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Fassone: “La verità su Yonghong Li, Mirabelli, Bonucci e Maldini”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:21

Da Yonghong Li a Paolo Maldini, da Mirabelli direttore sportivo alle tante scelte di calciomercato: Fassone torna a parlare dell’esperienza al Milan.

Marco Fassone
Marco Fassone (foto acmilan.com)

Marco Fassone questa sera è intervenuto a Sportitalia per tornare a parlare della sua esperienza al Milan. Da metà aprile 2017 al luglio 2018 è stato amministratore delegato del club, allora in mano alla proprietà cinese rappresentata da Yonghong Li. Diversi i temi affrontati.

Il suo addio al Milan dopo poco più di un anno: «C’è rammarico di noi dirigenti per aver iniziato un lavoro e aver seminato, però poi non abbiamo potuto completare il lavoro. Credo che il proprietario abbia sottovalutato la difficoltà di restituire il prestito di 18 mesi. Pensava di avere un debito piccolo rispetto al bene che aveva. Non è riuscito nei tempi previsti a fare l’operazione, ci ha rimesso tanti soldi e la proprietà è passata ad altri».

La sua decisione di dire sì alla proprietà cinese: «Se riporto la mia testa ad agosto 2016 quando ricevetti la telefonata dei cinesi, credo che chiunque al mio posto non avrebbe resistito a prendere parte al progetto Milan. Inoltre stavano trattando con Fininvest e col supporto di un advisor importante. Se il Milan e Fininvest cedono a questo signore, è perché c’era un progetto serio. Ero onorato di farne parte».

L’esperienza da amministratore delegato rossonero: «Abbiamo commesso anche errori, però abbiamo fatto anche cose buone. Nei 15 mesi di gestione abbiamo cercato di fare il meglio possibile per creare un buon progetto e creare entusiamo. Dopo vari mesi si percepivano le difficoltà finanziarie e non credevo finisse così a luglio 2018. Gli ultimi mesi sono stati una sofferenza, non potevamo agire sul mercato e c’era dispiacere».

L’addio di Yonghong Li, che ha perso il Milan per 32 milioni: «Yonghong Li ha perso il Milan a causa dei debiti contratti, doveva restituire il debito corrente da 32 milioni e per il resto c’era tempo fino ad ottobre. Ma è andato in default non avendo restituito quei soldi. Non l’ho più sentito dopo, prima comunque parlavo quasi solo con Han Li dato che parlava anche inglese. L’ho anche risentito ed è stato sempre affettuoso con me. Il danno maggiore l’hanno subito più loro di me».

La scelta di Massimiliano Mirabelli come direttore sportivo: «Era il primo collaboratore di Ausilio e l’ho conosciuto grazie a Piero all’Inter. Faceva tanto lavoro, vedevo come costruiva la rete di osservatori. Alcuni acquisti erano state sue intenzioni. Cercavo un ds che volesse scommettere con me, lui disse sì quando ancora non si sapeva se il closing si sarebbe fatto. Gli rimborsavo le spese durante quel periodo, ha avuto grande coraggio. Io penso di aver fatto la scelta giusta con lui. Credo che il bilancio sia stato positivo».

Si passa a Paolo Maldini, che rifiutò l’offerta di Fassone e poi tornò nel club con l’avvento di Elliott: «Io gli avevo proposto di lavorare al Milan. Immaginavo un Milan a due punte, Maldini e Mirabelli che si completassero. Massimiliano che aveva fatto gavetta ed esperienza con un campione. Paolo ha preferito non accettare, bisogna chiedere a lui perché ha poi detto sì a Elliott. Forse gli piaceva di più il progetto. Non so se oggi hanno più soldi di quelli che avevo io, ma spendono di più per il management. Hanno investito di più sulla parte dirigenziale».

Il calo del Milan da un po’ di anni a questa parte: «Abbiamo assistito a un gruppo di squadre che hanno seguito una filosofia che ha permesso di ottenere risultati sopra il fatturato, altre hanno avuto più difficoltà. Milan, Inter e Roma nel passaggio dalle gestioni storiche hanno passato un pedaggio pesante. Le proprietà straniere hanno fatto errori iniziali. Il Milan quest’anno sta ricominciando di nuovo da zero o quasi, con nuovi dirigenti e nuovo progetto. Serve tempo. Nell’altro tempo ci sono Juventus, Napoli, Atalanta e Lazio che hanno ottenuto risultati con continuità avendo anche avuto continuità ai vertici societari».

