La verità di Paolo Maldini: Cardinale, il licenziamento, Pioli, Tonali. L’intervista a “La Repubblica” integrale

Dopo sei mesi di silenzio, Paolo Maldini racconta la sua verità ad Enrico Currò de “La Repubblica”. Il licenziamento, Cardinale, Pioli, Tonali, De Ketelaere e tanto altro ancora: l’intervista integrale

Lo scorso 5 giugno, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che ha sconvolto il mondo Milan e non solo: il licenziamento di Paolo Maldini, arrivato in seguito ad un confronto con il patron Gerry Cardinale. Insieme a lui, qualche giorno più tardi, l’addio anche a Frederic Massara, il suo braccio destro nei cinque lunghi anni da dirigente rossonero.

Milan, Maldini intervista a La Repubblica
Paolo Maldini si confessa a La Repubblica. Ecco le sue dichiarazioni (LaPresse) – MilanLive.it

Sei mesi dopo, ecco finalmente la sua verità, in un’intervista rilasciata a La Repubblica. Innanzitutto il perché di questo lungo silenzio interrotto soltanto adesso: “Avrei parlato di pancia, il tempo permette serenità. Ci sono persone di passaggio, senza un reale rispetto di identità e storia del Milan. E ce ne sono altre legate ai suoi ideali. Converrebbe tenersele strette”.

Maldini è stato fondamentale per il ritorno del Milan ad alti livelli, insieme al lavoro di Massara e anche di Pioli in panchina. Il divorzio è stato sicuramente inaspettato: “Se il club è stato venduto a 1,2 miliardi e la proprietà vuole cambiare, ne ha il diritto. Ma vanno rispettati persone e ruoli. Ho dovuto trovare un accordo per i miei diritti. L’amore per il Milan rimane incondizionato. Da figlio di Cesare, da ex capitano, da papà di Christian e Daniel e da dirigente in cinque anni fantastici. L’informazione non viene indirizzata verso la verità: chi dice il contrario sa di mentire a se stesso. Per fortuna mi pare che il pubblico non si faccia condizionare“.

Maldini e il licenziamento: com’è andata, il racconto

L’ex capitano del Milan è stato spesso descritto come un individualista, anche dallo stesso Cardinale: “Si confonde con la volontà di essere responsabile delle decisioni previste dal ruolo. Il confronto quotidiano è una benedizione. Un ex calciatore di alto livello è abituato al giudizio ogni 3 giorni. Come dirigente sono cresciuto, nei primi sei mesi mi sentivo inutile. Leonardo mi diceva: ‘stai solo imparando’. Non è facile interloquire con un fondo americano o con un Ceo sudafricano“.

In merito all’ultima frase, Maldini ci tiene a smentire una delle tanti voci di corridoio in merito ad una sua presunta richiesta di avere più potere: “Niente di più lontano dal vero che io e il ds Massara non condividessimo obiettivi e strategie. Mai avuto, né voluto, potere di firma: nemmeno per i prestiti. Ogni acquisto era avallato da Ceo e proprietà. I giocatori li abbiamo scelti noi, a volte spariva il budget. È normale a volte l’interferenza nelle scelte sportive, che spostano equilibri finanziari. È ingiusta l’accusa di non averle condivise. Per Ibrahimovic servirono tante riunioni“.

Maldini racconta poi quello che è successo in quel fatidico 5 giugno. Un fulmine a ciel sereno, ma forse non per lui: “Cardinale mi disse che io e Massara eravamo licenziati. Gli chiesi perché e lui mi parlò di cattivi rapporti con l’Ad Furlani. Allora gli dissi se l’avessi mai chiamato per lamentarmi di lui, ‘mai’. Ci fu anche una sua battuta sulla semifinale persa con l’Inter, ma le motivazioni mi sembrarono un tantino deboli. Le cosiddette assumptions, gli obiettivi stagionali, erano: eliminazione ai gironi di Champions, un turno passato in Europa League, qualificazione alla Champions successiva. La semifinale ha portato almeno 70 milioni di introiti. L’attivo di bilancio appena approvato è relativo all’esercizio 2022/2023, con le assumptions abbondantemente centrate”.

Il retroscena su Leao, Theo e Bennacer

E, a proposito di Cardinale, Paolo descrive così il suo rapporto con il proprietario: “Con lui, in un anno, solo una chiacchierata, più 4 suoi messaggi. Diceva che dovevamo fidarci l’uno dell’altro. Io l’ho fatto: come sia andata, è noto. Io credo che la decisione di licenziarci fosse stata presa mesi prima e c’era chi lo sapeva. Il contratto, 2 anni con opzione di rinnovo, mi era stato fatto il 30 giugno 2022 alle 22: troppo impopolare mandarci via dopo lo scudetto. Cardinale chiedeva di vincere la Champions. Spiegai che serviva un piano triennale. Da ottobre a febbraio l’ho preparato con Massara e con un mio amico consulente: 35 pagine di strategia sostenibile e necessità del salto di qualità, mandate a Gerry, a 2 suoi collaboratori molto stretti e all’ad Furlani”.

