Geoffrey Moncada racconta: “Come sono arrivato al Milan e come scegliamo i giocatori”

Moncada si è raccontato ai canali ufficiali rossoneri: ha fatto conoscere meglio la sua storia e le sue idee calcistiche.

Ormai Geoffrey Moncada è un volto conosciuto nell’ambiente Milan e ha assunto ancora più rilevanza con l’addio della coppia Maldini-Massara. Da capo-scout, arrivato nel 2019 dal Monaco, è diventato direttore tecnico. Un ruolo maggiormente centrale nel progetto rossonero.

Milan, Geoffrey Moncada si racconta
Geoffrey Moncada si racconta (foto AC Milan) – MilanLive.it

Il dirigente francese è uno che parla poco e ha concesso un’interessante intervista a Milan TV. Ha raccontato come è nata la sua passione per il calcio e ha anche spiegato che tipo di calciatore era prima di dedicarsi all’attività di scouting: “Ero uno tipo Gattuso, molto cattivo. Non ero alto, però molto cattivo: pressing e intensità. Sono nato nel 1986 e il calcio francese ha iniziato a diventare molto più forte. Ho visto che non ero male, però non ero un super giocatore. Vedevo che non ero il profilo giusto. Mi è piaciuto più il mondo del calcio che essere calciatore. Guardavo ruoli difficili come quelli di allenatore, direttore sportivo e presidente“.

Moncada ha detto quale tipo di percorso di studi ha fatto:Ho studiato management e marketing. Era interessante, perché ero in gruppo, però vedevo che mi mancava qualcosa sotto l’aspetto sportivo. Alla fine degli studi sono andato in un’azienda di calcio in una zona che è come la Silicon Valley francese. C’era una società che si chiamava Video Profile, da loro il lavoro era quello di realizzare video sui calciatori e sulle squadre. Video tattici e di scouting, ho iniziato così“.

Moncada dal Monaco al Milan

Successivamente ha spiegato come è entrato nel 2012 nel Monaco, la squadra del suo cuore:Ho mandato il mio curriculum al club e ho aspettato. Il direttore sportivo mi ha chiamato e mi ha detto che voleva incontrarmi perché l’allenatore Claudio Ranieri aveva bisogno di un match video analyst. Dopo il meeting mi hanno preso, è stato tutto molto veloce“.

Essere al Monaco era davvero uno step importante della sua carriera:La squadra era in Serie B. Era arrivato un fondo russo che ha cambiato tutto, allenatore e direttore sportivo oltre al presidente. Ranieri aveva una mentalità italiana, voleva tanti video e analisi tattiche. Voleva un match analyst, sono arrivato in ufficio presso il centro sportivo e non c’era nulla. Andava tutto creato. Per me era interessante e difficile. Ho avuto subito rapporto con il mister, lo staff e lo spogliatoio. Questo mi ha aiutato tanto, ho imparato“.

L’esperienza nel Principato gli ha dato un’impronta precisa:La proprietà era fatta da businessman, la loro linea di lavoro era quella di creare giocatori e vendere. Ogni anno chiedevano di prendere dieci e venderne dieci, era più o meno così. Lo scouting trading è iniziato così. Hanno capito che il club era troppo piccolo per tenere i giocatori, era più interessante fare scouting e creare un laboratorio a Monaco. Riccardo Pecini mi ha aiutato tanto, ho imparato da lui. Gli serviva una persona che organizzasse il reparto scouting. La mattina lavoravo con il mister e lo staff, il pomeriggio lo dedicavo allo scouting. Le video-analisi erano soprattutto sulle squadre avversarie e la parte tattica che sullo scouting. In settimana ero in ufficio, viaggiavo nei weekend per vedere le partite e rientravo lunedì“.

Si parla poi dei giocatori che ha scoperto e ne cita anche uno che oggi gioca al Milan:Isma Bennacer. Ha iniziato in un piccolo club francese, lo abbiamo visto tante volte e a Pecini piaceva molto. L’abbiamo seguito, però è andato all’Arsenal e non ha giocato. È venuto in Italia, è cresciuto ed è diventato molto forte. Un esempio che bisogna lasciare tempo ai ragazzi di lavorare e fare degli step”.

Si parla poi della chiamata del Milan:Il fondo Elliott aveva preso il club, mi hanno chiamato in agosto per fare il lavoro di capo-scout. Ho fatto tre incontri e poi sono arrivato a dicembre. La mia scelta era fatta, ho parlato con il Monaco e gli ho spiegato tutto. Hanno capito, però non è stato facile. Quando il Milan ti chiama… Anche qui c’era un po’ tutto da fare, da creare. Un progetto molto interessante. Qui c’è molta più pressione, una tifoseria più importante. In Italia c’è tanta passione, tutti parlano di calcio. A Monaco no. Abbiamo visto subito che dovevamo creare un processo di lavoro“.