Si parla poi di alcune operazioni fatte, dall’acquisto di Leonardo Bonucci alla conferma di Vincenzo Montella e al rinnovo di Gianluigi Donnarumma: «Bonucci è stato un errore, avevamo fatto 8-9 acquisti con una strategia pulita prima e volevamo fare una rosa da 4-3-3. Non ci serviva un altro centrale, mancava una punta e avevamo 70-80 milioni da spendere. Abbiamo deciso di prendere un leader come Leo, ci è stata sottoposta l’opportunità e ho cercato di negoziarla al meglio. Magari prendendo la punta invece che lui la storia sarebbe stata diversa, chissà. Comunque lui è un campione. Il rinnovo di Donnarumma non è stato un errore e comunque non avevamo offerte, neanche la conferma di Montella dopo il campionato che aveva fatto e serviva continuità. Cedendo i giocatori presi da noi ora possono fare plusvalenza con tutti».

Fassone sottolinea anche le cessioni fatte da lui e Mirabelli, oltre ad alcuni rinnovi contrattuali: «Serviva una rifondazione al Milan. Con me hanno rinnovato Donnarumma, Calabria, Suso, Bonaventura eccetera. Abbiamo comprato e fatto rinnovi, però bisogna anche ricordare le cessioni. C’erano vendite complicate da fare in quell’estate. Niang al Torino abbiamo ceduto, Lapadula al Genoa, in Turchia sia Sosa che Kucka…».

Il mancato arrivo di un grande centravanti: «La strategia era di prendere un attaccante importante e l’idea era di prenderlo per primo. A maggio-giugno avevamo nomi in testa e non siamo riusciti a chiudere. Siamo andati a più di un centimetro da Morata. Yonghong Li insisteva per Cristiano Ronaldo, però i numeri sconsigliavano l’operazione. Lui era disponibile a valutare l’opportunità, c’era dell’entusiasmo su quel Milan. Abbiamo fatto al massimo qualche chiacchierata, mai andati oltre».

L’affare André Silva: «Silva era giovane, volevamo metterlo sotto l’ombrello di un attaccante importante e avevamo il budget. Ma poi abbiamo virato su Bonucci nell’investire. Uno era Belotti, abbiamo fatto offerte importanti per lui ma Cairo chiedeva 100 milioni. Aubameyang pallino di Mirabelli da sempre, l’offerta era sopra il prezzo che ritenevamo corretto e avremmo potuto prenderlo».

Il ritorno al Milan in Champions League: «Non so quanto ci vorrà, spero subito. Normalmente con questi cambiamenti il primo anno è complicato, poi nel secondo anno si fanno alcuni correttivi che ti permettono di essere competitivo. Può essere una stagione di transazione questa. Bisogna dare anche continuità a Giampaolo, Maldini e Boban».

La cessione di Patrick Cutrone al Wolverhampton per circa 22 milioni di euro (in Inghilterra scrivono 25): «Vendi in base a quanto offre il mercato. Comunque confrontandolo ad altri ragazzi della sua età il prezzo mi sembra un po’ basso, però ho saputo che ci sono tanti bonus».

La sua soddisfazione maggiore durante l’esperienza rossonera: «Portare 60mila allo stadio nel preliminare di Europa League e credere che avremmo potuto scrivere pagine belle della storia del Milan».

Capitolo Gennaro Gattuso: «Mi sarebbe piaciuto continuare a lavorare con lui e vorrei tornare a farlo. Scommessa vinta».

Si parla di Silvio Berlusconi, che non ha lasciato il Milan in buone mani: «Lo hanno consigliato advisor importanti. Yonghong Li all’inizio era con sette compagni, c’era una cordata. Poi il Governo della Cina ha deciso di bloccare gli investimenti all’estero e le prospettive sono cambiate. Yonghong Li non ha voluto perdere le caparre versate».

James Pallotta accusò il Milan quando Fassone e Mirabelli stavano investendo tantissimi soldi sul mercato nell’estate 2017. Fassone spiega: «Non c’è correlazione tra gli investimenti e il motivo per il quale Yonghong Li ha dovuto abdicare. Credo che facevamo paura in quel momento, ci fu un botta-risposta con Pallotta».

L’esclusione del Milan dall’Europa: «Il Milan ha ritenuto opportuno trovare una soluzione transattiva. Noi avevamo una strategia diversa, ci tenevamo molto a giocare in Europa. Avevamo previsto di fare una perdita contenuta nella seconda stagione per poi rientrare nei paletti del Fair Play Finanziario».