Al progetto presentato da Maldini per arrivare a vincere la Champions League non è mai arrivata una risposta, né da Cardinale e né da Furlani: “Su 35 acquisti ci contestano De Ketelaere, che aveva 21 anni. Se si scelgono ragazzi di quell’età, la percentuale d’insuccesso è più alta. Vanno aspettati, aiutati, coccolati, ripresi“. E poi il grande retroscena: “D’altronde, dopo 3 mesi di lavoro, Boban e Massara ed io fummo chiamati a Londra da proprietà e Ceo e praticamente delegittimati: i vari Leao, Bennacer e Theo non piacevano. Ma serviva un percorso. Ricordo sempre da dove siamo partiti”.

Maldini riassume così il percorso del Milan nei suoi anni di gestione: “Nel 2018-19: squadra non giovane e poco performante. Da 6 anni niente Champions, rosa da circa 200 milioni, monte ingaggi di 150. In 4 anni di ristrutturazione coi giovani: spesa di mercato al netto delle cessioni 120 milioni, 30 l’anno e 15 a sessione, valore della rosa salito a circa 500, stipendi scesi a 120 e poi per 3 anni a 100, senza avere potuto rinnovare con Çalhanoglu e Kessie. E a fine stagione scorsa: 3 Champions giocate di fila, scudetto dopo 11 anni, semifinale di Champions dopo 16, bilancio in attivo dopo 17. Ma se si sta sul filo, basta una stagione per rovinare il lavoro precedente”.

E sul budget per il mercato 2023-2024, Maldini rivela: “A marzo non se n’era ancora parlato e non si può aspettare giugno per programmare il mercato. Poi, 4 giorni prima del licenziamento, Furlani mi comunicò molto imbarazzato un budget basso: io ne presi atto. Dopo la nostra partenza, il budget è addirittura raddoppiato, al netto della cessione di Tonali, e il monte ingaggi è finalmente in linea col nostro piano: deve essere diventato fonte di ispirazione!”.

Maldini a la cessione di Tonali: “Avremmo fatto il possibile per tenerlo”

Arriviamo poi ad un tema molto importante: la cessione di Sandro Tonali. Lasciando per un attimo ciò che è successo dopo per la vicenda calcioscommesse, Maldini spiega: “Avremmo fatto il possibile per non lasciarlo andare. Non siamo mai stati totalmente contrari a una cessione importante, ma non c’era necessità. Per Sandro spendemmo un quinto del valore di dominio pubblico e dovemmo discutere animatamente con Ceo e proprietà: non lo voleva neppure l’area scouting”. In quest’ultima frase c’è probabilmente una frecciatina anche a Geoffrey Moncada, all’epoca a capo dell’area scout prima di prendere un ruolo quasi da direttore sportivo dopo l’addio di Massara.

Un altro passaggio chiave dell’intervista di Maldini è il seguente. Paolo lancia una vera e propria bordata al presidente Paolo Scaroni: “Mi dà fastidio come si raccontano le cose. Il Milan merita un presidente che ne faccia solo gli interessi e dirigenti che non lascino la squadra sola. Lui non ha mai chiesto se serviva incoraggiamento a giocatori e gruppo di lavoro. L’ho visto spesso andare via quando gli avversari pareggiavano o passavano in vantaggio, magari solo per non trovare traffico, ma puntualissimo in prima fila per lo scudetto. Ho un concetto diverso di condivisione e di gruppo. Posso dire lo stesso anche rispetto ai due Ceo, Gazidis e Furlani”.

Maldini e la conferma di Pioli: finalmente la verità

Il Milan non ha mai nascosto di ricorrere all’utilizzo di algoritmi per l’individuazione dei giocatori da acquistare sul mercato. Ecco le parole di Maldini in merito: “Non ce n’è bisogno per prendere Loftus-Cheek, Pulisic e Chukwueze: basta usare i soldi che merita una squadra che finalmente fattura 400 milioni. Non si possono paragonare i 4 mercati precedenti con l’ultimo, avevamo armi diverse. La sostenibilità? Con Boban e Massara è stato stimolante tagliare del 30% gli ingaggi, rinnovare la rosa e aumentarne il valore con scudetto e 3 anni di Champions, dopo 7 senza”.

In questi mesi si è detto anche di un Maldini pronto ad esonerare Pioli a giugno. Questo, secondo le voci di corridoio, sarebbe stato uno dei motivi del suo allontanamento. L’ex dirigente non smentisce di aver parlato con possibili sostituti (il giornalista Enrico Currò gli chiede espressamente di Pirlo) ma poi sottolinea: “Stefano andrebbe ringraziato sempre dai tifosi milanisti, il suo lavoro è stato fondamentale per la crescita dei giovani, che sono arrivati al Milan, è stata una figura chiave delle nostre fortune. L’allenatore, però, è una delle figure più sole del mondo del calcio. Dargli compiti che esulano dai suoi lo renderà sempre più solo, se non verrà supportato. Se ci fosse stata, come negli anni passati, un’unità di intenti e visioni con gli obiettivi societari, non vedo perché l’avremmo dovuto cambiare“.

Infine, viene chiesto a Maldini se la sua dinastia con il Milan è ormai giunta alla fine. Ecco la risposta di Paolo: “Non lo so, è un legame di 36 anni, troppo forte e resterà per sempre: la storia non si cancella. Dico grazie alla vita e al Milan. Vedo rappresentata una nuova era, un Berlusconi 2. Un ripassino della storia italiana degli ultimi 40 anni, politica e imprenditoriale? L’ho detto prima del mio congedo: oggi comandate voi, ma per favore rispettate la storia del Milan”.

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