Home Milan News Tassotti: “Leonardo spinto ad allenare. Dovevo andare alla Juve con Allegri”

Tassotti: “Leonardo spinto ad allenare. Dovevo andare alla Juve con Allegri”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:09
Mauro Tassotti
Mauro Tassotti (©Getty Images)

Mauro Tassotti ha trascorso una vita al Milan, dove è arrivato da giocatore nel lontano 1980 ed ha lasciato nel 2015 dopo un’annata da osservatore. Ma è stato pure allenatore della Primavera e della Prima Squadra con Cesare Maldini. Tante le stagioni da vice.

Nell’intervista concessa al quotidiano Il Giornale, ha raccontato il rapporto con Carlo Ancelotti con il quale ha condiviso molte gioie sia in campo che in panchina: «Con Ancelotti l’intesa si è perfezionata. Oltre che amici, eravamo diventati complici. Se Carlo aveva qualche dubbio, mi interpellava ne io, senza fare sconti, esprimevo il mio parere. Se non mi chiedeva, non intervenivo anche per non avere rogne su eventuali fughe di notizie».

Dopo l’addio di Carletto nel 2009, Tassotti è rimasto affiancando Leonardo prima e Massimiliano Allegri poi: «Leonardo invece fu spinto a fare l’allenatore, non aveva dentro il sacro fuoco. Amava più risolvere questioni spinose con i giocatori che occuparsi di questioni tecniche. E infatti, potendo scegliere, ha fatto il dirigente poi. Con Allegri mi son trovato benissimo: lo considero uno degli allenatori più capaci in circolazione. Gli avevo promesso che, finita l’esperienza al Milan, l’avrei seguito alla Juve. Alla fine, invece, rimasi con Pippo Inzaghi per spirito di servizio e fedeltà alla bandiera».

Mauro ricorda quando conobbe Zlatan Ibrahimovic nelle stagioni 2010/2011 e 2011/2012: «Ogni tanto sbraitava. E quando ti trovi di fronte uno che pesa 96 chili ed è alto 1,95, è meglio stare alla larga. Eppure in quel Milan c’era chi gli teneva testa. Chi? Uno come Rino Gattuso, per esempio».

L’attuale vice di Andriy Shevchenko nella nazionale ucraina ritiene che il ritorno del attaccante svedese sia importante: «Ibra serviva a questo Milan. Avessero avuto piena libertà Maldini e Boban, avrebbero anticipato l’arrivo di qualche esperto. Ibra è un campione. E i campioni sono diversi da tutti gli altri. L’ha dimostrato subito, nonostante fosse fermo da oltre due mesi».

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