Paolo Maldini
Paolo Maldini (©Getty Images)

MILAN NEWS – Intervistato da Federico Buffa nello speciale di Sky Sport per il suo compleanno, Paolo Maldini ha ripercorso le tappe della sua carriera e non solo.

Innanzitutto ha parlato di Nereo Rocco, uomo fondamentale per suo padre Cesare ma che lui non ha mai conosciuto: “Gli direi grazie, perché ha formato mio papà. Era un uomo schietto e sensibile, uno sportivo vero. Siccome so quanto la parte sportiva abbia influito sul mio carattere e sul mio modo di essere uomo, posso immaginare quanto Rocco abbia influito su mio padre“.

A proposito di papà Cesare. Lui non era così contento che suo figlio Paolo diventasse calciatore: “L’ho vissuta a mia volta da papà. Diventare calciatore non è solo talento, c’è tanto lavoro e sacrificio. Il talento ti può aiutare, ma la strada è parecchio complicata. Nelle giovanili, dai 10 ai 14 anni, non ero sicuramente la stella, poi ho fatto il salto di qualità più avanti“.

Nel giorno del provino, Cesare gli chiese se voleva giocare per il Milan o per l’Inter: “Non solo. Mi chiese anche se volevo giocare in porta o fuori, perché a me piaceva fare il portiere. Ci ho pensato. Non su Milan o Inter, ma se fare il portiere o meno“.

Esordì a Udine nel 1985. Da quel giorno Maldini capì di poter diventare un calciatore: “Finita la partita ho pensato: ‘Posso giocare in Serie A’. Mi ero piaciuto. O meglio, piaciuto è una parola grossa. Perché in carriera ho sempre cercato la partita perfetta, ma non sono mai riuscito a farla, soprattutto da terzino. Da centrale ha più possibilità di fare zero errori, da terzino è quasi impossibile“.

Fondamentale per lui è stato Arrigo Sacchi. Ecco cosa lo ha colpito di più del tecnico: “La preparazione fisica incredibile e la conoscenza del gioco. La sua idea di calcio ci ha reso più ricchi. All’inizio ho sofferto. Sbotto e dal momento che sbotto aggiungo qualcosa di mio alla collettività. E quella è la maniera per diventare più grandi“.

Da quando ha lasciato il calcio giocato, non ha intrapreso nessuna carriera da dirigente: “Sono stato vicino al Milan di Barbara, avevo detto di sì, poi non se ne è fatto più nulla. Al Milan di Fassone ho detto di no. Alla Nazionale ho detto due volte di sì come Team Manager, o perlomeno: “Parliamone”, in occasione del mondiale in Brasile e prima dell’eventuale mondiale in Russia, ma poi non si sono fatti più sentire“.

 

Redazione MilanLive.it