Milan, l’altra nobile sfida di Gazidis: stop al razzismo

Ivan Gazidis Paolo Maldini
Ivan Gazidis e Paolo Maldini (©Getty Images)

MILAN NEWS – Nei progetti di Ivan Gazidis non c’è soltanto un club più forte e sano economicamente, ma anche un Milan più «aperto» e moderno a 360°. Una società che incarni i valori fondanti dello sport e della società civile, accogliendo la diversità come un arricchimento.

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Come riferisce La Gazzetta dello Sport oggi in edicola, potrebbe sembrare un aspetto marginale, una missione secondaria per un amministratore delegato scelto per l’abilità nella gestione aziendale, nello sostenibilità dei conti e nei rapporti con gli organi che governano il calcio europeo. Ma non lo è. «Bisogna allargarsi al mondo», sottolinea piuttosto Gazidis. «Il calcio italiano ha l’occasione per guardare oltre gli episodi poco edificanti accaduti in questi anni. Deve abbracciare il futuro, a tutti i livelli», ha ribadito l’ex Arsenal. Il riferimento è soprattutto al razzismo, perché i casi di Tiémoué Bakayoko in Milan-Lazio o Kalidou Koulibaly in Inter-Napoli – rivela la rosea – hanno turbato profondamente l’amministratore delegato rossonero, il quale è molto sensibile sull’argomento. Anche perché suo padre, amico di Nelson Mandela, venne incarcerato come sovversivo durante la lotta all’apartheid mentre Ivan nasceva a Johannesburg nel ’64.

Ma non c’è solo la lotta al razzismo al centro della questione. C’è «un Milan che s’impegnerà affinché il calcio italiano diventi più civile, contro ogni forma di discriminazione». Quando si parla di «uomini del nuovo Milan», Gazidis precisa subito: «uomini e donne». Nessuno del progetto Milan, infatti, dovrà sentirsi messo in disparte per via del proprio genere, religione, orientamento sessuale. Un concetto che all’estero s’è progressivamente radicato, mentre in Italia c’è ancora parecchia strada da fare. «E il Milan sarà in prima linea, tanto quanto lo sarà per migliorare i risultati sportivi». 

 

Redazione MilanLive.it