Maldini: “Mi voleva il PSG. Pioli mi ha colpito in un aspetto. Bennacer, che personalità”

Maldini intervista
Paolo Maldini (foto AC Milan)

Paolo Maldini, direttore tecnico del Milan, ha rilasciato una lunghissima e bellissima intervista a DAZN. In questa chiacchierata con Federico Balzaretti, il dirigente rossonero ha toccato molti temi importanti in merito alla crescita della squadra e sua personale.

SU COME SI E’ PREPARATO A QUESTO LAVORO: “Mi sono preparato facendo tutt’altro in nove anni. Ho cercato di riprendere in mano la mia vita, di seguire le cose che avevo tralasciato. La famiglia, i figli, mia moglie. E anche gli amici: ho iniziato a fare cose mai fatte, come andare a prendere un caffè con gli amici. Mi sono goduto questi anni e mi sono preparato così, staccandomi dal calcio, naturalmente seguendo il Milan e la Champions con un occhio distaccato. Al momento di entrare non ero prontissimo, è stata una cosa improvvisa: ero a Miami, mi chiamò Leonardo che mi voleva con lui, è stato facile dire di sì. C’era la possibilità di entrare con Fassone e Mirabelli ma non ci siamo trovati d’accordo, poi c’era la possibilità di entrare con Barbara Berlusconi. La mia scelta, a parte un interessamento del PSG sempre tramite Leonardo, era legata ai colori rossoneri”.

COME FUNZIONA LA RICERCA DI UN CALCIATORE: “Innanzitutto, nessuno ha la possibilità di vedere tutte le partite. Di conseguenza devi avere uno scouting che lavori nella tua direzione e in quella della proprietà. Devi conoscere ciò che tu vuoi e loro ti dicono statisticamente ciò che ha funzionato e cosa no. C’è un’evoluzione del calcio. Parliamo della difesa. Un difensore per me è facile da leggere: prima ti avrei chiesto un difensore che sta bene in un reparto, adesso andrei a prendere un difensore che è forte nell’uno contro uno e poi gli insegno a stare bene nel reparto. La cosa difficile da insegnare è proprio la forza nell’uno contoro uno, la concentrazione, ed è quello che manca. Io prenderei uno forte nell’uno contro uno”.

QUANDO PIOLI INCIDE NELLE SCELTE DI MERCATO: “L’allenatore ha un ruolo importante perché ha un’idea di gioco. Quello che chiediamo è darci dei profili. Io credo che i nomi li debba scegliere il club: deve incidere su tutti i punti di vista e anche da una visione che va al di là. Credo che sia del club la responsabilità di scegliere il calciatore giusto”.

COSA LO HA COLPITO DI PIOLI: “Non mi aspettavo che sapesse trasmettere così bene i suoi pensieri alla squadra, non me l’aspettavo da una persona così pacata e tranquilla. Ho detto che magari è un po’ debole coi calciatori, ma invece a volte lo dobbiamo frenare noi… Non gli riconoscevo questa caratteristica ed è riuscito ad imporla anche in un club importante come il Milan”.

SUL SUO RAPPORTO CON LA SQUADRA: “Dipende dal momento. Durante il mercato la possibilità di andare agli allenamenti è difficile. In genere, io e Massara andiamo almeno tre o quattro volte a vederli. Parliamo col mister in maniera quotidiana: di temi di mercato, delle partite. Sulle cose tattiche ci confrontiamo, ma credo sia normale. Ci sono cose che riesci a vedere solo durante gli allenamenti: come si comporta, come ti saluta, come esce dal campo. Sono cose che tutti abbiamo passato e si riconoscono in maniera immediata. Io cerco di capire il calciatore, ma ci sono situazioni e situazioni: se devi andare a dire a uno che stai giocando male, vai lì con comprensione. Se uno si comporta male a livello di disciplina, allora vai più duro. Cerco di avere un dialogo con tutti, ma ognuno trova conforto in una persona diversa: c’è chi viene da me, chi dall’allenatore, chi da Massara, o chi andava da Boban prima”.

L’IDEA IBRAHIMOVIC: “Ibrahimovic è un’idea del gennaio precedente con Leonardo. Avevamo parlato con lui e con Raiola, aveva però data la parola che, se avessero raggiunto un risultato economico e di risultati, sarebbe rimasto. Secondo noi era l’uomo giusto per fare il giusto mix fra gioventù ed esperienza. Lui e Kjaer sono stati perfetti. In quel momento lì ce n’erano pochi, oppure c’erano ma giocavano pochi. Una volta preso è normale che sia una scelta condivisa con la proprietà. Ma in questo caso era un rischio sicurissimo: gli proponemmo 18 mesi di contratto, lui disse di volerne 6 perché non sapeva come sarebbe andata. L’ho avuto come avversario, ma mai come compagno di squadra”.

IL PARAGONE IBRAHIMOVIC E VAN BASTEN: “Van Basten e Baresi sono i due calciatori che avevano qualcosa in più degli altri, anche se Marco ha dovuto smettere nel momento migliore. Ibrahimovic però per quello che ha fatto e per quello che sta facendo è a quel livello. Il campione lo giudichiamo spesso per quello che fa in campo, ma lo devi essere anche fuori. Il campione riconosciuto da tutti è quello che ha tutto al massimo livello. Ibrahimovic rompe le scateole in una maniera impressionante. C’era già un gruppo competitivo, ma spesso i ragazzi venivano frenati dalle responsabilità. Quando Ibra dice “le responsabilità me le prendo io” è una cosa che ha senso”.

SUL CLIMA A MILANELLO: “Milanello in questi anni difficile non era per nulla male. Il Milan ha avuto calciatori importanti: Biglia e Reina sono dei campioni veri e hanno fatto crescere tutti. La tua funzione però è sminuita dal fatto che non sei un titolare fisso. Loro volevano provare altre cose e giocare come merito, ma la loro funzione è minore rispetto a quella di Ibrahimovic che invece gioca sempre e vuole vincere sempre”.

SU CHI DEI CALCIATORI LO HA COLPITO PARTICOLARMENTE: “Difficile trovare uno che ti abbia deluso. Duarte è stato sfortunato con tanti infortuni. Leao ha un talento straordinario: gli manca continuità, la cattiveria davanti alla porta, ma può davvero arrivare in alto. Anche Saelemaekers, frutto del nostro scouting: cercavamo un terzino destro e abbiamo visto questo ragazzo che giocava ovunque e con un intensità tale. Ha tanta voglia di fare e di migliorarsi. Ci sono tante cose positivi. A livello di personalità Bennacer è di livello altissimo. Dispiace per gli altri che non ho nominato, ma ci sono tante piccole storie… Dovrebbero essere conosciute per poi valutare i calciatori. Lo scout del Milan è sempre stato presente, il suo utilizzo è stato più o meno valorizzato. Ci sono tante cose da mettere insieme”.