Sacchi: “Al Milan ho sempre scelto prima l’uomo e poi il calciatore”

Le parole di Arrigo Sacchi rilasciate a La Gazzetta dello Sport. Un chiaro riferimento a Kessie, Romagnoli, e a chi è andato via la scorsa estate

Il Milan continua a viaggiare al primo posto in classifica sulle ali dell’entusiasmo. Una lucidità ritrovata, uno spirito di sacrificio che non è mai mancato, la voglia di tornare a vincere qualcosa di importante. Sono solo alcuni degli ingredienti che stanno spingendo la squadra di Pioli a poche giornate dal termine del campionato.

Arrigo Sacchi
Arrigo Sacchi (©LaPresse)

E’ però difficile essere felici al 100% perché mentre in campo le cose vanno alla grande, sul piano societario e di rinnovi c’è qualche problema. Ovviamente ci riferiamo alla situazione contrattuale di Franck Kessie: più passa il tempo e meno solo le probabilità, ora ridotte al minimo, di vederlo indossare la maglia rossonera anche nella prossima stagione. Sembra ormai esserci l’accordo con il Barcellona sulla base di un ingaggio da circa 6,5 milioni di euro a stagione.

Davvero un peccato per quello che ha fatto vedere il franco ivoriano durante il suo periodo al Milan, in particolar modo nelle ultime due stagioni e mezzo. Ma i tifosi vogliono soltanto calciatori che amano la maglia e che non pensano ai soldi, e questo sembra essere anche il modus operandi della dirigenza rossonera. Maldini e Massara sono stati chiari con tutta la rosa: al Milan devono esserci soltanto uomini che amano la maglia. Stesso discorso per Alessio Romagnoli, sempre più vicino alla Lazio.

Situazione contrattuale, interviene Sacchi: “Ho mandato via giocatori che pensavano ai soldi”

Questa mattina, sulle righe de La Gazzetta dello Sport, è apparsa una intervista molto interessante rilasciata dall’ex allenatore rossonero Arrigo Sacchi. Con lui il Milan ha vissuto un periodo a dir poco roseo nell’era Berlusconi, grazie anche alla disciplina che Sacchi ha saputo dare ai suoi giocatori. Ecco cosa ha detto Arrigo: “Quando ero a Parma ho fatto mandare via due giocatori che pensavano soltanto ai soldi, è vero. Erano con me da cinque anni ma ormai avevano la testa soltanto al loro ingaggio. Decisi di cacciarli e non avemmo riscontri negativi sulla squadra durante la stagione. Per me il leader è il gioco collettivo, non il giocatore singolo”.

La “chicca” con Berlusconi e nell’esperienza rossonera: “Quando arrivai al Milan c’era un giocatore che non si comportava da professionista. Chiesi a Berlusconi di cederlo e lui non era molto d’accordo. Allora gli chiesi cosa avesse fatto se io mi fossi portato un collaboratore non affidabile. Lì cambiò idea. Ho sempre guardato prima la persona e poi il calciatore. Faccio un altro esempio: quando firmai con il Milan lo feci in bianco. Per non avere giocatori avidi dovevo dimostrarlo io in primis. Ed è quello che sta facendo il Milan di oggi acquistando giovani interessanti. Esce uno ed entra un altro, si fa male uno e subentra un altro. Questa è la strada per tornare grandi: altro che acquistare i vari campioni, che poi magari sono tutto tranne che veri campioni…”.