Gourcuff, da Petit Zidane alle critiche di Maldini: storia di un incompiuto

La storia di Yoann Gourcuff, uno dei tanti talenti passati anche dal Milan e che non è riuscito a soddisfare le attese che c’erano nei suoi confronti.

Yoann Gourcuff
Yoann Gourcuff (©Getty Images)

È lunga la lista dei giocatori che da giovanissimi sembrano destinati a diventare dei top player e che poi non ce la fanno. Nonostante un grande talento, viene a mancare qualcosa per fare il salto di qualità necessario.

Anche Yoann Gourcuff può essere inserito nell’elenco di coloro sui quali le aspettative erano ben diverse. Non ha avuto una brutta carriera, tutto sommato, però chi lo aveva definito “il nuovo Zidane” ha dovuto ricredersi nel corso degli anni. Eppure c’era stato un momento nel quale il salto decisivo sembrava fosse arrivato, ma è stata un’illusione.

Gourcuff, l’inizio di carriera e il passaggio al Milan

Maldini Gourcuff
Yoann Gourcuff e Paolo Maldini

Gourcuff nasce l’11 luglio 1986 a Ploemeur, comune della regione della Bretagna. Suo padre Christian era un calciatore e poi diventa allenatore, inevitabile per Yoann appassionarsi al calcio. Nel 1992 entra nel settore giovanile del Lorient e nel 2001 viene ingaggiato dal Rennes.

Si fa notare per le sue qualità tecniche sopraffine e la sua duttilità tattica, dato che sa giocare sia a centrocampo che come trequartista. Nella stagione 2003-2004 viene integrato nella Prima Squadra del Rennes e debutta ufficialmente il 25 gennaio 2004 in Coppa di Francia, schierato titolare nella vittoria per 2-0 contro il modesto Croix de Savoie. Poi colleziona nove presenze in Ligue 1.

Nell’annata successiva trova più spazio, mettendo insieme 21 presenze ma senza realizzare né gol né assist. Si mette in luce nell’Europeo Under 19, dove segna 3 reti e vince il trofeo con la Francia. Quella vetrina gli dà molta fiducia e infatti nella stagione 2005/2006 il suo rendimento migliora: 6 gol e 4 assist in 47 presenze. Disputa l’Europeo Under 21, dove la nazionale transalpina si ferma in semifinale e lui non colleziona marcature, ma mette ancora in mostra la sua classe. Comunque importanti squadre europee hanno messo nel mirino colui che è definito Le Petit Zidane. A spuntarla è il Milan, che per circa 3 milioni di euro si assicura uno dei migliori giovani talenti francesi.

L’esperienza al Milan e le critiche di Maldini

Yoann Gourcuff
Yoann Gourcuff (©Getty Images)

Al Milan trova Carlo Ancelotti come allenatore e tanti campioni dai quali poter apprendere molto. Nel suo ruolo ha davanti gente come Clarence Seedorf e Ricardo Kakà ai quali ispirarsi. Debutta il 9 agosto 2006 nel preliminare di Champions League contro la Stella Rossa, gioca 9 minuti nella vittoria per 1-0 all’andata a San Siro. Lo si rivede in campo il 13 settembre nella prima partita della fase a gironi contro l’AEK Atene. Viene schierato titolare come mezzala e disputa una grande partita con tanto di gol di testa su assist di Kakà. Serata da sogno a San Siro.

La stagione si conclude con 34 presenze, 2 gol, 5 assist e la vittoria della Champions League nella finale di Atene contro il Liverpool. Non una cattiva annata per un giocatore ancora giovanissimo e che nelle gerarchie è preceduto da fuoriclasse. C’è grande fiducia sul futuro di Gourcuff, ma la seconda stagione non va bene. Non c’è la crescita attesa, anche perché viene impiegato più da mezzala che da trequartista e la cosa non gli va troppo a genio. In totale mette assieme 20 presenze, 1 gol e 2 assist, mettendo anche in bacheca Supercoppa Europea e Mondiale per Club senza essere protagonista.

Ancelotti non sembra più credere in lui e anni dopo in una autobiografia ha espresso le seguenti considerazioni sul giocatore: «Era un ragazzo strano, molto strano, egocentrico. Pensava soprattutto a se stesso, aveva potenzialità pazzesche ma le teneva soprattutto per se».

