Stefano Borghi: “Milan, ecco chi è Ralf Rangnick” – VIDEO

Molto probabilmente Ralf Rangnick diventerà il prossimo tecnico del Milan. Salvo sorprese, sarà lui a subentrare a Stefano Pioli al termine della stagione.

Ivan Gazidis sembra aver deciso di puntare sul 61enne tedesco affidandogli il ruolo di allenatore-manager, un po’ come avviene in Premier League. Una figura che non si occupa solamente di preparare la squadra per le partite, ma anche di altri aspetti della gestione sportiva del club. A partire dal calciomercato e dalla scelta degli acquisti.

Lobanovski e Sacchi ispirano Rangnick

Il noto giornalista e telecronista Stefano Borghi ha pubblicato un video nel quale racconta nel dettaglio chi è Rangnick. Lo presenta come un grande uomo di calcio, uno che in Germania ha dato un’impronta profonda al calcio. Il suo lavoro prevede una metodologia di gestione imitata anche altrove.

Il 61enne tedesco era un giocatore di livello modesto, ma molto intelligente. Il calcio è sempre stata una grande passione, un’ossessione per lui. Già a 25-26 anni giocava ed era anche allenatore. Era il player-manager del Viktoria Backnang (sesta serie tedesca) verso metà degli anni Ottanta. Ai tempi in Germania veniva a fare la preparazione invernale la Dinamo Kiev del leggendario Valeri Lobanovski.

La squadra ucraina faceva delle amichevoli e capitò anche di incontrare il Viktoria Backnag di Rangnick, che rimase impressionato dal pressing forsennato degli avversari perché non lo aveva mai visto prima. Il calcio di Lobanovski lo ha ispirato a inizio carriera.

Nel 1985 arriva alla guida delle riserve dello Stoccarda, club nel quale lavorava Helmut Gross: un altro con idee avanguardiste per quello che era il calcio tedesco allora. I due hanno cominciato a studiare e a progettare insieme, influenzati anche dal calcio italiano e in particolare dal Milan di Arrigo Sacchi e dal Foggia di Zdenek Zeman.

A fine anni Ottanta-inizio anni Novanta la filosofia di Rangnick prende corpo grazie all’osservazione e allo studio di alcuni modelli esteri. In Germania il calcio sembrava non voler cambiare, ma lui vuole rivoluzionare le cose. Lui giocava con la difesa a quattro in linea, mentre ai tempi si giocava a tre con il libero staccato dietro. Proponeva calcio a zona e pressing, ricevendo parecchio ostracismo.

La sua svolta arriva nel 2006, quando decide di sposare il progetto dell’Hoffenheim. Una squadra di un piccolo paese che era in terza divisione tedesca e che il miliardario Dietmar Hopp decide di portare in Bundesliga. Rangnick inizia lì a sviluppare anche i capisaldi della gestione manageriale. All’Hoffenheim ha portato novità, ampliando lo staff e facendo potenziare le strutture. Inoltre ha fatto rafforzare molto lo scouting.

Il suo gioco può essere riassunto in due termini: pressing e verticalità. Dopo la buona esperienza nel Baden-Württemberg, nel 2011 torna allo Schalke 04 doveva aveva già allenato nella stagione 2004/2005. Conduce la squadra alle semifinali di Champions League e alla vittoria della Coppa di Germania. Ma nel settembre 2011 si dimette per eccessivo stress.

Il modello Red Bull. Al Milan può funzionare?

Rangnick rientra in scena nel 2012 quando inizia a lavorare per la Red Bull, che gli affida lo sviluppo del proprio modello. Si occupa del Salisburgo e del Lipsia, club acquistati dal colosso energetico austriaco per essere portati ad alti livelli. Da dirigente si trova a proprio agio e sviluppa progetti che portano a dei risultati.

Si rimette in panchina in due occasioni, sempre nel Lipsia: nella stagione 2015-2016 guida la squadra alla promozione in Bundesliga, mentre nella 2018-2019 ottiene la qualificazione in Champions League prima di lasciare tutto in eredità al giovane talento della panchina Julian Nagelsmann che sta facendo molto bene.

La prossima avventura di Rangnick dovrebbe essere al Milan, dove porterà la propria filosofia. Pretende uno scouting profondo per prendere giocatori funzionali, che abbiano determinati requisiti pur non essendo magari nomi famosi. Il fondo Elliott Management Corporation e Ivan Gazidis vogliono puntare su giovani talenti da valorizzare per fare anche player trading. Il 61enne tedesco è una figura che può aiutare questo progetto, che dovrebbe riportare il club rossonero in alto nel giro di qualche anno.

Da vedere se Rangnick potrà avere successo al Milan, dove c’è una tifoseria molto esigente e il bilancio non permette grandi investimenti. Serve pazienza per vedere dei risultati. Impiantare il suo modello di calcio non è facile. Lui dovrà anche essere bravo a capire bene la realtà nella quale lavorerà, perché il Milan ha una storia diversa da Salisburgo e Lipsia. E la Serie A è un’altra cosa. Non rimane che attendere.