Millan, Pioli manda segnali a Maldini: il problema è evidente

I cambi di Stefano Pioli indicano la via: il Milan è più forte in avanti, meno a centrocampo. Ora la coperta è corta e serve correre ai ripari

Quattro cambi, tra il 58′ e il 66′, tutti in zona offensiva: Stefano Pioli, a metà della ripresa, ha di fatto, cambiato il suo attacco, mandando in panchina Brahim Diaz, Ante Rebic, Junior Messias e Rafael Leao.

Stefano Pioli
Stefano Pioli (©LaPresse)

Si sono così visti in campo De Ketelaere, Olivier Giroud, Alexis Saelemaekers e Divock Origi, che hanno provato a dare una mano alla squadra a ribaltare il match. A sei minuti dalla fine, poi, è toccato ad Alessandro Florenzi sostituire Davide Calabria.

Non ci sono, invece, stati cambi in mediana, Ismael Bennacer e Sandro Tonali, costretti a giocare per tutta la partita. Contro l’Udinese, Pobega, per Krunic, era subentrato solo a pochi minuti dalla fine.

E’ evidente che ci sia stato un cambio di tendenza rispetto alla passata stagione, dove si poteva contare su tre titolari sulla mediana.

Ieri Tonali ha disputato un’intera partita, nonostante – era evidente – avesse finito la benzina. Pobega, così come Bakayoko, è rimasto a scaldare la panchina. Siamo praticamente certi, che se ci fosse stato Kessie, un cambio sarebbe stato fatto in mediana.

Cercasi centrocampista

E’ chiaro dunque, che ad oggi, manchi un titolare e l’infortunio di Rade Krunic ha accentuato il problema. Pobega, forse, in questo momento, non è ancora considerato pronto ma qualcosa va fatta per correre ai ripari. Il Milan è più forte in avanti e meno a centrocampo e i cambi inesorabilmente lo hanno dimostrato.

C’è ancora qualche giorno per correre ai ripari e per aggiungere allo scacchiere di Pioli una nuova pedina che dia profondità alla mediana. I profili sul taccuino di Paolo Maldini e Frederic Massara sono quelli di Onyedika, Onana e Vranckx. Il Diavolo guarda dunque a dei giovani per rimpiazzare Franck Kessie. Renato Sanches, sfumato, dopo aver deciso di accettare il corteggiamento del Psg, rischia di essere un grande rimpianto