Duro il giudizio di Paolo Maldini, capitano di quel Milan e dunque compagno di squadra del centrocampista francese, che a L’Equipe anni dopo ha dichiarato: «Ha sbagliato, arrivava anche in ritardo e non parlava italiano. Non aveva voglia di mettersi a disposizione del gruppo. Quando entrava in campo non dava tutto. Dei giocatori con meno talento si sono guadagnati il rispetto al Milan perché davano tutto. Lui non lo ha fatto e lo sa. Dopo un po’ divenne un corpo estraneo al gruppo. Se veniva dettata una regola, lui la infrangeva. Non puoi comportarti così. Sinceramente, dopo un po’ non ci siamo più occupati di lui».

Christian Gourcuff a France Football ha poi replicato alle parole di Maldini: «Al Milan è una famiglia dove è tutto è politico. Ancelotti dettava legge, ma era un allenatore politico. Ci sono giochi di influenza terribili. So alcune cose e non le posso raccontare. Gattuso entrava spesso molto duro su Yoann ed è colpa sua se mio figlio ha chiuso in anticipo la prima stagione. Prendeva lezione due ore al giorno e dopo due mesi parlava italiano. È arrivato in ritardo due volte in due anni. Se abiti a 50 km da Milanello può capitare. Ronaldinho fa i bagordi ogni giorno. Là fanno serate che fanno sembrare festicciole quelle di Ribery. C’è un complotto, perché Yoann ha struttura culturale e interessi intellettivi diversi che in questo ambiente non piacciono».

La rinascita a Bordeaux e il passaggio al Lione

Gourcuff Bordeaux
Yoann Gourcuff (©Getty Images)

Per giocare con continuità e rilanciarsi, Gourcuff decide di tornare in Francia. A puntarci è il Bordeaux, che lo preleva in prestito con diritto di riscatto per un totale di 15 milioni. Sotto la guida Laurent Blanc ha una crescita esponenziale. Vince subito la Supercoppa di Francia contro i campioni in carica del Lione, battuti anche nella corsa al titolo della Ligue 1 che vinceva da sette anni.

La sua stagione è fantastica, come testimoniano i numeri: 15 gol e 14 presenze in 49 presenze. Si guadagna la convocazione nella Nazionale maggiore della Francia e in patria tornano anche a paragonarlo a Zidane. Viene nominato calciatore dell’anno ed è proprio Zizou a consegnarli il premio. Sembra quasi un passaggio di consegne.

Il Bordeaux, ovviamente, riscatta il cartellino dal Milan. La seconda stagione del fantasista classe 1986 si conclude con 9 gol e 12 assist in 43 partite. Vince un’altra Supercoppa di Francia e prende parte anche al Mondiale in Sudafrica, dove però la nazionale guidata da Domenech venne eliminata nella fase a gironi e Gourcuff venne anche espulso nell’ultima partita contro il Sudafrica.

Il Lione decide di investire 22 milioni per comprare il giocatore. L’esperienza nella nuova squadra è ostacolata da diversi infortuni. Vi resta per cinque anni totalizzando 128 presenze, 19 gol e 29 assist. Vince una Ligue 1, una Coppa di Francia e una Supercoppa. Alla scadenza del contratto rimane svincolato per un po’ e verso metà settembre firma un annuale con il Rennes, sua ex squadra allenata dal padre Christian. In conferenza stampa dichiarò che non si sarebbe fatto pagare finché non avrebbe recuperato dalla frattura da stress a un piede.

Dal Rennes al Digione, poi il ritiro

Yoann Gourcuff
Yoann Gourcuff con la maglia del Digione

Torna a giocare solo a gennaio 2016, ma si infortuna di nuovo e rientra dopo un mese. 12 presenze e 2 gol in quella stagione. Rimane al Rennes e la seconda annata non è caratterizzata da problemi fisici particolari. Gioca 28 partite, impreziosite da 4 gol e 3 assist. Ovviamente non è più quello che veniva paragonato a Zidane. Stagione 2017/2018 con sole 13 gare disputate, una rete e un assist.

Si trasferisce al Digione nel luglio 2018, ma gli infortuni lo frenano ancora e gioca solamente 8 partite. Dopo sei mesi arriva la risoluzione del contratto. Dopo mesi di riflessioni, decide di ritirarsi dal calcio giocato. A 33 anni il trequartista francese ne ha abbastanza e dice basta.

Sicuramente una carriera con tanti rimpianti per Gourcuff, dotato di un grande talento ma frenato sia da limiti caratteriali che da infortuni. E probabilmente anche le pressioni e il peso delle aspettative gli hanno giocato un brutto scherzo. Essere ritenuto l’erede di Zidane non è facile e il paragone può schiacciarti. Un peccato che Yoann non si sia espresso ai livelli sperati, anche se qualche soddisfazione se l’è comunque tolta. E la sua bacheca di trofei non è niente male.