Il Milan tra le big italiane è la società che è riuscita a incassare meno dalle cessioni, ottenendo pochissime plusvalenze importanti.

Patrick Cutrone
Patrick Cutrone (Foto wolves.co.uk)

Uno dei maggiori difetti del bilancio del Milan negli ultimi anni riguarda la capacità del club rossonero di generare plusvalenze, ovvero cessioni onerose capaci di lasciare un segno positivo nel bilancio generale.

Oggi l’edizione di Tuttosport ha raccolto numeri e cifre delle cessioni recenti, dal 2015 in poi, delle maggiori società calcistiche italiane. In casa Milan i risultati sono piuttosto scarni: i rossoneri sono il club che hanno venduto ‘peggio’ i propri calciatori a livello di introito economico.

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Milan, tante cessioni ma poche plusvalenze

Dunque il Milan ha fatto peggio dell’Inter e delle altre rivali in campionato in fatto di cessioni onerose. Basti pensare all’ultima sessione estiva di mercato: a parte la vendita di Patrick Cutrone per 18 milioni di euro (più bonus) al Wolverhampton, i rossoneri non sono riusciti a generare alcuna plusvalenza.

Negli ultimi quattro anni la società di via Aldo Rossi non vanta numeri eccellenti in entrata: la cessione più alta è stata quella di Leonardo Bonucci alla Juventus per 35 milioni, anche se in realtà si è trattato di uno scambio alla pari con Mattia Caldara. Seguono gli addii di Cutrone, Kalinic, El Shaarawy e Niang, tutti però sotto i 20 milioni di ricavo.

Per rivedere una cessione ‘top’ effettuata dal Milan si deve addirittura fare un salto indietro di dieci anni: era l’estate 2009 quando Kakà partì da Milanello in direzione Real Madrid per ben 67 milioni di euro, all’epoca considerata una cifra da record.

Davvero troppo poco dunque rispetto a Juventus, Napoli e Roma, che hanno capito come vendere bene i propri gioielli, pur essendo un sacrificio forzato, sia fondamentale per il bene dei propri conti: non a caso i tre suddetti club hanno generato più di 200 milioni di plusvalenze negli ultimi quattro anni.

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