Paolo Scaroni
Paolo Scaroni (©Getty Images)

MILAN NEWS – Parola al presidente. Paolo Scaroni, neo patron del Milan dallo scorso 21luglio con la gestione Elliott Management Corporation, ha rilasciato un lunga intervista a La Gazzetta dello Sport oggi in edicola.

Si parte chiaramente dagli obiettivi societari. E quando gli si chiede quanto manca per giungere alla meta, il massimo dirigente traccia subito il percorso: “Nel calcio ci sono due montagne da scalare contemporaneamente, quella sportiva e quella economica: sono intrecciate e tenute insieme dal Fair play. Il ragionamento è complessivo e deve portare a cambiare le logiche di espansione del nostro campionato. Dobbiamo guardare all’Oriente e in America, perché per riportare qui i grandi campioni tutto passa dall’audience mondiale. Il Milan potrebbe essere avvantaggiato: è il club italiano con il maggior numero di tifosi sparsi nel pianeta. Non vogliamo restino vecchi signori che ricordano vecchie glorie, vogliamo tornare a livelli economici e sportivi eccellenti”.

A proposito di risultati sportivi. Il Diavolo arriva proprio da un duro k.o. in un big match: “Il Milan non mi è spiaciuto, e oggi perdere contro la Juve ci sta. Noi lo abbiamo fatto per colpa di due episodi. Nell’insieme ho visto carattere e voglia di combattere nonostante le tante assenze che ci penalizzano. Aver interrotto una serie positiva non mi allarma, al contrario degli infortuni”. Resta fondamentale però il 4° posto: “In tutte le carte del nostro business plan di quest’anno non prevediamo la Champions. L’anno prossimo sì, se non la centrassimo servirebbe un piano B. È chiaro che noi dovremmo esserci sempre, perché è il traino che tira dietro tutto”. Tanto che: “Preferisco un Milan qualificato tre volte in Champions piuttosto che vincere uno scudetto”.

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Scaroni si esprime anche a proposito di Gonzalo Higuain, reduce dalla sfuriata che ha portato a due giornate di squalifica: “Salvini ha espresso un parere durissimo ma ha parlato da tifoso. Anch’io lo sono ma in certe situazioni devo vedere le cose con distanza, ho la necessità di prendere delle decisioni. Higuain è normalmente piuttosto nervoso, con la Juve a maggior ragione. E dopo aver sbagliato un rigore cruciale era nervoso al quadrato. Guardo all’episodio da due diversi punti di vista. Da quello negativo parliamo di un professionista di 30 anni e non di 18, deve sapersi trattenere. Da quello positivo, e il ricorso viene da qui, non ha insultato nessuno, ha controllato meglio la sua lingua del suo corpo. Sarà poi lui stesso a spiegare la propria versione alla corte. Sottolineo che di questo momento di sbandamento ha chiesto scusa, a noi tutti e all’arbitro. Era davvero costernato. Alla fine del processo, non a metà, vedremo se intervenire anche noi come società”.

Intanto, anche lo stesso Milan finirà presto davanti a un tribunale: l’incontro di Nyon incombe. Il numero uno rossonero ne parla così: “Vado in Svizzera lunedì, l’audizione sarà martedì mattina alle nove e mezza. In queste ore invieremo tutta la documentazione e ci auguriamo che ogni cosa proceda per il verso giusto. A decidere saranno magistrati della corte europea, totalmente indipendenti. In più non hanno un compito difficilissimo: sul fatto che nel periodo tra il 2014 e il 2017 la società abbia violato i vincoli del Financial Fair play entrambe le parti concordano. Va solo stabilita una sanzione proporzionata alla colpa, come ha chiesto il Tas di Losanna. L’analisi del bilancio futuro è uno step successivo e avverrà in primavera”. Uno dei possibili rischi è il mancato inserimento di eventuali acquisti nella lista UEFA: “Oggi è inutile comprare perfino Messi, se poi ti possono vietare di farlo giocare. Bisogna puntare sui giovani, crescerli a zero euro e rivenderli a 30-40 milioni è il modo migliore per realizzare profitti che poi ti permettono di fare altri acquisti. E i tifosi capirebbero”.

