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San Siro, gli architetti internazionali: “Abbatterlo è da pazzi”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:01

Questione San Siro, gli architetti internazionali si oppongono al progetto di Milan e Inter. No all’abbattimento: ecco una possibile via alternativa. 

Stadio Giuseppe Meazza - San Siro
Stadio Giuseppe Meazza – San Siro (©Getty Images)

Dopo dibattiti e valutazioni, la questione San Siro ora entra nel vivo. Milan e Inter, infatti, settimana prossima presenteranno il progetto ufficiale al Comune del piano ormai noto: l’abbattimento dello storico tempio calcistico da una parte, l’edificazione di una nuova e moderna struttura nell’attuale zona parcheggi dall’altra.

E gli ultimissimi aggiornamenti dal capoluogo lombardo – rivela Tuttosport – conquistano anche le prime pagine delle riviste internazionali di architettura, ma non tutte sono favorevoli a questa linea tracciata dalle due società. Anzi. Architet’s Journal, un’apprezzata pubblicazione londinese, in particolare ha infatti dedicato un intero approfondimento sulla discussione raccogliendo pure le voci di diversi esperti.

San Siro, le possibili alternative all’abbattimento

Come sottolinea Ts, quel che stupisce i commentatori è il fatto che venga presa in considerazione la demolizione del Meazza ma non una riconversione. “L’Arsenal ha abbandonato Highbury ma il vecchio stadio è rimasto in piedi e trasformato in un complesso residenziale in modo estremamente soddisfacente”, è per esempio il parere di Catherine Slessor, esperta di architettura per l’Observer.

“Per contrastare queste proteste si potrebbe chiedere di allestire una gara parallela per un riutilizzo a basso impatto energetico dello stadio esistente”, suggerisce invece Ben Hopkins dello studio di architettura Bennett Associates con sede a Londra e uffici a Manchester ed Edimburgo.

“La demolizione di un edificio enorme per fare spazio a uno più piccolo è abbastanza indifendibile come scelta di design”, scrive invece Jon Wright dello studio inglese Purcell. “Se questo fatto si combina alla rinuncia del campo di calcio più storico d’Italia, la perdita è devastante e spinge a immaginare la necessità di un intelligente riutilizzo. Edifici come questo, che sono totem del cambiamento nel corso dei decenni, devono indicare come le costruzioni possano essere conservate e riadattate”. 

 

 

Redazione MilanLive.it