massimo silva
Massimo Silva (©Getty Images)

Una lunga gavetta, ora la grande chance. La storia di Marco Giampaolo inizia molti anni fa. Prima avventura di un certo livello all’Ascoli, in collaborazione con Massimo Silva perché sprovvisto di patentino.

I due condussero insieme la squadra prima alla promozione in Serie A (grazie anche al ripescaggio) e poi ad una splendida salvezza. Già lì, ormai tredici anni fa, le idee e la personalità di Giampaolo erano chiare a tutti. Passione, lavoro e dedizione: con questi tre ingredienti è riuscito a migliorare di anno in anno, fino al Milan, la grande occasione della sua carriera. Per conoscerlo meglio, MilanLive.it ha intervistato Silva, l’allenatore con cui ha condiviso due anni proprio in quella prima esperienza all’Ascoli.

Massimo Silva racconta Giampaolo

Finalmente una grande occasione per Giampaolo. Che allenatore è?

“Secondo me quest’occasione è arrivata anche un po’ tardi, forse doveva arrivare prima la grande squadra. Magari non c’è mai stata un’opportunità vera, ma da un lato forse è anche meglio perché ci arriva ancora più maturo, più preparato e con più esperienza. Potrà gestire meglio la situazione. Poi sul lavoro di base era bravo prima e lo è adesso, è bravo proprio nel lavoro. L’avete sentito dalle prime dichiarazioni: lui è così, non dice cavolate. Certo è importante che il giocatore lo segua. Se il nome di spessore lo segue, fa il salto di qualità, questo ve lo garantisco. Se lo seguono, e io sono convinto di sì, allora si possono fare buone cose”.

La ricerca spasmodica del bel calcio se la porta dietro da sempre?

“Sì, anche all’Ascoli. All’inizio lo faceva più per farsi conoscere, aveva questa voglia… Io, avendo anche qualche anno in più, sono un po’ più pragmatico e guardo molto anche il risultato, soprattutto in Serie A quando dovevamo salvarci. Ricordo un Ascoli-Juventus, c’era Capello quindi Ibra, Del Piero e gli altri, gli dissi di giocare un po’ più raccolti. Lui disse ‘no, li andiamo ad attaccare a fare il nostro gioco’ e dopo venti minuti eravamo sotto 3-0. Ma questo era anni fa, adesso è cresciuto. Lui ha un’idea, ha un sistema di allenamento. E il giocatore lo segue. Le sue dinamiche di allenamento portano a fare anche belle prestazioni”.

E i giocatori di qualità del Milan possono valorizzare ancor di più il suo lavoro.

“Spero di sì. Lo scorso anno il Milan sembrava giocasse discretamente, ma la manovra era sempre un po’ ripetuta. Il palleggio era buono, ma non arrivava mai ad affondare. Con Marco si può fare un salto di qualità in quel senso e magari arrivare di più alla fase offensiva e creare più occasioni. Anche fuori casa, con questo sistema di gioco si possono fare belle prestazioni”.

Ma è o non è un integralista?

“All’Empoli iniziò col 3-5-2, me lo ricordo perché andai a vedere alcuni allenamenti. Poi ha visto i giocatori che aveva e ha cambiato passando al 4-3-1-2. A inizio carriera era molto più integralista del 4-4-2, ma erano anche altri tempi. Ora c’è più modernità, un gioco diverso. Il sistema di gioco è sempre una cosa un po’ così… Dipende sempre anche dai giocatori, dai movimenti. Credo che manterrà la stessa idea della Sampdoria. Con qualche giocatore in più di qualità può fare ancora meglio”.

Torreira è un gran bel giocatore di qualità.

“Sì perché tocca molti palloni, ma è anche molto dinamico. Ma ci sono anche altri centrocampisti interessanti, com Praet, per lui sarebbe molto buono. Poi c’è Krunic che è un bel giocatore. Poi si recupera Bonaventura. Uno fra Torreira o qualcun altro dovrà arrivare credo”.

A proposito di Praet. Stessa trasformazione per Calhanoglu?

“Secondo me ci proverà. Con Marco bisogna essere dinamici, perché ci vuole partecipazione di tutti nella coralità del gioco, anche in fase di non possesso. Lui gioca in riferimento alla palla e sono pochissimi gli allenatori che giocano così. Non è di semplice attuazione, ci lavora dal primo giorno. Vedrete le capacità che ha di dirigere, di fare la didattica dell’allenamento. Ci vuole partecipazione. Sono sicuro che i giocatori lo seguiranno”.

Giampaolo come Sarri?

“Lo spero. Ci sono tante altre cose nella gestione delle squadre, ci vuole anche fortuna. Nella metodologia di lavoro è come Sarri se non di più, perché ha iniziato prima ad alti livelli. Io lo spero fortemente. Al Cesena in Serie A aveva grandissimi giocatori e lo fecero andar via presto. Ma sono cambiati i tempi, adesso è maturo per tutto”.

Ok la tattica, ma caratterialmente è difficile da inquadrare.

“E non ci riuscirete… Lui è determinato nel lavoro. Parlerà con voi sempre col sorriso perché ama questo gioco e lo vede così, fin da ragazzo. E’ un conoscitore di calcio, cerca sempre di migliorarsi. E avrà sempre il sorriso. Lui va avanti col suo lavoro. E lì è forte, determinato, ha personalità. Poi è chiaro che se arriva qualche risultato è meglio… A me piace moltissimo nelle risposte. Una volta gli chiesero ‘come fai a giocare con quel terzino?’ e lui disse ‘è funzionale al mio gioco’. Lo ammazzò a prescindere. Se era Ronaldo o un altro non cambiava. Ma è la verità, perché lui cerca proprio quello. In B avevamo sempre il doppio giocatore per ogni ruolo: quando sostituiva uno, quello che entrava sapeva tutto. In Serie A partimmo con Del Grosso che veniva dalla Serie C e ha fatto carriera. Ripeto: se uno lo segue e si applica può fare grandi cose”.

Da attaccante ad attaccante. Con Giampaolo sarà EuroPiatek?

“Nelle ultime gara non mi è piaciuto. Da ex attaccante, ad alto livello devi saper fare tutto. Ci sono partite in cui arrivano pochi palloni e allora devi fare un lavoro diverso. Basta un assist, un tocco, per cambiare la prestazione. Invece Piatek cerca sempre e solo il gol, sempre lo stesso movimento in profondità. Con Marco spero che migliori in quel senso. Poi comunque è un bomber, forse pure Cutrone può fare il salto di qualità. Quagliarella i primi anni con noi faceva pochi gol pur avendo grandi potenzialità, ora è diventato capocannoniere”.

E cosa ne pensa di André Silva?

“Ho letto che potrebbero puntare su di lui. A me non dispiace. Lo dico da uno che ha 400 partite tra Serie A e Serie B: la differenza la fa la testa perché ci vuole intelligenza calcistica e personalità. Se non hai carattere non giochi a pallone. Speriamo possa far bene anche lui, visto che è anche un mio omonimo…”.

 

Redazione MilanLive.it