Lo scouting rossonero, il mercato, Leao e il nuovo ruolo

Si parla poi della struttura scouting rossonera: “La maggior parte è in Italia, però è importante avere anche degli scout stranieri per avere una visione diversa. Oggi sono direttore tecnico e facciamo più meeting e abbiamo tutti i report su un database. Quando abbiamo fatto tutto il lavoro video, scouting live e data, parlo con lo staff e con il mister Pioli. Così possiamo valutare i giocatori. Abbiamo fatto così nell’ultimo mercato estivo. Volevamo calciatori fisicamente forti, veloci e potenti. Poi dipende anche dal mercato, dal budget e da tante cose. Importante lavorare con mister e staff“.

Moncada racconta che prendere giocatori non è semplice:Dovete sapere che c’è una concorrenza incredibile adesso, siamo tutti più o meno sugli stessi giocatori. Il minimo è vederli almeno quattro volte live, due partite in casa e due volte fuori. Dobbiamo avere una quantità importante di dati, anche su infortuni e informazioni su mentalità, famiglia eccetera. Quando abbiamo questo pacchetto globale, io vado a vedere la partita live. I giocatori vogliono capire bene il mondo Milan, anche la vita oltre gli allenamenti. Abbiamo un grande club e una bella città, posso vendere questo progetto. Posso dirgli che oltre al calcio c’è molto altro. Sono contento, capiscono molto bene“.

La scelta dei giocatori è dettata da più fattori:I dati aiutano a trovare calciatori che non conosciamo, però alla fine la cosa più importante è andare dal vivo. Si vedono tante cose, la velocità, il cambio di ritmo, la forza. Ci servono profili forti fisicamente, che corrano tanto e siano solidi. Poi la mentalità, come parla. Se gli piace parlare di Milan e di lui. Prendiamo un ragazzo che poi va in uno spogliatoio di 25 giocatori, dobbiamo creare una cultura tutti insieme. Io dico sempre che il club è più importante di lui. È importante dire che l’AC Milan è più importante di lui, qui si vede subito se qualcuno pensa di essere una star. Noi vogliamo creare un gruppo“.

Si parla poi di Rafael Leao: “Lavoravo al Monaco e ho preparato un planning sul Portogallo, a Lisbona. Lì c’era una partita del campionato Primavera dello Sporting contro il Belenenses. Non c’erano video e dati sui giocatori, bisognava andare sul campo. Ho visto un numero 10, alto, veloce, forte e tecnico. Ho visto subito un calciatore con un talento incredibile. Poi lo abbiamo seguito, però non ha fatto sempre bene. Era difficile. Quando un giocatore fa bene in Youth League è facile dire che farà carriera. Leao ha fatto troppo bene in quella competizione, era di un altro pianeta. E tutto il mondo dello scouting lo ha visto. Ora gioca bene e sono contento, è cresciuto facendo uno step grande“.

Il dirigente francese ha spiegato una parte fondamentale del suo attuale lavoro da direttore tecnico:La mattina seguo gli allenamenti, parlo con il mister e lo staff. Penso sia importante essere vicino a loro e capire di cosa hanno bisogno. Importante anche conoscere i giocatori e parlarci, sia della famiglia sia delle partite. Anche Furlani mi aiuta, oltre a lasciarmi spazio. Come me è aperto con loro, è importante sapere se stanno bene fisicamente e a Milanello. La stagione è lunga, dobbiamo essere calmi e lavorare sempre. Ci sono momenti difficili, è normale. Quando vinciamo, dobbiamo lavorare per vincere ancora di più. Importante essere equilibrati”.

Si parla del futuro del progetto Milan:L’idea è creare un gruppo di giocatori forti che lavorino su tre-quattro anni. Abbiamo bisogno anche dell’Academy che porti dei giovani per aiutare la Prima Squadra. Un progetto si fa su due-tre-quattro anni. Se facciamo una bella squadra e un bel gruppo si può vincere in due-tre anni. Adesso abbiamo cambiato tanto, il prossimo anno cambieremo due-tre giocatori. Abbiamo una base di squadra, è importante. Tutti vogliamo vincere subito, ma bisogna fare le cose bene e serve portare giocatori forti ogni anno“.

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