadra e a Cesare li ho sofferti doppiamente. Coppa Italia 2003, la prima e unica che ho conquistato in carriera, vincendo 4-1 fuori casa con la Roma per poi pareggiare a Milano. Con gli arbitri ho sempre avuto un buon rapporto, ci sono state simpatie e antipatie. Qui sono con Collina, uno dei migliori in assoluto. Questa è Perugia, lo Scudetto del 1998-99. È una partita dai tanti significati: questo è il giorno del grande riscatto. Campagna acquisti 2001/02: fase di transizione, Terim era una scommessa. Ma Pirlo, Rui Costa e Inzaghi no. È cominciata la risalita della squadra. Mondiali 2002 contro la Corea. Mondiale triste. L’amarezza più grande è che avevamo una squadra spettacolare ma non siamo riusciti a dimostrarlo”.

ANCELOTTI E ZACCHERONI – Carlo Ancelotti, grande compagno di squadra e super tecnico. Con lui alla guida del Milan ho avuto i miei anni più belli: c’era sintonia totale. Zaccheroni? Venivamo da alcune annate orribili, Zaccheroni è stato molto coraggioso, ci ha trascinato a uno Scudetto insperato”.

BARESI, VAN BASTEN, NESTA E GATTUSO – “Come esempio e come coraggio, Franco Baresi era un fenomeno. Magro come un chiodo ma con doti fisiche pazzesche, oltre ogni limite. Marco Van Basten era sublime. Con lui andavo molto d’accordo. Assieme a Franco è il giocatore più forte con cui ho giocato. Alessandro Nesta è stato l’uomo giusto per portare avanti il lavoro fatto con Baresi prima e Costacurta poi. Gennaro Gattuso era un giocatore fondamentale, correva per due, riusciva a sopperire alle mancanze fisiche dei compagni di squadra. È un esempio”. 

BAGGIO E MARADONA – “Maradona è Maradona. Il Napoli era fortissimo, Diego insieme a Ronaldo è stato il giocatore più forte che io abbia mai affrontato. Roby Baggio: grande campione, molto riservato. Ha sempre parlato poco, gli piaceva giocare a calcio e farsi amare per quello che faceva in campo”.

 

Giacomo Giuffrida – Redazione MilanLive.it

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