C’è spazio anche per il calciomercato durante la chiacchierata. In attacco, si parla ormai da tempo del grande ritorno di Zlatan Ibrahimovic o Alexandre Pato: “È un altro discorso, Ibrahimovic per esempio sarà libero di scegliere la sua nuova squadra. È un giocatore fantastico, da tifoso lo adoro per l’altezza abbinata all’agilità. Sul mercato però non decido io. E il mio giocatore preferito in assoluto ce l’ho già in squadra: Suso”.

Il tutto passerà anche per Gennaro Gattuso. Il quale, assicura Scaroni, non è stato a rischio esonero dopo il match col Betis: “Gli allenatori si valutano sui risultati. Oggi il Milan va più forte dell’anno scorso e Rino ha fatto meglio del suo predecessore. Dunque il tema non si pone. In più vedo che la squadra ha assorbito la sua grinta, anche se sarebbe meglio non si trasformasse in proteste. È vero che il primo tempo con il Betis mi ha rattristato profondamente ma, seppur con i lacrimoni, non mi è mai sfuggita alcuna battuta sull’esonero. E il Betis s’è rivelato una gran bella squadra: Lo Celso è fortissimo e ultimamente i nostri avversari europei sono stati capaci di farne quattro al Barcellona”. Così come esclude l’ipotesi legata ad Antonio Conte: “Magari non me l’hanno detto, ma io non l’ho mai sentito menzionare da nessuno. E personalmente non ho nemmeno il suo numero di cellulare”.

Un vero rinforzo nel frattempo è già in arrivo, ossia Ivan Gadizis: “Ha svolto per nove anni lo stesso incarico all’Arsenal, e lo ha fatto bene. Sa di sport e non perché giocava bene a pallone, e in più arriva da un mondo colto, è laureato in legge a Oxford. Sarà lui a gestire la macchina: io farò un passo indietro. Il Milan ha il problema vitale di aumentare ricavi, che oggi sono gli stessi del 2003 a fronte di spese per pagare i giocatori doppie o triple. Siccome non c’è più un mecenate che copre le uscite, occorre un’altra filosofia: Gazidis con l’Arsenal l’ha percorsa. In generale in Premier sono partiti prima di noi nel trasformare il calcio in business, per esempio vendono i diritti tv diversamente dalla nostra Lega. Però ho fiducia che la Serie A torni a essere quello che era. Le nostre squadre impegnate in coppa, è un’idea, potrebbero giocare in giorni e orari, magari nel week end a mezzogiorno, che favoriscano i mercati orientali o americani”.

Tra le varie situazioni in ballo, il presidente inserisce tra quelle prioritarie la questione stadio: “E’ al primo posto. Io ho fatto un’inversione a “U” rispetto alla precedente proprietà, vorrei uno stadio nuovo insieme all’Inter: un modo per dimezzare investimenti e manutenzioni raddoppiando il valore degli sponsor. Con più partite ogni settimana tra coppa e campionato la visibilità sarebbe pazzesca. Lo stadio aumenta i ricavi di 40-50 milioni l’anno e un grande sponsor potrebbe dargli il nome, avremmo la coda di aziende internazionali interessate all’investimento. E incasseremmo molto più di quello che fanno a Torino con l’Allian”.

Infine, si è parlato di un possibile nuovo socio di minoranza. Dopo la smentita ufficiale di Elliott, arriva un’altra negazione: “Non ci sono trattative, zero, nessun socio in vista e nemmeno lo si cerca. Elliott ha un disegno di ampio respiro da realizzare in 3-5 anni. Deve prima creare valore se un giorno vorrà disinvestire. È quello che un fondo fa di mestiere e i loro numeri, dal 1978 a oggi, dicono che lo fanno benissimo. Se poi arriva un compratore fantastico chissà, ma ora non esiste una simile prospettiva. Gordon Singer segue attentamente la parte investimenti, acquisti e cessioni”.

 

Redazione MilanLive.it

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