Ventura: “Ferito da offese personali. Cutrone come Inzaghi”

Giampiero Ventura
Gianpiero Ventura (©Getty Images)ventur

MILAN NEWS – Alla fine aveva ragione Gian Piero Ventura. Dieci giorni fa, infatti, l’ex Ct della nazionale italiana aveva difeso a spada tratta Gennaro Gattuso. Tre partite dopo, lo scenario è completamente ribaltato in casa Milan.

Tant’è che questa volta non c’è bisogno di intervenire sul collega rossonero, di prestargli soccorso. Adesso piuttosto, per quanto riguarda il Diavolo, si parla di un super Patrick Cutrone. Presente ieri alla trasmissione televisiva ‘Pressing’, l’ex commissario tecnico azzurro ha parlato così del giovane bomber: “Secondo me ha grandissime prospettive per il futuro. Il paragone con Inzaghi non è azzardato perché ha movenze, intuizioni e lettura dei tempi della palla importanti. Non lo conoscevo come giocatore e mi ha sorpreso perché raramente sbaglia una partita. Entra e fa gol oppure è pericoloso. Penso sia molto positivo per il futuro dell’Italia”. 

Inevitabile poi non tornare al giorno della discordia, ossia alla partita contro Svezia che ha tirato fuori l’Italia dalla Coppa del Mondo: “Mi sono dato un’infinità di colpe personali quando ho capito che non ero più l’allenatore e avrei dovuto lasciare molto prima. Le colpe sono state anche di aver accettato delle situazioni che ritenevo inaccettabili. Ad esempio, quando sono stato delegittimato, nel momento in cui sono stato nominato il nuovo CT. Ma non è una critica, è una constatazione di quello che è avvenuto. Le gare con la Svezia sono state due sfide in
cui non abbiamo subito neanche un tiro, dove abbiamo sbagliato gol a porta vuota e preso pali a portiere battuto. Ma nel calcio ci sta non ottenere il risultato, è il come ci siamo arrivati che non è andato bene: non c’erano i presupposti per una vittoria”.

Malgrado la rabbia comprensibile, il tecnico non ha accettato la gogna mediatica e alcune parole forti dopo la disfatta: “Io dopo la Svezia ho sentito alcuni giocatori come Buffon. Per me è stata una ferita umana perché quello che è successo dopo è stato grave. Sono state dette un sacco di falsità, come che sono scappato dal ritiro e altre cose terrificanti. Non ho querelato perché era un momento in cui non avrebbe avuto senso. Nei tre mesi successivi ho provato una grande sofferenza interiore. Ho accettato la Nazionale per amore della maglia azzurra, ho rifiutato altre offerte importantissime di società di prima fascia. Non rifarei assolutamente questa scelta, non la rifarei da italiano e da chi
ha sofferto per la Nazionale. Con Lippi sarebbe stato diverso, non mi avrebbero delegittimato”.

Ma adesso è tempo di ripartire. L’Italia è a chiamata a un pronto riscatto e a un’ascesa che la riporti dove merita: “Ma ormai è il passato, ho visto Mancini e gli ho fatto l’in bocca al lupo perché ne ha bisogno. Il tempo adesso sta spiegando che è un sistema difficile. Abbiamo un’infinità di giovani potenzialmente forti, come Chiesa, Bernardeschi e Barella, ma il vero problema è il sistema che rende difficile tutto questo. Oggi non ci sono più i blocchi di una sola squadra, adesso quando va bene abbiamo due giocatori per squadra che giocano in maniera diversa e si ha poco tempo. La sconfitta con la Svezia ha un valore epocale, su questo non
c’è dubbio. Devono essere accettate anche le critiche più accese ma non va offeso l’uomo. Non c’è stato rispetto e questo un po’ mi ha ferito. In quei momenti mia moglie mi è stata molto vicino”.

 

Redazione MilanLive.it

 

 

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